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Internazionalizzazione delle imprese: i provvedimenti legislativi a favore della delocalizzazione

Per aprire una società all’estero esistono oggi alcuni provvedimenti che incentivano l’internazionalizzazione, come i voucher. Ma sono sufficienti?

Temporary Management & Gestione delle Crisi d'Impresa

 

Indice degli argomenti: 

Internazionalizzazione delle imprese: i voucher per l’internalizzazione sono sufficienti o serve altro? 

Il ruolo dell’internazionalizzazione delle imprese per la ripartenza dell’economia 

Delocalizzazione: i contributi internazionalizzazione imprese, un sostegno perfettibile

 

Internazionalizzazione delle imprese: i voucher per l’internalizzazione sono sufficienti o serve altro? 

Un recente provvedimento del governo ha introdotto il voucher perl’internazionalizzazione, ovvero un voucher per finanziare progetti di temporary management finalizzati ad accrescere la competitività internazionale delle PMI italiane: basta di per sé o serve altro per attuare il cambio di passo che richiedono mercati sempre più globali e competitivi?

 

Il ruolo dell’internazionalizzazione delle imprese per la ripartenza dell’economia 

Internazionalizzazione delle impreseTra le priorità che l’attuale governo si è dato per la ripartenza della nostra economia, un ruolo prioritario gioca l’internazionalizzazione dell’intero sistema produttivo, alla luce delle grandi opportunità e dei significativi spazi di miglioramento offerti dal comparto estero. È sicuramente migliorabile la quota dell’export sul PIL (di poco oltre il 30%), che sia pur elevata è ancora inferiore rispetto a quella di altre economie assimilabili alla nostra (es. Germania), così come molto circoscritto è il fenomeno dell’internazionalizzazione delle imprese italiane.

Tutto ciò comporta un incremento dei volumi di export, un aumento delle imprese esportatrici, trasformando in abituali quelle che sporadicamente esportano  e/o hanno un buon potenziale, ma soprattutto una capacità di cogliere le opportunità legate alla crescita della domanda globale, con particolare riferimento a quella derivante da una classe media in crescita nei paesi emergenti e sempre più orientata verso modelli di consumo più vicini al modello di specializzazione produttiva dell’export italiano.

 

Delocalizzazione: i contributi internazionalizzazione imprese, un sostegno perfettibile 

Internazionalizzazione impresaProvvedimenti legislativi atti a favorire l’export attraverso lo strumento del temporary management (TM) non sono un fatto nuovo: a livello locale, citiamo ad esempio il progetto della locale Camera di Commercio, giunto alla sua quinta edizione che prevede l’affiancamento di un esperto in marketing internazionale, abbinato all’inserimento temporaneo in azienda di una risorsa junior, che opererà a tempo pieno per il progetto. La selezione delle imprese viene fatta in base alle potenzialità dell’azienda (prodotto e organizzazione aziendale) e alla fattibilità del progetto di internazionalizzazione. 

Il recente provvedimento nazionale, inserito nel decreto Sblocca Italia, prevede uno stanziamento complessivo di circa 20 milioni di euro erogabili sotto forma di voucher per l’internazionalizzazione in tranche da 10mila euro per singola impresa che decide di puntare sulla delocalizzazione. Questo per diffondere fra le Pmi l’utilizzo del Temporary Export Manager incentivandone l’adozione per un periodo di sei mesi.

Il provvedimento del governo che istituisce i contributi internazionalizzazione imprese è senz’altro un segnale positivo anche nell’ottica di dare un segnale “psicologico” al sistema, pur se la dimensione quantitativa del voucher per l’internazionalizzazione è alquanto limitata, con il rischio di ricadere nella filosofia del dare poco a tanti. Il rischio è quello di privilegiare operazioni “spot” mirate ad un export opportunistico e di brevissimo periodo, ponendo in secondo piano strategie di internazionalizzazione più a lungo termine, che è quello che spesso manca alle aziende italiane.

Personalmente, avrei considerato una formula più selettiva che attribuisse voucher per l’internazionalizzazione molto più alti (es. 50.000 euro) a poche aziende capaci di presentare un piano di internazionalizzazione concreto e ragionato (ad esempio sulla falsariga del progetto di Ravenna).  Avrei inoltre esteso il discorso non al solo export, ma anche ad altre forme di presenza più diretta sui mercati esteri, ad esempio attribuendo il voucher per l’internazionalizzazione anche a coloro che utilizzino temporary manager “locali” (quindi stranieri) nei paesi di loro interesse. Nell’ottica di una corretta ed equilibrata strategia di internazionalizzazione e non solo di export, si potrebbe ipotizzare l’abbinamento tra un Temporary Export Manager italiano presso la sede dell’azienda che imposti e implementi le strategie sui mercati internazionali, e dei temporary manager locali per la parte implementativa. In questo modo, il TM diviene reale strumento di cambiamento strutturale.

Per chiarire il concetto, possiamo immaginare che l’efficacia della risposta di una impresa agli stimoli del mercato sia rappresentabile come una curva che cresce sempre più lentamente per poi appiattirsi: l’impresa innovatrice è quella capace di  “saltare” su una nuova curva ad un livello superiore: per farlo è necessario identificare ed introdurre in azienda un elemento avente la missione di traghettare l’azienda sulla nuova curva, agendo da catalizzatore e stimolatore di tutti i processi afferenti le aree di interesse.

 

Delocalizzazione - Grafico

 

Il grafico evidenzia tre tipologie di impresa in relazione all’approccio internazionale praticato:

  1. quelle che operano alla vecchia maniera, nel caso specifico interpretando i mercati esteri come mercati di sbocco di tipo addizionale e nulla più (imprese esportatrici)
  2. quelle innovatrici che hanno già fatto il salto, e che, sempre nei termini dell’ esempio, considerano i mercati esteri come fonte di fattori produttivi e quindi come destinatari di investimenti diretti (imprese internazionalizzate)
  3. quelle che si trovano a metà del percorso, e sono tante quelle  che, pur percependo il bisogno di cambiare (leggi: la necessità di modificare l’ approccio ai mercati esteri), non sanno come coniugare questo bisogno con i vincoli derivanti dal loro passato. Si tratta soprattutto di imprese con fatturati tra 10 e 30 milioni, a proprietà per lo più familiare, con assetti organizzativi molto semplici e fortemente verticalizzati, modalità di gestione scarsamente manageriali e comunque orientate ad un forte controllo della proprietà sull’ attività. 

Il problema per le aziende che si trovano a fronteggiare simili situazioni diviene quello di immettere nuove capacità critiche che permettano loro di accelerare i tempi di passaggio alla fase della maturità e quindi di aumentare nel tempo l’ efficacia della risposta agli stimoli del mercato saltando su una nuova curva. 

Il TM può sicuramente rappresentare una soluzione ottimale, nel senso  di identificazione di un punto di equilibrio tra l’ esigenza di persone di elevato livello e  il vincolo di non appesantire la struttura di costi fissi di lungo periodo. Senza dimenticare la rilevanza del trasferimento di competenze alla struttura aziendale, che nel caso delle PMI è una delle motivazioni più forti per avviare un progetto.

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Maurizio Quarta

Maurizio Quarta

Azienda: Temporary Management & Capital Advisors

Posizione: Managing Partner

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