Perché il buddismo non è una religione
(per gentile concessione di Paolo Bancale, fondatore del bimestrale "NonCredo" edito da "Fondazione Religions-Free" - il IV numero del 2010 del bimestrale , con l'articolo che segue, è scaricabile in formato .pdf nella colonna adiacente a destra). Per informazioni e per abbonarsi alla rivista "NonCredo" :
fremito fratto di fronde di pioppo minute sfondo di torbido turgido empito acqueo aria che frizza di spuma inarcata nel vento funi a contrasto che sfogliano spogliano rami voli perduti sperduti stortati su fiume che rugge. mi è questo il buddismo
(Arno a Ellera, piena del 25.12.2009)
Il cosiddetto buddismo è e non è una religione.La è nelle versioni che ammettono culto di enti soprannaturali. Non la è nelle versioni asciutte che ammettono solo lavoro su sé corpo-mente in vista di un lucido-mistico, trasformante-sobrio rapportarsi al fatto-mistero del mondo. In queste seconde versioni il buddismo non solo non è una religione, non è neanche un buddismo: nel senso che non è, che vuole non essere un ismo "buddismo". Vuol essere non altro che - oltre nome e forma, oltre parola e dottrina - nuda diretta esperita realtà. Non la sola realtà che conosce la scienza, cioè la totalità coerente dell'osservabile empirico e dell'inferibile logico, ma anche la realtà che conosce - se può usarsi il termine - la sapienza, cioè la totalità coerente del significativo esistenziale. Le due realtà, o i due aspetti dell'unica realtà, non sono contrastanti; sono anzi inseparabili. Il destino di morte che caratterizza la vita umana è un osservabile biologico, il dolore umano per questo destino è un osservabile psicologico, valutare le diverse risposte al destino di morte è compito sapienziale. Dire che la singola vita umana non è il centro dell'essere è constatare un fatto fisico, dire che il singolo io-vita si percepisce come il centro dell'essere è constatare un fatto psicologico, valutare le diverse risposte al contrasto tra l'oggettivo e il soggettivo, tra l'ontologico e l'egoico, è compito sapienziale. Il buddismo non-religione, il buddismo non-buddismo si vuole precisamente visione sapienziale realistica della realtà. Se è altro è fallito. Sono visioni sapienziali non realistiche le rivelazioni religiose, le mitologie antropomorfiche, molte filosofie e ideologie; sono visioni realistiche non sapienziali la scienza, le scienze. Il buddismo non ismo è docile perfetto accordo con la scienza (comprese le incertezze, le lacune, gli errori, le autocorrezioni della scienza) ma non si esaurisce nella scienza, perché considera il mondo della scienza anche come un congegno propizio, se preso dalla parte giusta, al conseguimento di risveglio/realizzazione/illuminazione; considera il corpo della natura, il borgesiano aleph, anche come dharmakāya, corpo di dolore e splendore capace di generare esperienza esistenziale di verità. Si dirà: non c'è solo il tuo buddismo non-buddismo. Ci sono buddismi iperbuddisti - mitologici, devozionali, magici, parrocchiali, teocratici, fanatici, settari; c'è una scolastica buddista non meno intricata, non meno spaccatrice di capelli, non meno UCAS (Ufficio Complicazione Affari Semplici) della più eristica scolastica cristiana. Risposta: ebbene sì, basta inoltrarsi anche solo nel Dizionario del Buddhismo di Cornu o nei capitoli sui buddismi orientali e occidentali del quarto volume della Storia delle religioni di Filoramo e ci si ritrova coscienziosamente smarriti per una religioso-cultuale, religioso-claustrale, religioso-intellettuale selva oscura. Tuttavia: 1) anche il buddismo non-buddismo, il buddismo da lasciare come scala quando sei sull'albero o come zattera quando sei sull'altra sponda o come stadio di razzo quando sei in orbita o come docente esterno quando ormai impari dalla tua diretta personale esperienza ("se incontri il Buddha per la strada uccidilo") ha solide basi dottrinali; 2) io sono uno che agli ismi preferisce comunque la realtà, a una dottrina di parole la dottrina della riva di ciotoli e sabbia, la dottrina della rapida di torrente, la dottrina della montagna. Proviamo a terminare con un canto del mio arciguru Milarepa rivolto al curioso di templi e monasteri celebri, di maestri prestigiosi e di libri Reciungpa: Figlio mio, come Gompa può bastare il tuo corpo; Come Lama può bastare la tua mente; Come testo può bastare il mondo esterno;
Luigi Lombardi Vallari, Professore ordinario di Filosofia del Diritto presso l’Università di Firenze. Scarica gli allegati
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pubblicato il 07 Settembre 2010
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