bollino ceralaccato

Finestre e balconi

Gli edifici aziendali hanno sempre e solo finestre. Non hanno balconi: questo è il più grosso limite per la vision e il social networking. Un limite che da fisico può, spesso e forse inconsapevolmente, diventare psicologico.

 

Finestra e Vision

La finestra è emblema della frontalità della visione, di una drastica riduzione della complessità a favore della massima focalizzazione e concentrazione su una limitata porzione di realtà che ci circonda: solo quella che, appunto, ci sta davanti. La finestra diviene pertanto potente metafora dei nostri meccanismi psicologici di costruzione della realtà. Noi infatti tendiamo a semplificre le situazioni ritagliando, all'interno di esse, delle finestre, più o meno ristrette, nel tentativo di rendere più facile la messa a fuoco degli aspetti che ci interessano maggiormante: quelli che, alla fin fine, vediamo connessi ai nostri scopi. Infatti noi costruiamo at-tivamente le situazioni (teoria della social cognition di Wyer e Srull) e nel medesimo momento in cui nelle situazioni quotidiane siamo intenti a ritagliare le nostre finestre, interpretiamo quello che stiamo ritagliando. Anzi, lo ritagliamo proprio perché è interpretabile in un certo modo e può avere un certo significato. E così la finestra riduce drasticamente la quantità di informazioni che prendiamo in considerazione rispetto a quella potenzialmente disponibile nell'ambiente. Ma la vera vision scaturisce da un pensiero che restringe il campo d’azione guardando davanti lungo un binario già costruito, oppure da una mente che non deve mai e poi mai intorpidirsi se desidera creare degli scenari d’azione che permettano di esplorare un’ampia gamma di possibilità future anche attraverso l’immaginazione e i sensi?

Finestra, Balcone e Social Networking

La finestra dalla sua funzione originaria di “occhio” per far entrare luce e aria è via via divenuta un “occhio” per guardare fuori ed osservare il mondo che vive e scorre intorno a noi. Ma sempre con maggior frequenza le finestre restano chiuse; e una finestra chiusa comunica chiusura nei confronti del mondo che sta là fuori. Restano chiuse indubbiamente perché l’aria e la luce provengono ormai autonomamente dall’interno degli edifici, ma anche perchè sono progettate per guardar fuori e spiare il mondo senza essere visti, senza parteciparvi, rubando momenti di vita altrui senza condividere alcunchè della nostra. 
E’ a questo punto che entra in gioco tutta la potenza del balcone. Innanzitutto il balcone permette di vedere ciò che mi circonda, cogliendone tutta la circolarità ed è proprio per questo che il balcone è luogo privilegiato di condivisione e relazione sociale (ne è emblema il balcone che corre lungo tutto l’appartamento e collega diverse stanze). Il balcone, poi, è un luogo sospeso da cui sospendere il giudizio, o meglio, il pregiudizio, per osservare la realtà quotidiana per quella che è o che non è più o, ancora, che si vorrebbe che sia. Per questo il balcone è un’apertura verso il mondo esterno che comporta il dover uscire per entrare in rapporto con gli altri. Uscire dai propri modelli mentali, ma anche dalla centratura su noi stessi quale fulcro del mondo.

Conclusione: la finestra non è al passo con i tempi

L'architettura sin dall'antichità prediligeva la visione frontale e, ignorando gli altri sensi, era mero oggetto di percezione visiva, mentre oggi il Network è ovunque e invade tutti gli spazi, investe tutti i sensi contemporaneamente e sfida la visione frontale.


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Stefano Verza

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