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Raccontami una storia: perdersi e ritrovarsi nella complessità

Nella complessità la realtà non esiste, va inventata. A differenza che in passato l’innovazione è un fatto sociale che richiede capacità di narrazione collettiva.

La logica della “one best way” è morta. La fiducia positiva di una tecnica alla scoperta dell’essenza della realtà si sgretola di fronte alla crescente complessità. Non siamo più dinnanzi a una verità da scoprire, quanto a molteplici verità, parcellizzate e locali, generate dai numerosi strumenti di osservazione di cui disponiamo, soggettivi e multiformi.

Come stare in una complessità che contempla visioni caleidoscopiche della realtà, nelle quali i legami di causa ed effetto risultano inevitabilmente più deboli? Affrontandola e adottando un pensiero che sia ad essa isoforme, ovvero complesso. L’attuale contesto, imprevedibile, sfuggevole e in continuo mutamento definisce una realtà non definibile a priori dove i soli processi di decision making non rappresentano più la corretta via di interpretazione. In contesti instabili, nei quali l’entità e le caratteristiche delle variabili sono difficilmente quantificabili, può e deve attuarsi al contrario un processo di sense making, che abbia nella narrazione il suo fulcro. L’approccio vincente nella complessità è quello in grado di dare valore alla creazione di scenari, proiettati al futuro, che conservino flessibilità e contemplino imprevisti e opportunità.

Il pensiero complesso è anche lo strumento in grado di facilitare l’innovazione. Ne è un esempio quanto realizzato da Morning Star che è stata capace di attuare una vera mentalità ottimizzata al raggiungimento dei risultati, innovando fortemente il modo di lavorare mediante l’abbandono delle vecchie logiche di comando e controllo. Il “controllo”, che deriva dal francese “contrôle” (ovvero contro-registro), ha le sue radici nella verifica (di doppio registro) e concretamente nel confronto tra quanto definito all’inizio della gestione e quanto effettivamente realizzato. Una visione di questo tipo, di registro e contro registro, che poggia le proprie basi su realtà definite a priori, risulta inevitabilmente rigida e resistente al cambiamento. Nella complessità infatti la sola verifica dello scarto rispetto a quanto pianificato non permette l’individuazione delle opportunità che gli eventi possono offrire, delle deviazioni da un percorso stabilito che generano nuove vie creative di raggiungimento degli obiettivi. Pertanto, solo attraverso la realizzazione di strutture gerarchiche flessibili e snelle è possibile creare sviluppo e innovazione.

Oggi la rete trasferisce una grande metafora, quella della parità, della trasparenza, della condivisione, che può applicarsi anche alle moderne organizzazioni. Nella storia dell’uomo e in particolare nella complessità, si rimarca l’importanza che una comunità, sia essa sociale o lavorativa, per costituirsi e creare innovazione debba necessariamente integrare le risorse al suo interno e permettere loro di rendersi permeabili ai contesti che abitano. Questo significa essere in grado di accrescere il capitale sociale in essa contenuto.

Lo sviluppo di reti relazionali passa attraverso la comprensione dell’altro in quanto detentore di un vero patrimonio, di conoscenza e di benessere. Questo implica la nascita di nuove strutture di comando che antepongano il valore della persona alla necessità di un controllo su di essa.

Per queste ragioni la crescita del capitale sociale delle persone in azienda, affiancata alla realizzazione di percorsi narrativi, ricoprono oggi una posizione di primo piano per la creazione di senso e il governo della complessità.

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