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ComplexLife: l’innovativa Formazione Complessa - basta con le balle!

 2  aprile 2009

 

Uno, nessuno, centomila
Luigi Pirandello

Esperienza 1 – team building in barca a vela: “Veramente piacevole questa esperienza formativa outdoor – in barca a vela per il team building!  Oggi abbiamo persino simulato il salvataggio del collega K che stava per ribaltarsi dalla barca – bella esperienza di spirito di gruppo!”

The day after – in ufficio: “Ma perché abbiamo salvato quel casinista di K – qui in ufficio fa solo pasticci!”

Esperienza 2 – organizzazione e pianificazione di una impresa di gruppo in alta montagna: “Apprezzo la mia azienda che investe soldi e giornate di lavoro per farci comprendere come raggiungere un obiettivo importante in condizioni molto disagiate. Ho imparato molto, soprattutto dal collega K che, grazie alla sua indiscussa bravura sciistica, ci ha guidati al successo attraverso una difficile e decisiva strettoia!”

The day after – in ufficio: “K farebbe meglio a rimanere in montagna – solo lì è bravo, con gli sci ai piedi! Qui in ufficio continua a usare i piedi, ma per ragionare e gestire la contabilità – un casino!”

Forse… K-in-montagna (o in barca) non è lo stesso di K-in-ufficio…?!

Forse… anche Io-in-barca (o in montagna) non sono lo stesso di Io -in-ufficio…?!

Nel qual caso, la situazione diventa alquanto complessa…

La tentazione è di semplificare tale reale complessità  psicologica e cognitiva, ignorando il monito di Albert Einstein:

“Spiega le cose semplicemente come sono, ma non troppo semplicemente!” (poiché le semplificazioni eccessive… complicano!)

Chiunque abbia avuto l’umiltà negli ultimi 20 anni di aggiornarsi su discipline scientifiche quali le Scienze Cognitive avrà avuto modo di capire ciò che (per dirla con Gregory Bateson) “anche i bambini ormai sanno”, ossia:

“L’ Io è un palcoscenico di attori diversi” – David Hume

Il nostro “Io” non è un’entità monolitica, ma un insieme variegato di “stati di apprendimento e memoria” (Ernest Rossi)

In parole semplici, noi abbiamo capacità e meccanismi di apprendimento e di memorizzazione molto diversi, a seconda dei contesti ,delle situazioni ambientali ed emotive, dei dosaggi ed equilibri ormonali.

Ciascuno ‘stato’ rappresenta una nostra personalità diversa che impara e ricorda ciò che l’altra nostra personalità non impara né ricorda (eppure siamo sempre noi stessi…!).  Gli studi di ipnosi (M.Erickson, E.Rossi) dimostrano come certi ‘stati’ possano essere rivissuti (attivati) permettendo alla loro specifica memoria di emergere dall’oblio nel quale sprofondano in altri stati.

Noi siamo un coro di Personalità Plurime, come simpaticamente rappresentato dal brano del film “Mi sdoppio in 4” di Harold Ramis, USA 1996 (LINK al filmato).  In questo film, le diverse Personalità Plurime emergono, tutte insieme, per effetto di una fantasiosa clonazione.

Nella nostra realtà quotidiana, le Personalità Plurime si manifestano, una per volta, a seconda delle situazioni che attivano processi neuro-immuno-ormonali specifici per ciascun contesto, e con specifici comportamenti, apprendimenti e capacità mnemoniche.

Questo è il segreto delle matematicamente vincenti Strategie Miste (John Nash – premio Nobel 1994), che realizzano soluzioni ottimali proprio dall’alternanza probabilistica (mediante ‘dadi speciali’) di comportamenti diversi.

Insomma, sia Io che K, quando rientriamo in ufficio, rientriamo nel nostro contesto abituale, che abitiamo con le nostre speranze, ansie, soddisfazioni, frustrazioni, piaceri e sofferenze che quasi-nulla hanno a che vedere con ciò che viviamo durante piacevoli e divertenti esperienze montane o balneari .

Anzi, forse Io-in-ufficio, in cuor suo, pensa: “che stronzo Io-in-montagna, a divertirsi spensierato pensando di capire chissà cosa d’importante per il lavoro, mentre Io-in-ufficio mi faccio il mazzo con i soliti problemi che non è una gita aziendale in montagna a cambiare!” (tanto meno in begli alberghi, ville d’epoca o su campi di rugby…!).

Lasciamo da parte il valore simbolico, anch’esso importante, di tanta pseudo-formazione: un riconoscimento, una dimostrazione di investimento, un premio alla persona.  Ripeto: anche questo è importante.

Quanto invece all’efficacia e all’efficienza della formazione in sé, le discipline scientifiche sopra menzionate parlano chiaro: più ci si allontana dal reale contesto complesso di lavoro, tanto meno efficace ed efficiente sarà il processo di apprendimento e memorizzazione.

Inoltre, la formazione va guadagnata sul campo, responsabilizzandosi e assumendo l’onere della formazione attraverso una matura gestione del proprio tempo e spazio. Occorre sentire il valore del tempo ritagliato persino nello spazio dell’ufficio pur  di voler investire su se stessi con il supporto dell’azienda – non con un premio o regalo aziendale che, come tali, pregiudicano la maggior parte del valore formativo, soprattutto per la nostra diversa predisposizione cognitiva (l’Io-“portoghese”  o “scroccone” si attiva anziché l’Io -“imprenditore-di-sé”…)

E le aziende che vogliono sinceramente innovare , evolvere, far crescere la Cultura professionale aziendale, devono forse necessariamente ricorrere al ricambio generazionale e ai tagli di teste, seguendo l’amara considerazione del grande scienziato Max Planck ?

“Il trionfo di una nuova verità scientifica non si deve al fatto che essa riesce finalmente a convincere i suoi oppositori e a far vedere la luce, ma solo al fatto che infine i suoi  oppositori muoiono, e cresce una nuova generazione che ha familiarità con essa.”

Se per cambiare una mentalità, un paradigma o una Cultura occorre -persino nelle Scienze!- un ricambio generazionale, allora cosa fare in azienda…?!

In pratica, che fare?

Il ricambio delle teste non passa necessariamente attraverso la ghigliottina.  Anziché l’amputazione di una Cultura aziendale che si dimostra arretrata, possiamo sfruttare le Scienze Cognitive proprio per curarla.

Ogni cura passa necessariamente attraverso una malattia, una crisi, un disorientamento, una destabilizzazione. Occorre quindi una fase destruens nella quale il lavoro difficilissimo è innanzitutto quello di distruggere o smantellare vecchi paradigmi, dogmi e schemi mentali. Ma ciò crea ansia, angoscia, depressione, e chiunque, quindi, tende istintivamente a resistere negativamente all’ innovazione .

La fase destruens va quindi associata subito alla fase costruens, nella quale si ricostruiscono i paradigmi e gli schemi mentali sulla base delle conoscenze scientifiche più aggiornate.   Si ritroverà infine un nuovo orientamento e stabilità operativa consegnando anche alla ‘nuova testa’ che emerge da questo shock cognitivo un kit di ‘attrezzi’ (criteri pratici, concetti scientifici, comportamenti…) per affrontare le precedenti esperienze lavorative in modo nuovo con speciali ‘occhiali’, ‘bussole’, ‘dadi’, ecc…


shivanatarajainteroAncora più in pratica…?

Idealmente, l’optimum si ottiene con cicli destruens-costruens (il ballo di Shiva!) sul campo, ossia tra i colleghi, le scrivanie, i capi, i rumori e le mille abitudini che abitano lo spazio-tempo lavorativo.  Forse una Utopia …?

Meno idealmente, ma più praticamente, occorre affrontare la formazione con la consapevolezza scientifica dei nostri processi cognitivi, comportamentali e, soprattutto, decisionali con approcci sia tradizionali, sia innovativi.

·          Approccio tradizionale, ossia la cara e vecchia aula tanto disprezzata, e a ragione, quando diventa aula scolastica: tante file di sedie, maestro-guru ex-cathedra, comunicazione-lezione unidirezionale…    La tradizionale aula viene invece, già da tanti formatori, rivalutata simulando l’ambiente lavorativo: spesso open-spaces un po’ disordinati e rumorosi (ma vivi), con intenso dialogo bi-direzionale, affrontando problemi e decisioni pratici (seppur in forma di simulazione), ricostruendo l’atmosfera reale di tante riunioni interne o presso i clienti, suscitando e rivivendo l’unica cosa che conta veramente – le esperienze dei partecipanti.

  • Approcci innovativi, ossia tentando forme audaci di avvicinamento della formazione al campo reale, ossia l’ufficio, l’auto, il treno, la sede del cliente, il telefono, skype… ovunque e comunque si svolga realmente il lavoro.

Una Formazione al Lavoro che richiede approcci innovativi, quali:

  • Video-formazione o e-learning, quanto più visivo e interattivo possibile, direttamente sul posto di lavoro - qualunque esso sia (sul PC in ufficio, a casa se si lavora in remoto, in treno o in aeroporto, ecc…).  La formazione va guadagnata anche imparando a ritagliare il tempo, lo spazio e, soprattutto, l’attenzione e la concentrazione dall’habitat reale. E’ inutile infatti imparare a valutare, decidere e attuare decisioni in contesti ideali (silenziosi, senza interruzioni e distrazioni..) – sarebbe tutto più facile, troppo facile!
  • Percorsi sui ‘luoghi del delitto’, attraverso gli uffici, le scrivanie, le sale riunioni, gli uffici dei capi e del personale, le macchinette del caffé, ossia laddove si svolge realmente la vita lavorativa, affrontando problemi e concetti scientifici negli stessi luoghi dove verranno affrontati e applicati – in modo nuovo!
  • Brainstorming complesso, apprendendo prima i concetti fondamentali della Teoria della Complessità e delle Scienze Cognitive, per poi applicarli nei reali luoghi lavorativi per sviluppare, esercitandolo, il vero Talento nella Complessità: saper immaginare scenari possibili prima e meglio degli altri.

In questa modalità formativa, l’azienda e i partecipanti ottengono inoltre un vero quick win, ossia la produzione  in tempo reale di idee, di scenari complessi creativi, di opportunità e di possibili soluzioni ai progetti e problemi concreti posti durante il Brainstorming Complesso.

Lo scopo di ogni formazione dovrebbe essere quello di deformare, ossia ricablare schemi mentali, cognitivi e persino neurali (la neuroplasticità adulta dimostra che è possibile, ma è impegnativo…!).

Formare implica lasciar interagire le proprie esperienze reali con altre che sappiano disorientarle, destabilizzarle e motivarle quindi alla ricerca di un nuovo centro di gravità (permanente…?) costituito da nuovi schemi mentali, ‘occhiali’, ‘bussole’, ‘dadi’ e altri strumenti speciali donatici dalle moderne scienze.

Il cambiamento reale sarà obiettivamente verificato nel riportare le proprie esperienze nello spazio-tempo lavorativo e sorprendersi con un “wow! – vedo e capisco diversamente la stessa esperienza precedente, e ora agisco conseguentemente in modo diverso” (meglio o peggio, si vedrà!)

Un approccio cognitivo ai giochi complessi che è efficace sia nelle grandi organizzazioni complesse, sia nelle PMI - Piccole Medie Imprese – che hanno sempre più bisogno di ComplexManager che sappiano agire, a proprio agio, anche nel caos , sia per gestire l’attuale Crisi d’Impresa , sia per individuare gli interventi chirurgici esterni più efficaci con risultati e tempi certi ( Temporary Management ).

L’esperienza personale e professionale, prima e dopo la cura, è il patrimonio del soggetto che ha più valore e che può essere monitorato nel tempo.

Esperienze da vivere e rivivere, verificando i reali cambiamenti e le innovazioni intervenute nei propri comportamenti.  Esperienze da vivere e rivivere, sempre diversamente, autonomamente e con responsabilità, poiché…

“In definitiva, nessuno può trarre dagli altri, libri compresi, altro che quello che già sa. Chi non ha accesso per esperienza a certe cose, non ha neppure orecchie per udirle”Friedrich Nietzsche, Ecce Homo, 1888.

 

Nicola Antonucci

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pubblicato il 02 Aprile 2009

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