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Dell' Utri resta in carcere. La Cassazione nega la liberazione anticipata

Una decisione inumana e incomprensibile, quella sul caso Dell'Utri, che non tiene in alcun conto le gravi condizioni di salute del detenuto. Perché la legge viene applicata così rigidamente soltanto in certi casi?

Nel Paese che condanna ad appena 16 anni di carcere un uomo che ha ucciso a coltellate la sua ex fidanzata, un malato di 76 anni è costretto a morire in galera a causa di un reato che nemmeno esiste. In nome della "gravità" del reato commesso, la Cassazione ha negato a Marcello Dell'Utri la liberazione anticipata dal carcere: è una decisione inumana e incomprensibile, una risoluzione che non tiene in alcun conto le gravi condizioni di salute in cui si trova il detenuto. Perché la legge viene applicata così rigidamente soltanto in certi casi?.

Questa vicenda rappresenta uno scorcio di giustizia Italiana che continua a far parlare di sé. Da una parte i 16 anni di carcere inflitti a colui il quale, a Magnago – provincia di Milano – ha ucciso la ex fidanzata a coltellate, dall'altra la Cassazione che nega la scarcerazione a Marcello Dell'Utri, un tema sul quale si è assistito negli ultimi tempi a una massiccia mobilitazione di giornalisti, politici, intellettuali.

Negli anni abbiamo assistito a condanne ridicole e assolutamente non proporzionate al reato commesso, mentre con Dell'Utri si è deciso sin da subito di utilizzare la massima severità. Al detenuto si sta riservando un trattamento disumano, e quest'ultima decisione ha il sapore di una condanna a morte. Marcello Dell’Utri è la vittima consapevole di un bizantinismo giuridico: il reato per il quale è stato incarcerato, e che ha impedito di fatto la liberazione anticipata, è qualcosa di rarefatto e inconsistente, una norma che non è nemmeno presente nel codice penale. Nonostante l’evidente incompatibilità con la detenzione carceraria – certificata anche dai medici - la Cassazione ha deciso di negargli la possibilità di curarsi dignitosamente, infliggendogli un’autentica condanna a morte.

In un Paese che spesso si dimostra indulgente con pedofili e assassini, un malato 76enne viene trattato in maniera barbara, disumana. In Italia, purtroppo, la rigidità legislativa viene applicata del tutto arbitrariamente, a seconda dei casi. E il caso Dell’Utri lo dimostra fin troppo chiaramente. Negando a Dell’Utri la liberazione anticipata, infatti, la Cassazione lo ha trasformato in un vero e proprio prigioniero politico. In nome di un reato ambiguo e inconsistente, la Cassazione ha condannato un 76enne malato ad altri mesi di agonia, ad una detenzione evidentemente non compatibile con il suo stato di salute. Mi chiedo perché una simile rigidità non venga applicata anche con i pedofili, con i pluriomicidi, con i criminali veri, ma non riesco a darmi una risposta.

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Stefano Maullu

Stefano Maullu

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