bollino ceralaccato

L’economia della quantità non assicura felicità

Mi riferisco alle note recentemente apparse su Complexlab in questa rubrica in relazione alle ricerche di Zanotti e alle riprese del dialogo di Cipolletta ed Ostellino sul tema dell’induzione, da parte nostra come soggetti economici, dell’eventualità di una crisi di stagnazione. Uno spunto appena uscito su un bellissimo libricino del prof. Pierangelo Dacrema, autore di "La dittatura del PIL. Schiavi di un numero che frena lo sviluppo".

 

Mi riferisco alle note recentemente apparse su Complexlab in questa rubrica in relazione alle ricerche di Zanotti e alle riprese del dialogo di Cipolletta ed Ostellino sul tema dell’induzione, da parte nostra come soggetti economici, dell’eventualità di una crisi di stagnazione, della non crescita come prodromo per un momento di depressione di un’economia occidentale già col fiato corto per effetto della globalizzazazione e di quant’altro Zanotti inserisce nel tema della Complessità, unico concetto in effetti in grado di descrivere un fenomeno che da qualsiasi parte lo si guardi lo si vede con strumenti di osservazione e teorie di supporto carenti.

Uno spunto appena uscito su un bellissimo libricino del prof. Pierangelo Dacrema, autore di "La dittatura del PIL. Schiavi di un numero che frena lo sviluppo" - Ed. Marsilio. Mi ha aperto gli occhi: il nostro problema di occidentali, la parte ricca intendo, è affetta da un grave malattia economica, indotta dalle teorie economiche che hanno prodotto la sua ricchezza, ma che ora non riescono a stapparla dal decadimento dei valori della vita e in sintesi di quello che anche gli economisti  più evoluti chiamano felicità.

Siamo schiavi dell’economia della quantità, il cui indice sommo come dice Dacrema è il pil, già citato come massimo riferimento in negativo anche da altri autori che trattano lo stesso tema.

Quando le popolazioni erano “povere” e le moltitudini di classi “meno agiate” rilevanti, i bisogni di massa erano sui gradini bassi della scala di Maslow, saziare la fame, difendersi dal freddo, uscire dagli alloggi con “bagno” sul balcone, avere un casa pulita, potersi trasportare rapidamente al lavoro, andare alla casa dei genitori lontana in ferie,   qualche divertimento, le paste alla domenica…allora ha funzionato bene l’economia del “quanto”, le economie di scale, la produzione di massa, la riduzione costi dell’unità produttiva, gli indicatori di quantità come metro dello sviluppo reale, essendo la qualità del tutto abbastanza indifferente.

Quindi ecco le fiat 500 e 600, le Vespa, mobilità per tutti,  alloggi discreti a basso costo, cibo accessibile, il bagno riscaldato con piastrellatura verde spento, cinema, televisione, merendine per i bambini.

Dopo mezzo secolo di sviluppo del dopoguerra e un secolo di sviluppo del complesso occidentale, ci troviamo con masse residenti opulente, salite agli ultimi gradini di Maslow, “l’autorealizzazione”, spinte dal marketing aggressivo a bisogni inutili, frivoli e nocivi a sé ed agli altri, cioè quelli che opulenti nel modo non sono e guardano alle piccole enclavi occidentali come ad un modello promesso cui aspirare, e vengono nelle zone ricche, ma non sanno che….

Che in effetti chi ha toccato l’opulenza non è felice!

Attratto da modelli sempre più assurdi resi necessari dall’avere esteso la logica della espansione continua delle quantità, in abbinamento a qualità sempre più elevate del prodotto , non del suo utilizzo! Siamo arrivati a guidare auto fantastiche e sofisticate, comunque costose, che durerebbero un milione di km, per meno di 90.000 km, spesso in coda, con motori che no usano per il 90% della loro vita che il 25% della potenza che potrebbero esprimere!

Siamo costretti a uscire da case belle, piene di comodità e prodotti costosi, levigate pareti (altro che le piastrelline verde smorto), vetrinette con oggetti d’arte,, salotti bellissimi, servizi doppi o  tripli arricchiti da mosaici, cabine armadio ricolme di indumenti pregiati, progettate da architetti superpagati e costruite da personale costoso, lasciando spesso acceso il riscaldamento o il condizionamento per le 10 ore di permanenza  nostra in uffici altrettanto suntuosi e riscaldati o raffrescati.

Mangiamo difficilmente un frutto maturo e buono, mentre tonnellate di frutta vengono distrutte per mantenerne alto il pezzo.

I pescatori assorbono molta vita marina, della quale un parte non viene utilizzata e gettata con problemi di smaltimento.

L’elenco delle assurdità indotte dall’economia del quanto sarebbe infinito….

E a fronte di questo ci troviamo con intorno gente stupita che vorrebbe partecipare al banchetto dell’opulenza di qui le asperità, fraintendimenti, gelosie, guerre.

Ma di più problemi anche per noi opulenti quando siamo costretti a uscire dal giro del quanto per malattia o vecchiaia.

E fosse solo quando si esce, ma in realtà il dramma è che anche quando si è dentro non si è felici, perché la logica è sovvertita, siamo costretti a pensare al “quanto” (quanti metri è la tua barca? quanti mq è la tua casa? Quante auto hai? Quante ruote motrici hai?).

Seguiranno approfondimenti.

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