bollino ceralaccato

Il Dominio della Neoschiavitù

Le tristi conseguenze dei memi in contesti complessi, dilemmatici e semplicisticamente semplificati.

 

Sono sempre stato dell’opinione che lo sgobbare sia semplicemente un paravento per chi in realtà non ha assolutamente niente da fare
Oscar Wild (1854-1900), Il razzo illustre

Se vuoi, sei libero
Epitteto (50–130 d.C.), Manuale

 

PREMESSA

Avete ancora ben presente lo scambio assurdo a cui i partecipanti al “Gioco dell’Asta” [Vedi articolo in questo stesso sito: “Gli Obiettivi di Libertà”, NdR] giungono accecati da obiettivi gestiti con la sola razionalità? Bene – cosa succede quando si passa da un gioco di simulazione psicologica al reale “Gioco della Vita”, e l’astuto banditore è un collega, un familiare, un conoscente?  Ce l’insegna Giorgio Germont – l’astuto padre di Alfredo, il ragazzo traviato dall’affascinante cortigiana parigina Violetta Valéry, protagonista della “Traviata” di Giuseppe Verdi.

Germont, dopo aver speso la sua vita a pianificare e programmare la vita del figlio Alfredo e della figlia “pura siccome un angelo”, si confronta col fallimento personale di vedere il figlio convivere con una cortigiana, e la figlia perdere l’opportunità di un matrimonio con un bravo, ma tanto moralista, giovanotto sensibile al disonore arrecato dal comportamento di Alfredo.

Dopo gli avvilenti tentativi di convincere Violetta a lasciare Alfredo, l’estrema speranza per il disperato padre risiede nelle sue doti di fine psicologo: s’improvvisa ‘banditore’, ossia propone a Violetta qualcosa di particolare, capace di innescare in lei stessa una competizione tra le sue “ragioni della mente” e le sue “ragioni del corpo”.  Le offre la possibilità di riscattare il suo compromesso Onore!

La cortigiana ha sempre sognato tale Ideale, irraggiungibile per lei in una Società moralista; ora però può ‘acquistarlo’ al prezzo di un sacrificio – il più grande: l’Amore per Alfredo!

L’’idolo’ dell’Onore, funzionale soprattutto a una Società che persegue la stabilità in forza del rispetto delle sue norme comportamentali, ha plagiato la mente di una ragazza innamorata, che, per un Grande Amore, aveva rinunciato alla animatissima vita mondana di Parigi e a tutti i suoi risparmi.  Ora, invece, rinuncia allo stesso Grande Amore sacrificandolo a un ideale sociale, che altro non è che il giudizio dei suoi ‘benpensanti’ concittadini!

Come può Violetta accettare tale scambio come risultato di una somma di valori morali, una sorta di ‘algebra psicologica’, distorta dal valore inestimabile dell’Onorabilità? Violetta sceglie di vivere sicuramente infelice, per morire, forse, onorata...

Violetta muore poco dopo - forse il Corpo, meglio della Mente, ha tirato le somme corrette.

E tu, per quale Ideale-Idolo hai accettato uno scambio che in seguito hai scoperto troppo oneroso, se non addirittura dannoso?

LA NEOSCHIAVITU’

Quante ‘Violetta’ esistono nelle aziende?

Il recente sondaggio condotto da Naturalia sul tema della Neoschiavitù, dimostra che ve ne sono tante!  I  1150 voti raccolti in 10 giorni esprimono quanto l’Ideale del Lavoro sia capace di carpire a determinate persone, attraverso uno scambio obiettivamente impari:

  • i loro interessi personali (“si annoia fuori dall’azienda” nel 41% dei casi);
  • la loro stessa vita (“dedica quasi tutto il suo tempo al lavoro” e “ha provato profondo dispiacere nell’andare in pensione” nel, rispettivamente, 36% e 14% dei casi).

Del resto, tutti conoscono almeno una persona che volontariamente immola agli insaziabili ‘idoli’ del merito e degli obiettivi professionali:

  • la libertà, recludendosi volontariamente nella gabbia delle proprie iniziative;
  • la salute, punendo il proprio corpo per la sua ritrosia nel seguire le ossessioni della mente;
  • la dignità, estraniandosi dalla propria natura per meglio compiacere;
  • le capacità, atrofizzandole nell’unica funzione praticata di ‘orecchio remoto’…

Non parlo di persone stupide – al contrario, sono spesso persone che hanno sviluppato specifiche capacità mentali superiori alla media, rinunciando a …quasi tutto il resto!

Conosci qualcuno che corrisponde a tali casi?  Lo incoraggi in tale scelta, anche col silenzio, o ti preoccupi di riportarlo a un maggior equilibrio esistenziale?

Per questo motivo, tali vittime ed eroi del Lavoro sono disprezzati dalla maggioranza dei colleghi.  Il paradosso nasce quando si osservano responsabili aziendali tenere in grande considerazione questi loro collaboratori ‘particolari’, senza che tali responsabili possano essere minimamente sospettati di idiozia, anzi…  Il paradosso si scioglie, invece, intuendo che per tali sapienti capi il merito di certi collaboratori non risiede nella loro competenza,  produttività, cura, onestà, iniziativa, o altro di meritorio, bensì nella loro rarità!

Cosa hanno di così raro alcune persone – molto più raro della competenza e dell’onestà? Ecco: la schiavitù, volontaria ed entusiasta!  Un ossimoro, forse - possibile solo a parole, ma non nella realtà?

La classica schiavitù era definita dallo scambio iniquo tra la propria vita e la propria sottomissione.  Individui e popoli hanno spesso dovuto drammaticamente scegliere tra tali estremi, come insegna lo storico suicidio di massa della popolazione di Segunto (219 a.C.), determinata a non cadere schiava di Annibale il Cartaginese!

La neoschiavitù, analogamente, scaturisce dalla dismisura di uno scambio, volontario e permanente.  Uno scambio talvolta perverso, replicando ripetutamente nella realtà quotidiana il dramma di Violetta: si sacrifica liberamente molto più di quanto si ottenga, a tutto vantaggio di chi trae un beneficio sfruttando virulenti condizionamenti culturali.

La dismisura di tali scambi non implica assolutamente stupidità da parte dello sfruttato, anche se appare spesso alquanto irrazionale il suo volontario sfruttamento.  Le clamorose perdite derivanti da scelte intenzionali sono interamente basate su valutazioni razionali, troppo razionali, secondo una ‘algebra di valori’ (valori economici, emozionali, morali) ‘inceppata’ da termini dal valore inestimabile, veri “buchi neri" che fagocitano gli altri valori rendendoli invisibili.

I pionieri di tale autosfruttamento fondato su una specifica distorsione culturale, che ha reso gli Esseri Umani produttivamente più evoluti ed esistenzialmente più ignoranti, sono i Calvinisti: questi pii cristiani hanno intuito quanto sia maggiore la produttività di un Essere Umano libero, purché fervente credente, rispetto a uno schiavo.   Dedicare il lavoro al proprio Dio, santifica il lavoro; al lavoro così santificato è doveroso dedicare tutto, anche la propria esistenza!

Il Capitalismo, innestato su tale cultura religiosa, ha saputo istigare i lavoratori a livelli crescenti di produttività e asservimento appellandosi a tutte le divinità possibili; poi, agli ideali di Patria e di Razza; poi, alle etiche del Bravo Cittadino e del Buon Padre; poi, …

E’ arrivato Karl Marx (1818-1883) con il suo rivoluzionario capovolgimento capitalistico di valori: non è più l’Essere Umano artefice del proprio lavoro, bensì è vero il contrario, ossia: “Il Lavoro crea l’Essere Umano”!!  L’Essere Umano non è tale, non esiste, è Nullasenza il Lavoro!    Quest’inedito ‘virus culturale’ ha dimostrato una virulenza tale da incorporarsi profondamente nei lavoratori, tanto da soppiantare sia le antiche percezioni del lavoro come “condanna biblica” e come  puro dovere necessario alla sopravvivenza, sia il millenario dogma sociale per il quale è ignobile lavorare, e i nobili non devono lavorare.

La schiavitù, dopo questo colpo di genio psicologico, è diventata definitivamente obsoleta, soppiantata da una neoschiavitù giunta al massimo della sua efficacia.   Dopo gli efficaci asservimenti della Vita Umana agli ideali di Dio, Patria e Famiglia, cosa si poteva inventare di più efficace che asservire un lavoratore …a se stesso?!  “Il Lavoro ti crea”.  “Attraverso il Lavoro realizzi te stesso”.  “Il tuo destino è nelle tue mani”. “Il Lavoro ti nobilita” – addirittura!

L’Orgoglio umano è andato in overdose!

Questo riprogrammato Essere Umano, ancora però troppo umano, patisce l’improvvisa e inaspettata insostenibile leggerezza del proprio Essere, non più gravato dal volere di divinità e destini esterni a sé, bensì ‘leggero’, plasmabile e progettabile dal proprio volere ormai autonomo.

Primo problema: cosa occorre per guadagnarsi questa moderna nobiltà? Lo sanno ormai anche i bambini: i Meriti – meglio se semplicistici e individualistici, senza impegnare le menti ancora acerbe dei neoschiavi con la comprensione della struttura ‘a nodo’ dei Meriti – ossia, costituiti dal legame tra impegno personale, collaborazione altrui, ambiente favorevole e fortuna.

Secondo problema: come raggiungere i Meriti?  Per mezzo degli Obiettivi - meglio se tanti, rinnovabili, raccomandati da genitori e insegnanti; e ancora: meglio se semplicistici, lineari, senza curarsi di eventuali condizionamenti psicologici e culturali.

Troppi obiettivi diventano inevitabilmente inconciliabili tra loro, e la frustrazione di non poterli quindi soddisfare tutti conduce gli Esseri Umani all’alienazione – la dissociazione dalla propria reale natura – attraverso:

* il senso di colpa, che dissocia la parte di noi che pretende ossessivamente di soddisfare tutti gli obiettivi da quella più sana che, umanamente, non ce la fa;

* il principio d'insoddisfazione - il fondamento del benessere consumistico, il quale, mediante la creazione organizzata d’insoddisfazione, rimanda tutti all’obiettivo, insoddisfatto e impossibile da soddisfare, di una vita diversa!

Riconosci un gravoso senso di colpa che patisci nella tua vita a causa di troppi e inconciliabili obiettivi?

Quale modello consumistico, o quale superficiale pubblicità, ti  infligge più profondamente  la ‘spina’ dell’insoddisfazione?

Risultato: non si è se stessi né ora, né qui, né così!   Il Me-vero - presente ora, qui e così com’è – soccombe all’inorgoglito Me-riprogrammato, che rimanda sempre al Futuro un equilibrio psico-fisico e una serenità che sacrifica nel Presente.

“Siamo nati per vivere, non per prepararci a vivere” – ci rammenta Boris Pasternak.

Ecco spuntare nella cultura americana schiere di efficientissimi workaholics – i ‘drogati del lavoro’; in quella sovietica, eroici stacanovisti - e per loro un monumento al loro eroe A.G. Stachanov (1906 - 1977): un esempio da emulare in termini di quantitativi crescenti di carbone estratto!

Ogni Ideale, pur trasmutato in tirannico Idolo, conserva almeno un lato positivo: la Neoschiavitù, nessuno – salvo voler rendere un elogio al suo effetto da ‘psicofarmaco’ alternativo a:  catatonia agitata, droghe, televisione, religioni, amore...

Di cosa soffrono allora i neoschiavi?  Di nulla - sono drogati, anche economicamente, da questo ingannevole ‘psicofarmaco’, inorgogliti, coccolati dal potere, ...   Di nulla, dicevo, purché non si accorgano della loro rinuncia a una vita propria a favore di chi li sfrutta!  Vantaggi perversi, quindi.

A potenziare l’effetto di tale droga, interviene la letale credenza nell'Io Puro, che porta l’orgoglio a ritenersi l’unico ed esclusivo artefice del proprio destino, e cieco quindi alle reali leggi che dominano i propri:

- meriti: l’orgoglio disdegna il ‘nodo’ che lega le proprie capacità al mondo esterno – ossia alla collaborazione altrui, all’ambiente favorevole e alla fortuna.

- obiettivi: l’orgoglio ignora le ‘circolarità’ insite in ogni nostra azione, cadendo quindi inconsapevolmente in inevitabili “circoli viziosi"; esso rifiuta soprattutto l’influenza su se stesso dei condizionamenti psicologici, dei doppi legami e dei memi.... [Vedi precedente articolo, NdR].

L’ignoranza di tali leggi, aggravata da una famelica esigenza di riconoscimenti altrui, produce ‘algebre psicologiche’ ancora più distorte, con valutazione di scambi a totale favore di chi può concedere … vantaggi perversi.  L’unico risultato certo è l’accrescimento della propria povertà!

La vera ricchezza umana consiste nel nutrimento del Corpo, della Mente e dello Spirito - nessuno escluso né esclusivo! - di quanti più, e quanto più intensi, piaceri!

Da qui la più profonda e inestirpabile forma di povertà, tipica della neoschiavitù: il godimento di pochissimi piaceri, se non di uno unico – per esempio, economico - a cui sono indirizzati i "sé-riprogrammati" nello scambio di vantaggi con i “sé-veri” sfruttatori.

Il "sé-vero" decide da, e per, sé.  Ha ben chiaro i propri benèfici fini, e i mezzi per raggiungerli.

Il “sé-riprogrammato” confonde invece il mezzo col fine: trova nel lavoro – un mezzo – il fine che coincide con la propria realizzazione.

L’asservimento e la schiavitù a ideali, anche positivi ma divenuti dominanti, rende comunque poveri, anche se ricchi – di soli soldi; perdenti, anche quando si è vincitori – di vantaggi perversi!

Arriviamo al Capitalismo - una Cultura che privilegia: lo sviluppo del sistema produttivo, allo sviluppo del ‘sistema  Spirito-Corpo-Mente’ dell’Essere Umano; l’Avere, all’Essere;  la creazione di ricchezza economica, alla sua equa distribuzione.

Il successo del capitalismo si fonda quindi su un’infinità di scambi in cui innumeri "sé-riprogrammati" sacrificano più di quanto ricevano.

Lo strapotere del capitalismo deriva, infine, dal fenomeno della Globalizzazione, reso possibile dalle moderne tecnologie comunicative e dei trasporti.  In tale nuovo habitat, il capitalismo può nutrirsi di un numero enormemente maggiore di scambi, di Esseri Umani uniformemente ‘educati’ dai mass media e, soprattutto, di ….Esseri Umani da scambiare!

L’Essere Umano diventa sempre più una commodity, ossia una ‘merce’ che si compra, si cede, si scambia tra aziende e territori ai prezzi che il libero mercato impone, e ciò stabilisce il nuovo valore dello stesso Essere Umano.  La commoditizzazione dell’Essere Umano è un termine sufficientemente brutto da esprimere un concetto ancora più avvilente per l’evoluzione del Genere Umano!

Questo fenomeno produce inevitabilmente anche forme deviate: quanti ‘illuminati benefattori’ si arricchiscono a dismisura ‘lasciandosi donare’ tutto da persone, soprattutto giovani, con profondi e positivi ideali, in cambio del miraggio della loro realizzazione?

Nulla rende di più della neo-schiavitù, volontaria ed entusiasta!

L’affrancamento dalla volontaria, seppur inconsapevole, neoschiavitù …è difficile – molto difficile - proprio perché inconsapevole, e pertanto rifiutata come possibilità dal proprio orgoglio.

E’ facile, ma controproducente, cadere nella retorica di: "impara a conoscerti"; "acquisisci consapevolezza "; “diventa ciò che sei realmente”.   Oltre ad essere i veri, essenziali e ambiziosi obiettivi di ogni Essere Umano, sappiamo già quanti ‘nemici’ psicologici e culturali ne ostacolino il già difficile perseguimento!  [Vedi: “Gli Obiettivi di Libertà” – NdR]

E’ evidente il paradosso di “diventare ciò che realmente si è”, partendo da una “conoscenza di sé” che è falsa, perché interessatamente riprogrammata da ideali culturali dominanti.  Ma la possibilità di provocare una ‘breccia’ in tale paradosso c’è:

  • da te: valutando quanti e quali piaceri mentali, fisici o spirituali della tua Vita vengano sacrificati, e quanti invece rimangano vivi.   Il tuo Corpo saprà indicarti il risultato corretto di tale ‘algebra esistenziale’!
  • dai tuoi amici, che si dicono sinceri, ma ancor più dai tuoi nemici, che lo sono!  Soltanto la sincerità di chi ti osserva può pungolare e ferire sufficientemente il tuo orgoglio, che intrappola sempre ognuno alla falsa idea che ha di sé, e costringerlo – paradossalmente, per orgoglio! - a reagire e a uscire allo scoperto.

 

Affrontare la neoschiavitù, anche senza sconfiggerla del tutto, è la premessa necessaria per tentare, sulle orme di Dante, il salto finale dal Purgatorio dell’Inconsapevolezza al Paradiso della Vita Serena e della Salute Professionale.  Ciò richiede una profonda Fede nell'asserzione di Friedrich Novalis (1772-1801): "Ciò che è amato è il cuore del Paradiso Terrestre".

Nicola Antonucci

Nicola Antonucci

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