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complessità , teoria delle reti, networking e collaborazione
1] La complessità come metafora dello sviluppo
Carlo Mazzucchelli
Primo pomeriggio (giovedì 16 Novembre 2006) La complessità come metafora dello sviluppo
Fino ad oggi la complessità è stata affrontata .. semplicemente. Forse anche banalmente. E’ vissuta sull’emozione di alcuni slogan. Uno per tutti: “sull’orlo del caos”. Che è tanto folcloristico quando scientificamente senza senso. E’ stata parcellizzata in specializzazioni. Esistono almeno cinque “mondi” che possono essere ricondotti alla “complessità”:
E’ mancato uno sforzo di finalizzazione, di immersione nel reale. La complessità non è diventata cioè la cultura di riferimento delle classi dirigenti perché non ha fornito nuove chiavi di lettura ai problemi più rilevanti del nostro tempo Per costruire una nuova cultura di sviluppo è necessario innanzitutto sintetizzare ed immergere nel reale la metafora della complessità. La metafora dell’isola può essere la sintesi più adeguata per comprendere le dinamiche dello sviluppo.
Ma il profeta non disegna i dettagli dell’isola. Non ne stabilisce le coste, non ne eleva i monti, non ne convoglia i fiumi. Egli riesce ad immaginare che le onde di un tratto di mare possano stare insieme alte ed orgogliose per sempre, trasformando la loro spuma in roccia perenne. Ma poi lascia che le onde disegnino l’isola! Che ogni onda decida se diventare roccia, sabbia, monte o fiume! Egli fa solo in modo che questo disegnare sia sempre coerente e porti ad un’isola bella per lui e per le onde. Un isola nella quale ogni onda senta l’orgoglio di essere fiore o sabbia. L’orgoglio di essere quel fiore o quella sabbia che ha dato senso al suo navigare nel mare e che trasforma la sua voglia di trasgressione in un nuovo presente. Il profeta che è riuscito, profetando, mobilitando e portando ad unità, trasformare un volgo di onde in un’isola, ne diventa il naturale re. Il problema è che le onde, quando diventano isola, poi si dimenticano di essere state onde … La metafora dell’isola è stata sviluppata partendo dalla metafora nascosta della complessità, cioè dalla meccanica quantistica. Che, invece di essere una metafora nascosta ne è (nascostamente forse) la metafora di fondo. Questa sintesi può essere immersa nel reale. Lo si può fare usando come attore di riferimento l’organizzazione che sta a metà strada tra individuo e ambiente. I nostri prossimi incontri.
InformazioniIngresso e partecipazione ai nostri incontri sono liberi. Per iscriversi e confermare la partecipazione scrivere a redazione@complexlab.it o compilare la scheda apposita disponibile sul portale: registrami oppure telefonare a Carlo Mazzucchelli al seguente numero: 348 2511 619. Per ricevere maggiori informazioni sull’iniziativa scrivete a info@complexlab.it oppure telefonate a Carlo Mazzucchelli 348 2511 619 o skype:cmazzucc |
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Un processo di sviluppo nasce da attori trasgressivi che hanno in uggia per qualche ragione il presente e che riescono ad immergersi nella rete di opportunità e di risorse nuove o che non sono ancora utilizzate. Solo con la voglia di trasgredire il mondo che esiste, si riesce a surfeggiare liberamente e gioiosamente tra le onde. Le risorse e le opportunità sono solo potenzialità, sono volghi dispersi che si muovono con il ritmo di onde, che a volte si alzano orgogliose, ma, poi, ritornano mare e piangono il loro orgoglio effimero. Perché il surfeggiare non sia un vagare senza fine che fa perdere senso alle onde, è necessario che qualche onda speciale riesca a profetare. Cioè ad immaginare quello che ancora non c’è: che queste onde possano stabilizzarsi in isole. Così questo surfista audace e generoso raduna il popolo delle onde raccontando il suo sogno di una nuova isola. E le onde accorrono perché non aspettano altro: dopo tutto ogni onda, alla fine,vuole trasformarsi in un’isola.