Cantico di tutte le creature
C’è il racconto della salamandra, del gabbiano, della cavalletta. E poi quello della medusa e del corallo, della balena e dell’ippopotamo. Bastano quaranta convergenze per risalire all’origine delle specie viventi di Sylvie Coyaud (dall'inserto culturale del Sole 24 Ore - domenica 12 novembre 2006) Più che di una "one-man" enciclopedia, come ha detto la critica anglosassone, è una summa esuberante di ciò che Dawkins sa. "Sulla falsariga dei Racconti di Canterbury", ci porta a ritroso nel tempo, in un viaggio "verso l'alba della vita... scandito dalle quaranta pietre miliari naturali e dagli altrettanti rendez-vous che lo aricchiranno". Giù per l'albero genealogico di tutte le creature, a ogni rendez-vous, incontriamo il "contenato", l'antenato comune ai gruppi che si ritrovano alla biforcazione tra un ramo e l'altro. Di lui ci vengono narrate comparsa, estinzione o strategie di adattamento. Accompagnati dalla sua discendenza, proseguiamo il cammino verso l'Ur-contenato. La prima di molte sorprese è nell'indice: bastano 40 convergenze per arrivare all'origine di tutte le specie, anche se i racconti sono molti di più perché qualche parente del contenato ha avuto avventure imperdibili, si è estinto o ramificato o è sopravissuto, spesso grazie a una forma di convivenza con un organismo del tutto estraneo. Il narratore è Dawkins che filtra e intesse una stupefacente quantità di ricerche altrui. Non nasconde le lacune e le controversie, aggiunge accenni autobiografici, riflessioni su problemi odierni scientifici e non. A proposito dell'ossessione per la nomenclatura e i suoi confini arbitrari, nel racconto della Salamandra "scende in campo contro la tirannia della mente discontinua". Fa l'esempio dei gabbiani, "specie anello" come le salamandre. Se li seguiamo attorno all'emisfero nord in direzione della Siberia, i gabbiani reali (Larus argentatus) diventano sempre meno "reali" e s'avvicinano ai gabbiani zafferano (Larus fuscus). "Ai singoli stadi del percorso, sono ancora abbastanza simili da potersi incrociare... fino a quando non si raggiunge l'estremità del continuume l'anello si morde la coda. In Europa, l'argentatus e il fuscus non si incrociano mai". Salamandre e gabbiani servono a mostrare nello spazio il continuum che si verifica sempre nel tempo, e altro ancora. Mettiamo che sia accaduto anche a noi e agli scimpanzé di essere una specie anello, di ibridarci al centro della Rift Valley e di essere incompatibili a nord e a sud. "Come cambierebbe il nostro atteggiamento verso le altre specie e in generale verso le apparenti discontinuità?". Saremmo ancora così specisti, così razzisti? La "tirannia" e il razzismo tornano nel racconto della Cavalletta, sotto una foto del presidente del Kenya, Daniel Arap Moi, e di Colin Powell. L'ex Segretario di Stato è un "nero" nel proprio Paese, ma si vede benissimo che nel continuum tra "negritudine e bianchezza" si colloca piuttosto dalle parti dell'autore (nato a Nairobi). Ogni tanto Dawkins se la prende con i creazionisti e da "gioviale Oste di Chaucer", che nell'introduzione ha promesso di interpretare, si trasforma nel predicatore del suo ultimo saggio, The God Delusion (Bantam, pagg. 406, 20 sterline), un mattone contro i monoteismi intesi come armi di distruzione di massa. Per fortuna, qui gli passa subito. Neanche il tempo di dirci che se va avanti così, piantiamo lì il pellegrinaggio e torniamo a casa, siamo catturati di nuovo. Da un'associazione d'idee inattesa, dalla descrizione meravigliosa e meravigliata di un animale, dall'"orologio molecolare" che consente di datare le mutazioni, o da un altro meccanismo biologico. Incantati da quello che scrive e da come lo scrive, lo seguiamo per quattro miliardi di anni fino a "Canterbury ", alle molecole racchiuse in una membrana che inventarono la riproduzione. All'inizio, le tappe sono di decine di migliaia di anni fino al contenato nostro e di Neandertal, di pochi milioni di anni fino a quello condiviso dagli scimpanzé o da entrambi e dai gibboni. Poi si allungano. Dopo l'ornitorinco 180 milioni di anni fa, bisogna superarne altri 130 milioni, il lungo impero dei dinosauri, per raggiungere quello che ci imparenta agli uccelli e ai rettili del Carbonifero. Un rendez-vous spettacolare avviene a 590 milioni di annida oggi con insetti, vermi e molluschi e i loro dieci racconti.Con scienziati e scrittori ai quali l'autore rende omaggio: Darwin, ovviamente, J.B.S. Haldane dal quale viene mutuato il racconto del Cirripede, Matt Ridley, Orwell, i genetisti Motoo Kimura, Tomoko Ohta (le donne sono sempre elogiate con particolare calore), John Maynard Smith, l'amico morto nel 2004 al quale il libro è dedicato. Con le teorie sull'esplosione del Cambriano o l'estinzione della fauna di Ediacara. Con certi sprovveduti redarguiti da Dawkins che si autocita a lungo. Di nuovo con il tema della continuità genetica. Quand'eravamo ancora fra noi primati, scoprivamo che un gene per il gruppo sanguigno poteva renderci più parente di uno scimpanzé che di un nostro figlio, e ora che, se ci scambiassimo un gene architetto con un moscerino della frutta, cresceremmo entrambi normali, con le ali e le braccia al loro posto. Al rendez-vous 28 (Cnidari) con la Medusa e il Corallo costruttore di scogli, siamo a 1,2 miliardi di anni, circa un terzo del cammino, e ci aspettiamo ancora tante processioni di muffe, felci, graminacee, rose, diatomee e microbi. Invece restano solo 70 pagine e un racconto a testa per una spugna, un coano flagellato, un cavolfiore e una sequoia, una mixotricha, il "miscuglio di peli" che sta nell'intestino delle termiti le quali ne sfruttano "i talenti biochimici", e un rhizobium, il batterio che "inventa la ruota", cioè il flagello e il moto proprio. Certo, l'albero affonda le radici nel tempo profondo e buio, però avremmo voluto più creature minime che prosperano a temperature, pressioni, acidità, salinità letali per quelle grosse e sembrano venute da un altro pianeta. Ma a Dawkins, e agli altri lettori presumiamo, interessano soprattutto gli animali, l'uccello elefante, l'axolotl, l'ippopotamo cugino della balena. E noi, pronipoti del colugo e della lampreda, del rotifero e della nereide che guardiamo le nostre piccole diversità per dividerci, invece di ammirare quelle immense che abbiamo ereditato e ci uniscono al resto della vita.
Richard Dawkins, Il racconto dell'antenato, traduzione di Laura Serra, Mondadori, Milano, pagg.598 illustrate, euro 35
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