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complessità

La paura di avere paura, malattia della globalizzazione

Stefano Verza

La paura di avere paura, malattia della globalizzazione

Yahoo! Italia Notizie

E’ il titolo che fotografa la partenza dal prossimo Anno Accademico, presso la Libera Universita' San Pio V di Roma, il primo Master universitario dal titolo ''Analisi e gestione dei contesti di paura e panico. Aspetti neuro-psicologici, socio-antropologici e mass mediologici''.

Lo spunto

Il titolo della notizia che ci fornisce Yahoo fotografa la globalizzazione come causa della “fobofobia”; cioè la paura di avere paura come viene definita dagli esperti. Mi pare proprio un esempio di pensiero semplificante, che esclude la valenza relazionale di ogni fotografia. Sì, Per usare le parole di Alice Benessia (Facoltà di Filosofia, Columbia University, New York): “per quanto il mio sguardo si sia fissato per un attimo su un dettaglio, quel dettaglio è sempre immerso in un contesto in continuo rapido movimento. La fotografia è uno strumento sistemico: in particolare non descrive oggetti, ma relazioni tra oggetti”.

(fonte: http://www2.comune.roma.it/museozoologia/convegnoambiente/convegnoambiente/testi_02.html)

Ebbene io voglio provare a distogliere l’attenzione dalla globalizzazione per portarla su tutti gli altri elementi che ci stanno attorno e che sono riprodotti nella fotografia che mi è stata mostrata. È una fotografia un po’ sfuocata, pertanto sarebbe molto utile il contributo di tutti nell’aiutarmi ad individuare cosa non ho colto e nel far presente ciò che ho visto ma non è proprio così.

 

Primo emlemento: la paura

Io in questa fotografia vedo la paura, non riesco a vedere le sue espressioni patologiche. “La paura ha un alto valore funzionale, finalizzato alla sopravvivenza. Quindi le cure contro la paura si rivolgono solo a quei casi in cui essa rappresenta uno stato patologico, come ad esempio attacchi di panico o di ansia di fronte ad uno stimolo assolutamente non pericoloso”. (fonte:  http://www.benessere.com/psicologia/la_paura.htm )

“La paura è una delle emozioni primarie, comune sia alla specie umana, sia a molte specie animali. La paura è un'emozione governata prevalentemente dall'istinto che ha come obiettivo la sopravvivenza dell'individuo ad una presunta situazione di pericolo; si scatena ogniqualvolta si presenti un possibile rischio per la propria incolumità”. (fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Paura)

Secondo elemento:  l’istinto e la cultura

“La paura è sempre istintiva, poi si colora in base a fattori culturali. Naturalmente ogni epoca ha le sue paure. Nel Medioevo c'era la paura della peste nera verso cui la gente si sentiva completamente esposta, priva di difese. Oggi invece abbiamo paure diverse: la bomba atomica, il terrorismo, le armi biologiche. Ecco, tutto quello che sfugge al nostro controllo genera paura ed alcune paure sono più diffuse di altre proprio per la sensazione di non poterle controllare”.

(fonte: Oliverio Ferraris http://www.emsf.rai.it/grillo/trasmissioni.asp?d=899)

Terzo elemento: il rischio e la socializzazione

“La condizione moderna è caratterizzata strutturalmente da un senso di insicurezza individuale e collettivo che non potrà mai essere posto in maniera definitiva sotto controllo, proprio perché è la società stessa che lo alimenta continuamente. Le influenze sulla percezione del rischio sono sempre sociali; quasi mai la valutazione del rischio è quella di un essere razionale isolato e senza legami sociali. In altri termini la paura non è quasi mai una conseguenza razionale di una decisione, ma una modalità di interpretare il mondo in quanto privo di sicurezza, di fiducia e di opportunità. I rischi moderni, data l’impossibilità di tenerli sotto controllo, evocano l’idea premoderna della “fortuna” machiavelliana, coltivando nelle persone le piccole superstizioni e un nuovo senso del “destino”, la sensazione che le cose vadano comunque per la loro strada”.

(fonte: Francesca Vianello - Dario Padovan Criminalità e paura: la costruzione sociale dell’insicurezza)

Ogni smentita non fa che rafforzare la diceria, perché la pubblica negazione non fa altro che richiamare l’attenzione di altri, precedentemente ignari. (fonte: Wolfgang Sofsky “Rischio e sicurezza” Einaudi) 

La paura è molto contagiosa, perché noi siamo degli animali gregari che vivono in gruppo e se qualcuno individua una minaccia, la trasmette agli altri attraverso segnali specifici. Scatta l’allarme che, spesso, anziché venire elaborato al fine di trovare una soluzione adeguata per fronteggiarlo, si trasforma in panico incontrollabile.

(fonte: Oliverio Ferraris http://www.emsf.rai.it/grillo/trasmissioni.asp?d=899)

 

Il calcolo dei rischi non ubbidisce affatto agli imperativi della ragione (fonte: Wolfgang Sofsky “Rischio e sicurezza” Einaudi)

Quarto elemento: la conoscenza

Il sapere non produce sicurezza. Perché più si sa più si diviene consapevoli di tutto ciò che non si sa e più si sviluppa la sensazione di essere circondati da pericoli. (fonte: Wolfgang Sofsky “Rischio e sicurezza” Einaudi)

Quinto elemento: l’insicurezza

Una paura specifica è un sottoprodotto di una dimensione molto più ampia: l’insicurezza. O anche un modo per richiamare l’attenzione istituzionale sul disagio crescente provocato da ampie modificazione del vissuto sociale e delle politiche pubbliche.

(fonte: Francesca Vianello - Dario Padovan Criminalità e paura: la costruzione sociale dell’insicurezza)

Sesto elemento: paure personali, preoccupazioni sociali e mass media

“Da un lato si può osservare come, da un’insicurezza saturata dalla paura personale si sia passati all’egemonia delle forme di preoccupazione sociali che riorientano le paure personali. Dall’altro, si può dire che, quando le argomentazioni politiche veicolate dai media si concentrano sull’insicurezza, esse si configurano come una strategia messa a punto dagli attori (sociali, politici o istituzionali) impegnati sul fronte dell’insicurezza e della preoccupazione sociale per mobilitare e chiedere alleanze, agitando il tema della paura personale.

(fonte: Francesca Vianello - Dario Padovan Criminalità e paura: la costruzione sociale dell’insicurezza)

 

Bisogna perlomeno prendere in considerazione la possibilità che “i sistemi d'informazione tendano a disseminare tra i forti consumatori mediali un senso d'allarme e d'insicurezza sociale diffusi, presumendo che il tutto avvenga sullo sfondo di un nuovo progetto normativo in cui la paura (per il terrorismo, la criminalità o la decadenza morale) diviene anche una dimensione politica creata ed alimentata ad arte dall'èlite del potere per indurci ad adottare i suoi provvedimenti (come azioni belliche altrimenti impopolari) o, in altri casi, per distrarre l'opinione pubblica verso fenomeni o pericoli isolati, fornendo così la possibilità di evitare problemi più gravi che le istituzioni non sanno o non vogliono affrontare”.

(fonte: Marco Di Tommaso http://www.tesionline.it/ricerca/parola-chiave.jsp?keyword=marco%20di%20tommaso)

Per ritornare alla fotografia: “lo strumento è sì meccanico, ma è chi lo utilizza a scegliere il dove, il quando, il come e il perché inquadrare un determinato fenomeno … la fotografia non rappresenta delle verità fattuali … (ciò sarebbe) una visione riduzionistica e frammentata della realtà che poco si addice a confrontarci positivamente e in modo sostenibile con la complessità che ci circonda … ma esprime delle verità emotive”.

(fonte: http://www2.comune.roma.it/museozoologia/convegnoambiente/convegnoambiente/testi_02.html)


by Carlo Mazzucchelli last modified 04-12-2006 16:17
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