bollino ceralaccato

Recessione e “Progetto complessità”

L’occasione contingente è <b>l’articolo di Innocenzo Cipolletta sul Sole 24Ore di oggi (20 febbraio 2008) </b>dal titolo: “Italia, la recessione si può evitare”. Ma è un progetto che da tempo stiamo meditando, studiando: il nostro "Progetto complessità".<br><b>IL PROGETTO: </b>Contribuire allo sviluppo del “Pensiero complesso”, sia dal punto di vista “teorico” che “applicativo”. Arrivando a produrre una nuova visione del mondo, ricavando da essa una nuova visione dei sistemi umani e dei loro processi di evoluzione e progettando metodologie e strumenti per gestire questi processi di evoluzione. In poche parole: contribuire a costruire una nuova cultura per una nuova classe dirigente, capace di costruire un nuovo sviluppo etico ed estetico. In parole politicamente intense: l’obiettivo del processo complessità è quello di avviare una nuova azione di rifiuto e di reazione alla cultura della recessione e della crisi.

 

L’occasione contingente è l’articolo di Innocenzo Cipolletta sul Sole 24Ore di oggi (20 febbraio 2008) dal titolo: “Italia, la recessione si può evitare”. Ma è un progetto che da tempo stiamo meditando, studiando. Andiamo con ordine.

L’articolo di Cipolletta ha, al fondo, una ambizione che non posso non condividere: stiamo parlando di recessione, ne abbiamo paura. Ma se, invece di stare lì a cercare di capire se arriva davvero o ci scampa, cerchiamo di fare qualcosa, questo è certamente meglio. Totalmente d’accordo, entusiasticamente d’accordo. Ma…Ma se Cipolletta avesse usato le conoscenze (modelli e metafore) che il paradigma della complessità rende disponibile, le sue conclusioni sarebbero state molto diverse, molto più intense, molto più mobilitanti, molto più concrete.

Proporrò alcuni esempi di “diversità”, ma prima mi si permetta due parole generalissime sulla complessità. Io credo che siamo in attesa di un altro 1632. Come tutti sanno, il 1632 è l’anno della pubblicazione del “Dialogo sui due massimi sistemi del mondo” di Galileo Galilei. In quell’opera Galileo propone sostanzialmente la visione del mondo delle “sensate esperienze e certe dimostrazioni”, che è il fondamento della nostra attuale cultura e società. Durante il ‘900 (con prodromi nei due secoli precedente, a partire dal saggio di Giovanni Gerolamo Saccheri del 1733 “Euclide ab omni naevo vindicatus”, che segna la nascita delle geometrie non euclidee) si sono sviluppati molti indizi che la visione del mondo di Galileo valeva solo per un piccolo pezzo dell’esperienza e del ragionare dell’uomo. E che era possibile, anzi necessaria, una nuova visione del mondo.

Anche se, ad oggi, questa nuova visione del mondo non ha ancora avuto una sua espressione compiuta in un opera equivalente a quella di Galileo (non è che sarebbe responsabilità di tutti noi che ci facciamo paladini della complessità di scriverla, magari socialmente? Accidenti che idea! Ne parlerò dopo … ), grandi, complessi e significativi pezzi del mosaico sono disponibili. Tentarne un elenco è complicato, ma solo per darne una idea: teoria dei sistemi autopoietici, frattali, teoria del caos e tutti i modelli non lineari, tutti i modelli della nuova fisica (dalla meccanica quantistica, alla non località, passando per la “musica del vuoto”) e della nuova matematica (da Godel, a Turing e Chaitin), le nuove visioni dell’evoluzione del tipo Evo Devo.

Essi, ecco la tesi centrale del Progetto Complessità, permettono una visione ed una capacità di intervento completamente diversa sui sistemi umani e sulla loro evoluzione. Permettono, cioè una nuova educazione, una nuova economia e nuove politiche economiche, un nuovo management, una nuova politica. Fine delle due parole sulla complessità.

Grazie a queste parole posso precisare il mio pensiero all’inizio: Cipolletta è galileiano. E’ possibile dire e fare molto meglio se si “diventa complessi”. Esemplifico.

Cipolletta scrive “Ancora non possiamo dire se siamo in recessione”. Questa frase è galileiana perché manifesta la convinzione che quello che sta fuori di noi (il macro ambiente economico, in questo caso) abbia una sua identità e sue dinamiche di evoluzione autonome, indipendenti dal nostro agire. Il pensiero complesso suggerisce l’opposto: le macrodinamiche economiche sono, in termini generali, il frutto di processi emergenti. Che sono il risultato unico ed esclusivo dei nostri comportamenti. In concreto: la recessione ci sarà se faremo in modo (anche evocandola) che ci sia.

Cipoletta ancora scrive “La recessione è la normale conseguenza di una fase di espansione … nella consueta sequenza dei cicli economici: espansione, recessione, espansione”. Ora il pensiero complesso ha rivelato che la dinamica di evoluzione dei sistemi umani è, come abbiamo detto, sostanzialmente un processo emergente che si struttura in due macro-fasi: sviluppo autopoietico e chiusura autoreferenziale. Allora la recessione non è fatalmente inevitabile, ma è il frutto di convinzioni e comportamenti autoreferenziali e può tranquillamente essere evitata partendo da opportune strategie di “sblocco” dell’auto referenzialità. Che, naturalmente, in questa sede non posso illustrare, ma per le quali rimando al nostro documento su “Sorgente Aperta” che è un documento di profonda ispirazione “complessa”.

E, poi, “ L’attuale recessione (ma non aveva detto che non possiamo ancora dire?) è il prodotto del disordine nei mercati finanziari … “. Come ho detto, il pensiero complesso rivela che l’attuale recessione (che noi stiamo costruendo giorno per giorno) è frutto della chiusura autoreferenziale (che, ripeto, può essere evitata) degli attuali attori economici.

La diversità tra pensiero galileiano e pensiero complesso è soprattutto nei rimedi. Se si è galileiani, si propone la soluzione di Cipolletta, cioè: si cercano di stabilizzare i mercati finanziari. Se si è “complessi”, si avvia una azione di riprogettazione sociale del nostro sistema economico che inizia con una fase di sblocco ideologico e si sviluppa come Sorgente Aperta propone.

Ho voluto usare l’articolo di Cipolletta come “casus belli” perché mi sembra dimostri con evidenza come l’attuale pensiero galileiano ci porti ad incartarci e come il segreto del prossimo e futuro sviluppo stia nell’adozione del nuovo pensiero complesso.

Ora l’adozione da parte della classe dirigente del nuovo pensiero complesso non può certo essere il frutto di una esortazione retorica (più banalmente: di una “predica”). Può avvenire solo ponendoci una serie di obiettivi precisi ed individuando azioni capaci di realizzarli. Ecco che abbiamo immaginato il Progetto Complessità. Ne propongo una descrizione per sommi capi in termini di obiettivi ed iniziative.

I nostri interlocutori sono la classe dirigente attuale e i giovani che voglio diventare la nuova classe dirigente del futuro.

 

Obiettivi

Contribuire allo sviluppo del “Pensiero complesso”, sia dal punto di vista “teorico” che “applicativo”. Arrivando a produrre una nuova visione del mondo, ricavando da essa una nuova visione dei sistemi umani e dei loro processi di evoluzione e progettando metodologie e strumenti per gestire questi processi di evoluzione. In poche parole: contribuire a costruire una nuova cultura per una nuova classe dirigente, capace di costruire un nuovo sviluppo etico ed estetico. In parole politicamente intense: l’obiettivo del processo complessità è quello di avviare una nuova azione di rifiuto e di reazione alla cultura della recessione e della crisi.

 

Iniziative

1 Stille di complessità

Si tratta di una News letter di due pagine che propone in ogni numero due contributi.

Una descrizione essenziale di uno di risultati del ”pensare complesso”: caos, frattali, sistemi autopoietici, suggerimenti delle scienze fisiche, matematiche e biologiche, modelli dalle scienze umane che stanno affrontando anch’esse il pensiero complesso.

L’esame di un problema concreto e complessivo di sviluppo e i suggerimenti sul come affrontarlo usando il pensiero complesso: come affrontare la sfida della governabilità, come costruire un nuovo sistema bancario, come gestire gli attori sociali, come progettare un nuovo sviluppo strategico di una organizzazione complessa, come eliminare le resistenze al cambiamento, come affrontare il tema della sicurezza sui luoghi di lavoro, come rivoluzionare quella formazione che oggi è una burletta, come sfruttare le potenzialità delle Web Technologies e non ridurle a gadget organizzativi. E via dicendo.

2 Complessità, nuovi prodotti e nuovi comportamenti di mercato

Abbiamo deciso di affrontare un caso concreto: lo sviluppo di una nuova generazione di prodotti di consumo. Dimostreremo come, attraverso una nuova modalità di dialogo con il mercato, ispirata dal “pensiero complesso” si mandi in soffitta tutta la liturgia attuale di polverose e un po’ burocratiche strategie di mercato e si riesca a costruire, attraverso una nuova alleanza di sviluppo con i consumatori/utenti, le nuove generazione di prodotti e servizi di “consumo”. Concretamente attiveremo dei gruppi progettuali che ci aiuteranno a descrivere lo scenario prossimo venturo di prodotti e comportamenti di consumo.

 

3 Complessità e Corporate Social Responsibility

Le iniziative che stiamo realizzando sulla sfida della responsabilità sociale sono pienamente ispirate al pensiero complesso. Esso ci ha permesso di vedere la CSR come un nuovo paradigma di sviluppo strategico e non più come un nuovo terreno di caccia di qualche specialista o consulente.

 

4 Nuova Wikipedia della complessità

Un “Progetto Complessità” non può che essere complessivo. Occorre un momento nel quale si cerca di sintetizzare il pensiero complesso in una visione coerente del mondo. Non sarà certamente l’unica possibile, ma deve esistere  e competerà con altre visioni complessive dal punto di vista estetico. Per essere meno astratti: occorre scrivere un nuovo “Dialogo sui due massimi sistemi del mondo”. Dove il “vecchio sistema del mondo” non è il sistema tolemaico, e il “nuovo” il pensiero galileiano. Ma dove il “vecchio sistema del mondo” è il pensiero galileiano e il nuovo è il nuovo il nuovo pensiero complesso. Questo nuovo “Dialogo” non sarà unico, ma, sperabilmente, se ne scriveranno altri. E tra di loro si confronteranno esteticamente: prevarrà il più bello. Come svilupperemo questa visione del mondo? Producendo documenti proposta, rendendoli socialmente disponibili, raccogliendo contributo e costruendo una sintesi. Costruendo insomma una Wikipedia del pensiero complesso di nuova generazione rispetto alla wikipedia esistente. Una wikipedia che butta sul tavolo il jolly della “sintesi”.

 

Superare la propria autoreferenzialità

Non è un progetto è un invito. Così per concludere in gloria. Fino ad oggi gli innovatori hanno fallito. Ha fallito la new economy, hanno fallito tutti coloro che hanno cercato di utilizzare le prestazioni “cognitive” delle Web Technologies: dall’e-learning al knowledge management. Sta fallendo il Web 2.0. Perché hanno fallito? Perché non sono riusciti a superare l’autoreferenzialità delle loro specializzazione. Hanno descritto le tecnologie che proponevano solo dal punto di vista delle prestazioni e non del senso. Si sono innamorati delle loro specializzazioni, se ne sono crogiolati dentro. E gli altri non ne hanno colto il senso. Anche la complessità sta correndo lo stesso rischio. Tanti piccoli specialisti di tanti piccoli temi. Anche a livello internazionale. Allora tutti noi innovatori e specialisti della complessità usciamo da noi stessi, dalle nostre competenze e conoscenze perché ne dobbiamo sviluppare di nuove. Credo che i nostri progetti possano essere una occasione ed un luogo per riuscirci. Anche la classe dirigente deve superare la sua autoreferenzialità. Io certamente invierò questo articolo al Presidente Cipolletta invitandolo ad una risposta.

Francesco Zanotti

Francesco Zanotti

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