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Il potere politico e la gestione della complessità sociale

Sergio Sabetta

Tra intuizione,  esperienza e problem solving


    La decadenza di un sistema dipende per Deutsch dalle perdite connesse al flusso comunicativo relative alla capacità di :

•    Ricezione dei canali comunicativi.
•    Guida e coordinamento sufficientemente rapido sul comportamento dell’organizzazione stessa.
•    Profondità della memoria, ossia affievolimento delle possibilità di immagazzinamento degli strumenti mnemonici.

fotoOgni politica avviene mediante tentativi per approssimazione successiva ed il sistema politico nel suo insieme ha secondo Luhmann come funzione prevalente la “riduzione della complessità” della società mediante decisioni collettivamente vincolanti.
Ne deriva che nei sistemi politici complessi vi è una distinzione di ruoli fra politica e amministrazione, mentre per la politica la sua razionalità peculiare ha come obiettivo la vittoria elettorale quale mezzo per occupare le cariche pubbliche, per l’amministrazione la razionalità è di tipo decisionale, orientata a criteri di efficienza secondo termini di garanzia normativi, si che l’influenza politica sull’azione amministrativa è solo parzialmente legittima.
La politica è fornita di autodeterminazione in quanto fissa i criteri selettivi nei rapporti con l’ambiente e nella formazione della classe politica dirigente, modificandoli in caso di necessità.
L’autonomia del sistema d’altronde dipende dalla possibilità di usufruire del tempo necessario ad agire sugli impulsi derivanti dall’esterno, selezionando cause ed effetti. Per usufruire di tale autonomia il sistema politico deve possedere un’ampia riconoscibilità nel proprio ambiente sociale, ossia di un “credito” che non deve essere continuamente contrattato, inoltre vi deve essere un pluralismo sociale che permetta al potere di trattare bilanciando le diverse parti sociali.
Luhmann afferma che la complessità interna politica deve essere mantenuta ad un livello corrispondente a quello dell’ambiente sociale, interviene il problema dell’architettura di controllo, al contempo la complessità di un sistema politico non può essere maggiore della sua capacità di ridurre e controllare la complessità stessa.
Il sistema politico deve pertanto da una parte regolare e “verbalizzare” la lotta, dall’altra “assorbirla” all’interno del sistema, ma il crescere della complessità aumenta anche in modo corrispondente i rischi interni al sistema.
Le procedure di legittimazione e l’orientamento giuridico solo parzialmente possono limitare l’arbitrarietà del sistema decisionale del potere, il quale in realtà è limitato, secondo Luhmann, dall’orientamento prevalente secondo interessi e non secondo valori oltre che dalla riflessività del potere stesso, in altre parole è l’opportunismo a stabilizzare il sistema secondo dei precisi interessi, ma è anche l’opportunismo che lo può bloccare.
L’istituzionalizzazione dei procedimenti non sono altro che le modalità in cui avviene l’arbitrio, rendendolo per tale via tollerabile in quanto parzialmente controllabile dalla comunità.
Vi è un rapporto diretto tra complessità e potere, questi non è altro che la possibilità di ridurre la complessità altrui selezionandone le alternative possibili, infatti che cosa è il potere se non altro che la possibilità di controllare la selettività del sistema?
Altri porranno la decisione così selezionata da terzi come presupposto per le proprie decisioni, questo indipendentemente dal loro gradimento.
Il superare una certa soglia di complessità porta alla riflessività del sistema, ossia il potere viene ad essere influenzato da azioni esterne ambientali, ma il potere ottiene l’obbedienza solo se vi è una constatazione generale delle sue maggiori possibili alternative rispetto a colui che ne soggiace.
Vi è di fatto una riduzione delle alternative che sarebbero scelte spontaneamente dall’interessato, si che vi è una perdita progressiva dell’aspetto coercitivo sulla volontà a favore di una neutralizzazione della volontà, tutto questo avviene attraverso la comunicazione sociale in cui tutti, compresi i detentori del potere, diventano comunicatori e destinatari di comunicazione (Luhmann).

Questo porta a far sì che venga favorita una visione a tunnel del cittadino, anzi questa non solo accade ma è necessaria in una moderna economia quale conseguenza della imperante specializzazione. Gli stessi politici sono incapaci di un controllo completo degli eventi se non in termini olistici e per momenti, come le attività economiche in molti casi sono prive di un responsabile se non per settori senza che vi sia un governo completo dell’intero processo produttivo altrettanto avviene per la politica con il crescere della complessità ed il suo frantumarsi.
Fuori dall’ipotesi di un obiettivo specifico da perseguire l’attenzione viene concentrata sul variare del livello di rischio dell’attività organizzativamente complessa, solo nel suo manifestarsi a determinate soglie sorge la necessità oggettiva di un responsabile e vi è la focalizzazione dell’attività politica, altrimenti volta a creare spazi di potere da strutturare in rete.
D’altronde come è stato da più parti osservato la complessità derivante dalla globalizzazione, nel rendere instabile la struttura, aumenta le difficoltà della governabilità senza che per questo vi sia un impoverimento produttivo, quello che aumenta sono la velocità delle onde di crisi e la loro difficoltà di gestione.
Peraltro se da una parte si diffonde un senso di impotenza negli individui con una possibile ricerca salvifica a cui la classe politica può fornire risposte messianiche, dall’altra vi è una possibile deresponsabilizzazione della stessa classe politica auto-ridottasi alla ricerca esclusiva di propri benefici, considerata la complessità della governabilità dell’insieme e la riduzione della stessa a visioni settoriali a tunnel.

Proprio la visione a tunnel permette la ingegnerizzazione della soluzione del singolo problema, questo in ogni campo dall’economico al giuridico fino allo stesso informatico, si parla di approccio top-down con una visione di insieme ragionata per varianti (Systems Engineering), sostanzialmente un pensiero sistemico appoggiato su principi cardine e suddiviso in fasi di risoluzione.

Tuttavia il ruolo del politico e in particolare dello statista è di possedere una doppia visione, quella della soluzione immediata dei problemi della comunità con l’aiuto dei tecnici e quella più ampia proiettata nel futuro della connessione dei vari problemi con una visione probabilistica dell’insieme ed una sua eventuale proiezione, questo tuttavia si scontra con l’impossibilità della complessità ecco intervenire l’intuito quale strumento che anticipa ciò che non risulta dall’osservazione e completa ciò che è dedotto dalle conoscenze già possedute. Come dice Poincaré la logica e l’intuito hanno ciascuno un proprio compito e sono entrambi indispensabili (La valeur de la science, 1905, pag. 29).
Ma l’intuito è formato in parte dall’istinto il quale agisce su alcuni aspetti fondamentali della personalità e quindi del proprio comportamento e della lettura dell’altrui condotta (Konrad Lorenz).

Nei comportamenti e nelle direttive razionali dell’uomo non può essere eliminato il rischio, si può solo tentare di calcolarlo per approssimazione, viene meno il problema dell’induzione come capacità di prevedere il futuro dal passato o ciò che non è visto da quello che è osservato, l’induzione è per ciò un procedimento fallibile (Black).
La scienza ma anche la conoscenza in generale procedono con il metodo del trial and error, saltando di colpo da una singola osservazione a una congettura o ipotesi che poi si cerca di confutare (Popper), ed anche nel vissuto quotidiano vi è un tale metodo ma la confutazione non è cercata bensì casualmente trovata se non provocata e la congettura è frutto dell’elaborazione dell’esperienza quale storia personale, trama di fatti e di rielaborazioni del vissuto proprio e altrui.
Si può affermare che la crescita tecnologica non può eliminare l’intuizione come supporto all’analisi, a fronte del crescere esponenziale della complessità.


Bibliografia


•    K. W. Deutsch, I nervi del potere, Etas Kompass, 1972;
•    N. Luhmann, Potere e complessità sociale, Il Saggiatore, 1979;
•    N. Luhmann, Sistemi sociali. Fondamenti di una teoria generale, Il Mulino, 1990;
•    P. Senge, La quinta disciplina, Sperling & Kupfer, 1990;
•    N. Abbagnano, Storia della filosofia, Utet 1974.


by Carlo Mazzucchelli last modified 08-02-2008 19:58
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