bollino ceralaccato

Social responsibility una scelta strategica.

E’ apparso recentemente sulla “Newsletter Bocconi” nr. 24 un interessante articolo di Stefano Pogutz su questo tema. Un plauso al coraggio dell'autore nel porre con forza il tema e la sua rilevanza. Ma la prospettiva, secondo noi, deve essere molto diversa: mettere le questioni ambientali, natura e società, al centro della strategia d'azienda. Non semplicemente conciliarle con l'obiettivo economico.

 

E’ apparso recentemente sulla “Newsletter Bocconi” nr. 24 un interessante articolo di Stefano Pogutz su "Social responsibility una scelta strategica".

Pur plaudendo il coraggio dell’autore nel porre con forza il tema e la sua rilevanza, ci permettiamo di rilevare che, dal nostro punto di vista, la prospettiva non e' quella di affrontare, come dice l’autore,


"...la questione della sostenibilità, adattandola all'impianto teorico dominante e conciliando le problematiche ambientali e sociali con l'obiettivo economico"


ma esattamente il contrario, ovvero mettere le questioni ambientali, natura e società, al centro della strategia d'azienda. Il problema di fondo non è far funzionare meglio il sistema economico attuale, ma costruire un nuovo sistema economico che sia ologramma di una nuova società, che pure, ad onor del vero, l’autore timidamente auspica. La prima responsabilità delle imprese, allora, è quella di contribuire a costruire una nuova società.

Ad esempio: le banche devono avere come primario obiettivo lo sviluppo dei territori o il valore per gli azionisti? Chi persegue il secondo obiettivo è sostanzialmente un conservatore, parla da “dipendente” e non da “imprenditore”, più interessato a conservare il posto che a fare strategia. E vi è il grande rischio che non lo raggiunga. Chi persegue il primo promuove socialità e raggiunge, a causa di questo suo perseguire soprattutto socialità, più efficacemente il secondo.

Cercando di generalizzare, quando è necessario un cambiamento sociale si esercita responsabilità sociale se si accetta di partecipare alla progettazione e realizzazione di questo cambiamento. Se si cerca di nascondersi dietro obiettivi parziali ed egoistici come un, per il vero retorico, “valore per gli azionisti”, si è socialmente irresponsabili. Anche perché gli azionisti di una banca sono anche contemporaneamente clienti, dipendenti etc.

Pensando a questa nuova concezione di responsabilità sociale, allora diventa fondamentale avere strumenti, come la nostra ricerca ha voluto mostrare (link ricerca CSR on line), per smascherare le dichiarazioni alla moda, retoriche e trombone, come quelle del Ceo di Wal-Mart.

L’azienda in questione infatti, al di là dei sui suoi intendimenti nel trasformarsi nel green retailer piu' grande del mondo, ha dato una dimostrazione esemplare della sua irresponsabilita' e leggerezza sociale facendo scappare un importante shareholder (Norge Bank) e creando una imbarazzante piccolo terremoto finanziario che ha spinto addirittura il governo USA ad intervenire (articolo del Sole24ore intitolato “Il tesoro buono della Norvegia” di Riccardo Sorrentino venerdì 5 gennaio 2006 pag. 8 e successivo commento di Francesco Zanotti "Lezione di etica alla norvegese").

Una dichiarazione, o un bel bilancio sociale su carta patinata, non sono sufficienti: l’ambiente, natura e società, devono dettare la strategia aziendale, non esserne solo un accattivante involucro per mettere a posto le coscienze di chi dirige l’azienda e chi ne subisce l’azione di mercato. O peggio non la devono mascherare!

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