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Politica, diritto e mercato

sergio sabetta


Politica, diritto e mercato

-Leggendo Dewey -

( Pubblicato su Altalex )

Nella necessità di regolare i comportamenti umani, che come tali costituiscono atti morali che influenzano il tessuto sociale, poniamo in essere normative di restrizioni dell'agire che nelle loro valenze fisiche perdono l'unità del senso acquisendo una valenza autonoma, vita propria che diventa strumento di potere per alcuni agenti.

L'interpretazione di tali norme avviene come persuasione autoritativa, anziché come scoperta degli effetti e del perché dell'andare verso una tale interpretazione, si perde di fatto l'unitarietà del senso dell'agire in favore di un tecnicismo immediato, utile ma di breve respiro. E' vero che la successione dei passi comporta il percorso, ma è la visione dell'insieme che permette di poggiare il piede sicuro e di perseguire una meta.

Vi deve essere quindi chiara la volontà di tessere scienze di per sé progressivamente frantumate, in modo da leggere unitariamente come in una trama il risalire dal particolare all'unità.

Nel passaggio da un giustificazionismo logico delle strutture esistenti alla esaltazione della dinamicità dell'agire e del creare si possono liberare forze che riducono l'uomo ad un puro aspetto economicistico quale risultante del rapporto tra scienza, innovazione tecnologica, economia e finanza. Si invoca pertanto l'estetica quale gratificazione dell'animo che permetta all'uomo di non trasformarsi in macchina economica, la solidarietà quale contraltare di sogni falliti e tonico dell'animo.

Dewey, individua la necessità di trasferire il centro della vita morale dal compito di seguire norme e mete fisse a quello di scoprire i mali e di fornire i metodi atti ad eliminarne le cause, vi è una soggettivizzazione dell'azione e conseguentemente dei giudizi che da assoluti diventano specifici, ma nella serie di frantumazioni viene a dovere cercarsi il filo di congiunzione.

Si affrontano astrazione e generalizzazione come facce di una stessa medaglia, con una si libera un fatto circostanziato dal suo essere rendendolo pluralmente utilizzabile con l'altra si provvede all'uso, in tutto questo processo viene a mancare la certezza della sua bontà per il caso singolo.

“Avere uno scopo è limitare, scegliere, concentrare, raggruppare” (Dewey), sono i fini differenti che permettono le classificazioni e la valutazione dei risultati.

La complessità viene ridotta non attraverso assolutizzazioni concettuali ma per mezzo di catalizzatori per obiettivi, questo frantumare per fini la complessità necessita di nozioni, teorie e sistemi elaborati quali ipotesi per azioni che li possano o meno confermare. “Essi sono strumenti” si che il loro valore risiede nella possibilità di essere utilizzati concretamente nell'agire quotidiano.

Il venire meno delle categorie assolute porta ad una relativizzazione individuale si che l'etica da esterna diventa interna, senza per questo potere ridursi ad un puro aspetto economicistico pena la lenta disgregazione sociale del pubblico ed il formarsi di nuovi potentati che agiscano quali attrattori ed ordinatori non di cittadini ma di clientes. Lo stato perdendo coesione nella globalizzazione economica e sociale, perde il dogma della sovranità, fine per il quale esistono tutte le altre società ed organizzazioni, ma fatica anche a diventare un regolatore e un moderatore, senza tuttavia potere rinunciare a tale ultima funzione, mentre nuovi cementi culturali vengono a formarsi in termini sovranazionali.

La politica, presa tra i fuochi del venire meno delle vecchie ideologie e l'impeto della globalizzazione economica, non può tramutarsi in puro marketing, vendita di un prodotto preconfezionato più o meno buono, ma deve essere matrice per la progettazione di soluzioni quali risposte alle esigenze e aspettative legate ai bisogni e ai valori dei singoli, in un profondo equilibrio tra gestione del quotidiano e prospettiva per il futuro.

Nasce l'esigenza di attivare una comunicazione e una partecipazione bi -direzionali quali modi per universalizzare leggi e fini morali, di cui tuttavia occorre costantemente sperimentarne e verificarne la bontà.

Se l'autorità esterna soffoca il pensiero le difficoltà lo esaltano e questa continua elaborazione dovrà avvenire non contro il mercato, ma dentro al sistema e con il sistema, pilotando il sistema e in tal modo evitando che l'umanità diventi “una razza di mostri economici” ( Dewey).

Il senso continuo di stabilità di qualsiasi struttura è puramente illusorio se solo si consideri il continuo mutare interno ed esterno e questo vale ancor più in presenza del mercato, se poi da questo togliamo le regole della gara o le alteriamo fraudolentemente si otterrà di fatto un “conflitto a bassa intensità”, espressione coniata dai militari americani durante la Guerra Fredda per descrivere la guerriglia e il terrorismo.

I tipi più aggressivi tenderanno ad imporsi con tutti i mezzi indipendentemente dalla bontà delle loro idee e dei loro prodotti in una produzione selvaggia che porta ad un accaparramento corsaro delle risorse, verrà meno la possibilità per il singolo di scegliere il tempo del moto costringendolo ad una corsa continua in cui cresceranno i caduti parallelamente al risentimento e alla ricerca di potenti a cui affidarsi. Si formerà di fatto una doppia spinta, la necessità di crescita di una forza coercitiva al fine di contrastare le forze centrifughe e il sorgere di nuovi potentati e reti di fatto autonomi in grado di fornire protezioni.

Sorge chiaramente la necessità di porre regole, dopo una prima fase anarchico - economica inevitabile al momento dell'esplodere della crescita, alla concorrenza per temperare l'eccesso di individualismo, salvaguardando la coesione e la dignità del singolo, regole che difficilmente potranno essere imposte dai singoli stati se non associati fra loro, d'altronde gli esseri umani hanno predisposto istintivamente dei meccanismi psicologici di cooperazione per lo scambio di lavoro e informazioni (Soer- Wilson) spetta a noi e in particolare al pubblico deputato al coordinamento sociale rendere effettiva tale potenzialità .

Occorre trasformare le esplosioni di crescita economica in crescite graduali, considerando la qualità della vita e le perdite umane che vogliamo accettare, infatti dobbiamo indurre gli altri ad alzare la qualità non abbassarla per competere, trasformando la competizione economica in un assoluto del XXI secolo come nel XX vi fu la competizione militare, nuova ideologia che giustifica con una logica aristotelica il nuovo intreccio di poteri; come chiarisce Dewey, i grandi sistemi non sono immuni da spirito partigiano e nel sostegno che forniscono agli interessi consolidati fanno “sfoggio dei simboli del pensiero rigoroso e della dimostrazione stringata”, occorre sempre verificare gli interessi che hanno sostenuto e di cui possono essere diventati sostegno di fatto acritico.

L'eventuale rottura traumatica del sistema, a parte il suo naturale progressivo esaurimento e la trasformazione in un nuovo sistema, può avvenire solo ad opera di una parte della leadership che a causa dei costi crescenti di mantenimento del sistema stesso teorizzi il rovesciamento di parte del sistema e di quella parte di leadership ad esso collegata, in altre parole non è che un conflitto interno alla leadership con la creazione di una nuova leadership frutto in buona parte di cooptazione. Il sistema una volta in divenire si autoalimenta fino a portare a possibili conclusioni impreviste.

Tutti i cambiamenti del modo di pensare e la creazione di nuova realtà avvengono sempre con reazioni a catena, sotto l'influenza delle idee di pochi soggetti forniti di collegamenti multipli e brevi, con conseguente annichilimento di una parte e crescita della restante.

Bibliografia

  • M. Kolder, Le nuove guerre, Carocci Ed., 2003;

  • CEMISS, Reti criminali. Minaccia contro la democrazia e la sicurezza, Roma 3/2004;

  • C. Mazzucchelli, La democrazia nell'era del marketing e dell'immagine, Complexlab.com.;

  • D. Bressanini, Il teorema della torta, in “Le scienze”, febbraio 2004;

  • A cura di A. Massareti, Dewey, Ed. Il Sole 24 Ore, 2007;

  • Jean Claude Ameisen, Morire per vivere, in “Le Scienze”, aprile 2004;

  • F. Alberoni, Genesi, Garzanti, 1989.


by sergio sabetta last modified 06-02-2008 16:23
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