bollino ceralaccato

ComplexLife: Don Chisciotte e le sue utopie: un vaccino contro l’entropia cognitiva ed emotiva, e verso Etopìa - un’utopia vicina.”

E’ in corso una omologazione cognitiva ed emotiva degli Esseri Umani, in forza del bombardamento globalizzato di immagini massmediatiche uniformi. Con l’aiuto della Teoria della Complessità, della Teoria dei Giochi e delle Scienze Cognitive, possiamo comprendere perché questa ‘entropia umana’, che è sia cognitiva sia emotiva, può essere arginata solo con i ‘vaccini’ forniti dalle visioni, dai sogni, dalle utopie e… dalle follie di Don Chisciotte.

(Il testo word è scaricabile in allegato - a destra nella pagina)

Testo presentato alla Conferenza di martedì 20 Novembre 2007: “Don Chisciotte: dalla follia alle società felici”, presso la Fondazione di Piacenza e Vigevano (Auditorium, via Sant’Eufemia 12, Piacenza).

Tra gli ispiratori antitetici (l’uno fittizio, l’altro reale; l’uno schizofrenico, l’altro lucidissimo) del mio romanzo (Etopìa: un’utopia vicina), annovero sia Thomas More, l’autore di “Utopia” del 1516, sia  il nostro protagonista di oggi: Don Chisciotte!

Don Chisciotte mi ha ispirato per la sua capacità o dote (forse schizofrenica…?) di esprimere le sue visioni sia con ragionamenti lucidi, rigorosi, sia con esperienze estremamente immaginarie e persino allucinate.  Una peculiare alternanza di razionalità e irrazionalità che la Teoria dei Giochi definirebbe una vincente ‘strategia mista’, che nel caso del nostro Don Chisciotte è purtroppo inconsapevole e rimane quindi sterile.

Thomas More mi ha invece ispirato, paradossalmente, per una piccola… ‘delusione’ provata nella lettura della sua “Utopia”: mi aspettavo un testo immaginifico, fantastico; invece, tutto è assolutamente realistico, quasi un trattato politico-sociale di una società felice. Piccoli cambiamenti di norme legislative e morali capaci di generare grandi cambiamenti benefici nella convivenza sociale.

Talvolta può bastare un “battito d’ali di farfalla”, come insegna la Teoria della Complessità.

Un’intuizione, quest’ultima, sia di Thomas More, sia di Don Chisciotte (o meglio: del suo autore Miguel de Cervantes), che ha anticipato di 400 e di 300 anni rispettivamente le fondamentali scoperte della Teoria della Complessità degli anni ’70!

Ho capito, allora, che le vere rivoluzioni non si fanno con stravolgimenti bruschi e violenti (questi provocano eccessive reazioni contrastanti e persino controproducenti!), ma, al contrario, variando gradualmente, e a piccole dosi ‘omeopatiche’, gli equilibri degli interessi e delle energie ‘in gioco’.

Un esempio pratico è la politica americana degli anni ’80, basata sulle conoscenze appena acquisite dalla Teoria della Complessità degli anni ’70, che ha condotto allo sgretolamento ‘omeopatico’ del sistema sovietico e al crollo del muro di Berlino (1989).

Ora, entrambi i miei ispiratori sognano mondi migliori, utopie, senza però rivoluzioni violente.  Ad unire mondi così diversi, da una parte la realtà attuale conosciuta e razionalizzabile e, dall’altra, le realtà ‘oltre’, ossia quelle utopiche, visionarie, il buon vecchio Platone chiama in causa la Follia, un dono divino, che permette di percorrere la metaxy, ossia lo spazio tra l’umano e il divino, tra la realtà e l’utopia (aggiungo io…), e di vedere realtà possibili ben oltre quella tangibile.

Ma noi, oggigiorno, quali insegnamenti pratici possiamo trarre da questi ‘padri’ della nostra cultura moderna per, innanzitutto, immaginare noi stessi  migliori mondi possibili e, successivamente, per percorrere lo spazio che ci separa dalla loro realizzazione pratica?

La risposta, secondo tutti loro, si trova in uno specifico ‘spazio’ tra due mondi speciali, ossia nello spazio tra  l’Io e l’Altro: lo ‘spazio’ tra Esseri Umani diversi, talmente diversi da essere ciascuno l’Unico.

Questo spazio può essere percorso e arricchito, secondo questi nostri maestri, soltanto dal Dialogo.

Il Dialogo come unico strumento di arricchimento reciproco e di unione sinergica delle diversità mediante la condivisione delle nostre diverse idee, fantasie, emozioni, sogni, visioni e…. utopie!

E proprio nel Dialogo Don Chisciotte mostra la sua peculiarità, per noi molto importante e potenzialmente utile: egli dialoga razionalmente con gli altri, ma irrazionalmente con se stesso!

Quando il ‘virus mentale’ dello Spirito Cavalleresco, che possiamo immaginarci come un reale virus biologico al quale daremo però il nome scientifico di ‘meme’ (coniato dal genio di Richard Dawkins ne “Il Gene Egoista” – 1976) , s’inocula in lui, il suo assetto mentale commuta nettamente ed egli diventa inconsapevole delle sue stesse bizzarrie.  Le sue visoni di  ‘mondi migliori’ rimangono, a causa di tale inconsapevolezza, dei ‘non-luoghi’, ossia utopie sterili.

Con una metafora musicale, si può dire che egli ‘stona’ quando canta da solo, con se stesso, ma non se ne accorge, né può accorgersene – come capita a tutti gli stonati…

Malgrado ciò, l’importanza delle sue visoni, per quanto bizzarre e folli, è testimoniata da Sancho Panza, l’umile popolano che segue Don Chisciotte, proprio  perché affascinato dalle sue visioni.

La Bibbia, nel Libro dei Proverbi (29, 18) ammonisce: “Senza una visione il popolo perisce”. Tutti noi abbiamo bisogno di immaginare, di avere visioni, di perseguire utopie per il nostro benessere psicofisico.

Ne è un esempio pratico il ben noto e funzionale Effetto Placebo.

Thomas More, al contrario, non è affetto da alcun ‘virus mentale’ che gli  inibisca le facoltà logico razionali, ma il suo racconto appassiona e ci coinvolge meno.

E se concepissimo Thomas More e Don Chisciotte insieme…?

Magari in un nuovo Essere Androgino: quell’essere primordiale del mito platonico che  unisce due nature diverse ed incommensurabili per costituire un Essere di una potenza tale da essere temuto persino da Zeus – che li recise!

Un Essere Androgino che realizza una delle scoperte più importanti della moderna Teoria dei Giochi: le vincenti 'strategie miste’, ossia un’alternanza di comportamenti diversi, molto diversi, quali, per esempio, comportamenti razionali e irrazionali, comportamenti femminili e maschili, ecc.

Ora, cerchiamo di essere ancora più pratici; allo scopo di trasformare odierne utopie (ossia, ancora dei ‘non-luoghi’) in ‘nuovi mondi’ migliori,

- come possiamo realizzare  una vincente strategia mista?

- come possiamo esprimere un’alternanza di comportamenti molto diversi?

- soprattutto, come possiamo produrre idee nuove, creatività e innovazione?

Tutti questi ingredienti essenziali per realizzare benefiche visioni utopiche sono i reali  frutti privilegiati del Dialogo, come si comprende dall’etimologia più antica di logos = ‘raccogliere’ (per esempio: i frutti) e dia = tra (per esempio: due o più Esseri Umani); frutti che richiedono, per essere scorti e colti, appunto due o più Esseri Umani in Dialogo tra loro.

Con un’altra metafora musicale, possiamo dire che l’armonia superiore e benefica deriva soltanto da due o più voci, ciascuna distinta, eppure in sintonia tra loro secondo ben precisi rapporti, determinati da severe norme metriche.

Affinché gli Esseri Umani diventino un Canto -o meglio, un Coro - armonioso e benefico, è altrettanto necessario il rispetto di Norme dialogiche.

E’ necessaria un’Etica del Dialogo che ci aiuti a non stonare, e soprattutto ci permetta di riconoscere le ‘stonature dialogiche’ altrui – come ha insegnato in modo brillante e provocatorio Arthur Schopenhauer nel suo conciso testo “L’arte di ottenere ragione”.

Io, così come Don Chisciotte, non posso accorgermi da solo delle mie stonature, se non ho sviluppato una adeguata conoscenza delle necessarie norme; ecco quindi l’importanza dell’Altro, del Diverso-da-me, purché sia educato al Canto e/o al Dialogo corretto.

Al di fuori dalla conoscenza e del rispetto delle Norme,  nel canto come nel Dialogo, il resto è silenzio (o, almeno, è bene che lo sia!)

Infatti, proprio dalla mancanza di una Etica del Dialogo, ossia senza la consapevolezza e il rispetto delle corrette e sane norme dialogiche, discende l’impossibilità di realizzare le nostre visioni ,di raggiungere utopie anche vicine e di raggiungere mondi di maggior benessere, poiché tale mancanza ingenera:

disturbi schizofrenici , come ci hanno insegnato Watzlavick, Beavin e Jackson nel loro capolavoro “La Pragmatica della Comunicazione Umana”  - 1967;

- ‘atrofia dialogica’, consolidata da secoli di ‘roghi’ e di oppressione culturale, e perpetuata dalla mancanza di insegnamento delle norme dialogiche nelle scuole;

- scorrettezze, insulti e ‘rumore dialogico’, come insegna bene Arthur Schopenhauer nel suo brillante e provocatorio  “L’arte di ottenere ragione” (con 38 stratagemmi… scorretti!)

-  ma, soprattutto, ingenera entropia cognitiva, ossia semplificazione, uniformità e omologazione degli schemi mentali umani, sempre più limitati alle coppie di categorie cognitive antitetiche del vero e del falso, del bene e del male, del buono e del cattivo.

Una tale semplificazione, atrofizzando e ottundendo le altre nostre incorporate categorie del plausibile, del realistico e dell’irrealistico, priva gli Esseri Umani di capacità critiche, rendendoli sempre meglio manipolabili e condizionabili con efficaci tecniche massmediatiche.

Pertanto, la diffusione e inoculamento di specifici ‘virus mentali’ o ‘memi’, efficaci per gli interessi di alcune lobby di potere, diventa sempre più facile ed economico.

Il prof. Lamberto Maffei (professore di neurobiologia alla Normale di Pisa), ipotizza persino un intenzionale ottundimento della mente delle masse ( nell’articolo “Cervelli sempre meno usati”, Sole24Ore, 20 Marzo 2005).

Egli ha dimostrato, infatti, che stimoli mentali uniformi, soprattutto stimoli visivi massmediatici uniformi, inducono negli spettatori strutture cerebrali uniformi.

Diventiamo tutti più simili cerebralmente, mentalmente, culturalmente ed emotivamente!

Quindi, anche i criteri di condizionamento e di manipolazione diventano sempre più simili ed efficaci.

L’utilizzo di specifici ‘memi’ (o ‘virus mentali’, come concepiti dal genio di Richard Dawkins, l’autore de “Il Gene Egoista” del 1976), da parte di sapienti ‘persuasori occulti’, è andato ben oltre il semplice condizionamento consumistico (“compra Coca Cola” piuttosto che “compra Pepsi Cola”!), e invade ormai proprio la sfera delle nostre capacità critiche, quindi della nostra autonomia e della nostra capacità di ribellione (l’essenza dell’Essere Umano, secondo Albert Camus!)

Aiuto - forse “neanche un Dio può salvarci”…?! Forse.  Oppure,  forse, possiamo chiedere aiuto, tra i tanti, proprio a Don Chisciotte, per recuperare le sue categorie cognitive che spaziano anche nei territori del plausibile, del realistico e, soprattutto, dell’irrealistico più estremo. Ma possiamo chiedere aiuto a tanta letteratura e ad autori quali Jorge Luis Borges, per la sua capacità di descrivere l’irrealistico senza sconfinare nell’assurdo, e Thomas More, per la sua capacità di immaginare realistiche nuove società felici.

Un aiuto tutto speciale arriva infine dalla Poesia, che nel mio romanzo è la protagonista che salva l’Umanità dall’Entropia Umana ormai quasi realizzata da una fantomatica lobby di potere. La poesia ci aiuta con la sua capacità di esprimere tutto lo spettro delle categorie cognitive dal vero fino alla categoria estrema del non-sense, ben oltre la soglia del falso: un’ampiezza di spettro cognitivo appannaggio di geni, di folli, di poeti, di bambini…

Ai poeti (Friedrich Hoelderlin), ai geni (Thomas More), ai folli (Don Chisciotte) e ai bambini risulta spontaneo e naturale andare ancora oltre i normali livelli mentali, oltre le ‘colonne d’Ercole’ del falso, scorrazzando e vivendo anche nelle categorie dell’assurdo, dell’incoerente, del paradossale e, appunto, del non-sense!

Con tali aiuti, possiamo disporre di un vaccino contro l’appiattimento mentale, che è anche emotivo e umano; il vaccino rafforza le nostre possibilità di recupero di una capacità dialogica piena, possibile soltanto con il ripristino e l’uso consapevole di tutte le  categorie mentali, non più limitate solo al vero e al falso, ma  estese almeno al plausibile, al realistico e all’ irrealistico..

Ora, in pratica, una volta rafforzati da tale vaccino, come possiamo provare a innescare quel “battito d’ali di farfalla” capace di:

- invertire l’entropia cognitiva attualmente in pieno corso;

- recuperare piena capacità critica e autonomia;

- affrancarci così dal condizionamento ottundente da parte di potenti forze massmediatiche?

Il più decisivo dei possibili ‘battiti d’ali di farfalla’, ossia un piccolo cambiamento capace di scatenare grandi cambiamenti, era ben nota a Thomas More, a Don Chisciotte e, in tempi molto più recenti, a Gorbaciov con la sua Glasnost: questo piccolo e decisivo cambiamento si chiama Trasparenza

Grazie a un simile ‘piccolo-grande cambiamento’, ecco comparire, nella prossima Civiltà del Dialogo che ho sognato nel mio romanzo utopico:

-  le nuove figure dei Prosopi, ossia Esseri Umani che  mostrano il proprio ‘volto’, apertamente e trasparentemente (dall’etimologia greca del termine prósōpon);

- il  ‘Principio della Trasparenza’ che illumina tutti gli aspetti e le istituzioni sociali, con la conseguente abrogazione delle Leggi a protezione della Privacy;

- una Etica del Dialogo, per sradicare l’attuale atrofia dialogica, a causa della quale oggigiorno si comunica su tutto, ma non si dialoga.

Sono convinto che anche noi, nella nostra realtà,  possiamo inibire l’atrofia dialogica e invertire l’Entropia Umana a partire dalla Trasparenza e con l’aiuto di potenti vaccini quali la mistica Poesia, le folli visioni di Don Chisciotte e i ‘sogni lucidi’ di Thomas More.

A questo punto non ci rimane che… invertire questa maledetta l’Entropia Umana che ingenera anche schiavitù inconsapevole.

Un processo, però, molto difficile da invertire, poiché da sempre presente nell’Umanità, almeno dal mito biblico di Babele, a seguito della confusione semantica e dialogica inoculata a tutti gli Esseri Umani che si comprendevano perfettamente allora.

Inoltre, oggigiorno, questo processo è enormemente accelerato dall’efficacia epidemica di memi diffusi da ‘moderni untori’ tra che si trovano tra gli operatori dei mass media e di internet.

Quindi, l’inversione, o almeno il rallentamento di questo processo anti-vitale che è l’Entropia richiede con urgenza:

* il recupero del diverso-da-noi, dell’Altro!  Memori però dell’insegnamento del poeta Antonio Machado: Insegna il Cristo: amerai il tuo prossimo come te stesso, ma non dimenticare mai che è un Altro.

* il recupero dell’aspetto relazionale: non c’è conoscenza,  creatività e  benessere senza l’Altro, in uno scambio aperto e trasparente  di volti tra Prosopi interrelati (dal greco prósōpon: volto) , e non più soltanto tra Persone che rimangano individulisticamente per-se-unum (dall’etimologia latina di personam.)

* e soprattutto, il recupero di quella peculiare combinazione di razionalità e di irrazionalità, praticata inconsapevolmente dal nostro eroe Don Chisciotte, che prende il nome di Saggezza: l’intersezione tra Razionalità e Irrazionalità, entrambe presenti in noi poiché vitali e utili.  Usiamole entrambe!

Recuperiamo allora  questo insegnamento di Don Chisciotte, ma con la consapevolezza delle moderne scienze della Teoria dei Giochi e delle Scienze Cognitive che a lui mancavano, ossia che la vera saggezza esistenziale è una combinazione individuale di razionalità e irrazionalità.

Solo così  ciascuno potrà:

- invertire la propria Entropia Umana,

- recuperare le proprie capacità visionarie e

- realizzare una qualche benefica utopia, per sé e per le persone amate.

In tale personale utopia realizzata, forse si avvererà anche la visione utopica di Hoelderlin che riguarda tutti noi e contenuta in questi stupendi versi tratta da “Festa di Pace”:

Molto ha vissuto l’uomo dal mattino

da quando siamo dialogo

e udiamo l’uno dell’altro;

ma presto saremo canto.

 

E io credo in questa sua utopia!

Nicola Antonucci

Nicola Antonucci

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