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Corporate Social Responsibility

La retorica del risparmio: la beffa e il danno ovvero l’inefficacia e il costo

 

Domani si terrà, per il terzo anno consecutivo, la giornata internazionale del consumo energetico “M’illumino di meno”, promossa dalla trasmissione “Caterpillar” di Radio due. Si tratta di un evento puramente mediatico che prenderà forma nello spegnimento delle luci, e di ogni altro apparato elettrico non indispensabile alle 18, presumibilmente per tutta la durata del programma. Aderiscono all’iniziativa centinaia di soggetti pubblici e privati. Qual è il risultato concreto della lodevole iniziativa tenuta una volta l’anno da Caterpillar? L’abbassamento, certificato dalla società Terna che gestisce l’infrastruttura di trasmissione dell’energia elettrica, del consumo di 1700 Megawattora ovvero l’1,7% del consumo atteso medio in quella fascia oraria.

Bene, grande successo, e poi? E poi, ovviamente, le lampadine si riaccendono, gli impianti riprendono a funzionare, le stufette a riscaldare eccetera, fino alle 18 del 16 Febbraio dell’anno dopo, con grande soddisfazione di Caterpillar che, in quell’ora, probabilmente, ha decuplicato gli ascolti medi! Non scambiatemi per un disfattista, se lo scopo era “sensibilizzare” l’evento merita il plauso di tutti coloro che hanno a cuore il risparmio energetico, e io sono tra quelli. Mi chiedo però, dopo tre anni, se non sia il caso di fare qualche passo avanti “operativo” ed uscire dalla semplice dimostrazione di “forza” (sterile perché non produce nulla di concreto) e stimolare una capacità progettuale e partecipativa dei pur numerosi aderenti.

Innanzitutto bloccare la giornata dello spegnimento o, quantomeno, accettare le adesioni preventivamente e comunicarle all’Enel. Già perché Terna l’energia la distribuisce, il loro scopo è quello di “garantire la corrispondenza tra domanda e offerta ed erogarla in sicurezza”, parole di un responsabile dell’azienda raggiunto telefonicamente. L’1,7% in meno e poi, non dimentichiamolo, di nuovo in più, alla rete gli fa un baffo. Semmai il problema è di chi lo produce e, a questo scopo, vi sono le centrali idroelettriche che, con la loro capacità di produrre o meno elettricità aprendo o chiudendo rubinetti praticamente a costo zero, fanno da “ammortizzatori” tra la produzione e la sua richiesta.

Ma se l’1,7% aumentasse al 3 o 4 per cento, di conseguenza, creerebbe uno sbalzo di richiesta di quel tipo? Ai produttori quanto costerebbe erogare energia che non viene utilizzata, spegnere qualche centrale termoelettrica, impegnare i meccanismi di compensazione tensione/frequenza della rete? Ovvero lo scherzetto di Caterpillar alla comunità quanto verrebbe a costare? E sì, perché al di là dei proclami, e qui vengo al punto, il problema del risparmio energetico non è un problema “esterno” alla nostra società, ma interno. Risolverlo non è una dimostrazione (a chi?) una tantum di buona volontà, ma una continuo impegno supportato da capacità progettuali sociali, oltre che tecniche.

Che fare allora? Concretamente i suggerimenti ci vengono da una pagina del sito della stessa Terna http://www.terna.it/ita/recordconsumi/recordconsumi.asp a proposito dei record di consumi. Scopro con orrore che si è toccato un record di consumi in un periodo, 27 giugno, che dovrebbe invece segnare un suo abbattimento. D’estate c’è più luce naturale, non fa freddo, e solo questo dovrebbe permettere un notevole risparmio. Invece no, il 27 giugno 2006 si è addirittura registrato un consumo superiore a quello del 26 gennaio dello stesso anno. Perché? Posso provare ad immaginare: gli stessi, ma non solo loro, che si affannano a chiudere le lampadine per un’ora il 16 Febbraio, mandano a manetta i condizionatori di casa e ufficio a giugno, luglio e agosto. E allora che senso a “M’illumino di meno”? Forse varrebbe la pena lanciare il suo corrispondente estivo “Sudo di più”? Già perché quando ero piccolo, ho cinquant’anni, per me e i miei genitori il “condizionatore” era al massimo qualcuno che cercava di rifilarti un’enciclopedia per ragazzi bussandoti alla porta di casa. Inoltre all’epoca non si soffriva, come adesso, di raffreddori estivi, malanno paradossale già nella sua formulazione.

Usciamo allora dalla retorica mediatica: un risparmio una volta l’anno non serve a nessuno e rischia di generare costi maggiori dei benefici. Il vero problema è che è tutta la società industriale sta mostrando la corda. In qualunque luogo guardiamo in questa società scopriamo che essa è profondamente da riformare. Allora è davvero il caso di piantarla con questa novella caccia alle streghe. Credo che invece della denuncia, sia il momento della proposta. Una proposta che non può essere né tecnica né parziale.

Allora tutti i media di buona volontà non si perdano in una contestazione da anni ’70 oramai un po’ infantile, si decidano a promuovere eventi e momenti di progettualità. Radunino gli innovatori non banali, creino “piazze” per tutti coloro che hanno proposte complessive, generali. E provino a sintetizzare queste proposte in modo che, piano piano, si formi il disegno di una nuova società che non può essere solo sostenibile, deve essere di più: eticamente giusta ed esteticamente entusiasmante. Da parte nostra, di tutti coloro che vivono in questo portale che ha come metafora di riferimento la responsabilità sociale non faremo mancare il nostro contributo di proposta.

A dimostrazione dell’intento propositivo di questo appello, così come è nelle mie intenzioni, ripropongo come suggerimento una constatazione fatta proprio da Terna nella pagina web già citata. Il 4 Luglio 2006, in occasione della partita Italia Germania, semifinale dei mondiali di calcio, tra le 21 e le 23, orario in cui si è svolto il match, “si è verificata una consistente diminuzione della domanda di energia elettrica, pari a circa 2.500 MW in meno rispetto alla previsione (il valore corrisponde al fabbisogno di una città come Roma).”

Allora, forse, un contributo al risparmio energetico, e non solo a quello, è diventare tutti tifosi della propria squadra e guardarla in TV insieme a tanti amici a riscaldamento e luci spente: agitandosi ci si riscalda, d’estate lo si fa all’aperto, di sicuro ci si diverte di più. Io comunque il 16 alle 18 sarò in auto, e le luci non sarebbe prudente spegnerle, ma quest’estate il condizionatore non l’accendo perché non ce l’ho. E se tutti facessero lo stesso?

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pubblicato il 06 Ottobre 2009

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Secondo Arechi
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