bollino ceralaccato

Vendita Telecom e responsabilità sociale: il nostro rapporto di analisi.

La vera chiave di lettura di questo documento è la “sorpresa”. A molti apparirà sorprendente il titolo perché si chiederanno: ma che c’entra la responsabilità sociale con un passaggio di proprietà? A noi appare molto sorprendente la sorpresa. Il riflettere su questo intrecciarsi di sorprese ha generato una preoccupazione: la vicenda del passaggio di proprietà di Telecom Italia travalica i destini di una impresa, ma è l’archetipo della sfida che abbiamo di fronte e che stiamo clamorosamente perdendo. La preoccupazione ci ha spinti a formulare una proposta. Ma andiamo con ordine.

 

Vediamo il cuore della nostra tesi: la necessità di usare il paradigma della responsabilità sociale, nella accezione che ne abbiamo dato, nel cambio di proprietà di Telecom Italia. Ecco, in realtà, invece che di cambio di proprietà, occorrerebbe parlare di cambiamento del controllo, perché la maggioranza degli azionisti non è cambiata. Ma rimandiamo a dopo la discussione di questo dettaglio.

 

La ragione per la quale è necessario usare il paradigma della responsabilità sociale non è “etica”, ma è strettamente “egoistica”. E’ necessario usare il paradigma della responsabilità sociale per aumentare il “valore” per gli azionisti. Naturalmente tutti gli azionisti.

Vediamo in dettaglio.

 

Non si può non riconoscere che un cambiamento del controllo cambia le condizioni, le opportunità di sviluppo. Non si può non riconoscere che è una scelta strategicamente rilevante che cambia la visione dello sviluppo. Detto diversamente: la nuova proprietà ha ambizioni conservatrici, si limita ad una strategia difensiva o riconosce esplicitamente che la innovazione vera e “conveniente” (perché è quella che aumenta maggiormente la capacità di produrre valore per gli azionisti) è solo quella prodotta insieme al sociale?

Allora in questa decisione, innanzitutto è necessario coinvolgere la totalità degli azionisti. Soprattutto i piccoli azionisti che sono coloro che ci mettono i soldi più “pesanti”, in termini sia di quantità che di qualità perché rappresentano i loro risparmi.

Se poi chi acquista il controllo sono, come è poi stato, le banche, allora il discorso dovrebbe allargarsi perché le banche usano direttamente e sostanzialmente denaro dei risparmiatori. I soldi che le banche hanno dato per le operazioni a debito che hanno permesso la privatizzazione di Telecom vengono sostanzialmente dal risparmio. Queste sono ragioni “forti”, ma sono ancora di tipo etico. Fermiamoci allora a sottolineare solo l’egoistico: come farà il nuovo gruppo di controllo a costruire una grande alleanza con il sociale, quella grande alleanza che è indispensabile per costruire un sistema d’offerta nuovo, intenso e non copiabile, se non ha chiesto al sociale di legittimare questo controllo, di partecipare a definirlo?

 

E così abbiamo concluso la descrizione della nostra tesi.

Arriviamo ora ai fatti, a quello che è accaduto. Ed ecco la sorpresa...

(continua nel rapporto di analisi della "vicenda Telecom")

Francesco Zanotti

Francesco Zanotti

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