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complessità , teoria dei giochi, scienze cognitive

ComplexLife: CULTURA E KOAN - I PUNTATA : la Pace

Nicola Antonucci

(il testo in formato word  è scaricabile dall'allegato nella colonna adiacente a destra)Pace multilingua

Il Viaggio inizia…

 

“Se un cretino mi dice “tu sei cretino” e io mi offendo, allora il cretino sono io. Purtroppo, il cretinometro non l'hanno ancora inventato” - mio Padre.

Ho iniziato il mio viaggio trentennale proprio da questa considerazione.  Alla ricerca di cosa?  Non lo sapevo, ma molto ho trovato lungo il percorso.

Forse, persino, l’utopico cretinometro !

Un cretino può offendermi? Ha senso offendersi per le considerazioni di un cretino?  Oppure per gli insulti di un bambino…?  No…?!  

“La comprensione di una domanda è più importante e decisiva del contenuto delle sue possibili risposte”  - Umberto Galimberti 

(come dimostra Spoke di Star Trek nel  filmato a questo  LINK)

Anzitutto, chi è “Il Cretino”? Il cretino è uno che crede (dal latino credens ), ma “crede-punto!”  – senza una misura tra la verità assoluta e la verità falsificabile di una credenza. Crederà, per esempio, di essere integralmente intelligente, senza alcuna lacuna in una qualsiasi sua funzione cognitiva.

I cretini non dicono, né fanno, mai cretinate.

E’ forse questo un primo criterio pratico per stanare il cretino anche nelle persone al di sopra di ogni sospetto: persone colte, competenti, con elevate responsabilità e cariche aziendali…?  Fuochino!

Eh sì, perché sempre più spesso i cretini sono persone molto colte!

Un criterio pratico più articolato consiste nell’esprimere concetti ‘colorati’, con variopinte sfumature tra il ‘nero’ (l’oscurità delle affermazioni false) e il ‘bianco’ (l’abbagliante splendore delle Verità).  E’ sufficiente esprimere concetti plausibili, realistici o persino irrealistici.  Il cretino ti dirà che non sei una persona pratica, e te lo dimostrerà con considerazioni dogmatiche: “E’ così!”, “Lo so io che l’ho studiato!”, “Si fa da sempre così!”, “Tu non capisci!”, “Con te non si può ragionare!”… e te lo ripeterà almeno 3 volte salmodiando tutti i suoi dogmi estremi(sti) sradicati da indigeste letture e conoscenze.

Non saprebbe quindi apprezzare la frase che colsi da Luigi Firpo, con il piacere del paradosso e la perplessità del paradosso:

“La Cultura è ciò che rimane quando l’ultima nozione è stata dimenticata.”

Ma cosa mi rimane se ‘lobotomizzo’, anche parzialmente, le conoscenze accumulate in tanti anni di ‘bulimia informativa’?!

Ebbene: niente, se sono cretino, qualcosa se non lo sono!  Un qualcosa che emerge attraverso la mutevole maschera della cultura-nozionistica, e mostra la sottostante Cultura-vera, stabile, solida  ed esistenzialmente benefica.

Già - perché la Cultura-vera deve essere benefica e salutare, altrimenti che me ne faccio?  Gettiamola a mare, come sollecitava J.J.Rousseau - il genio-folle.

La domanda che mi trovavo allora ad affrontare era: Come e Perché è benefica questa ‘potatura’ di nozioni definita Cultura?

Alla ricerca della risposta, imboccai una nuova rotta con questo forte ‘verbo’ in poppa:

 “La Cultura è la capacità di misurarsi con le diversità”.

Ho capito, allora, che una sana e robusta ‘potatura’ di nozioni favorisce la fioritura di una Cultura capace di affrancarmi definitivamente dagli integralismi del  “vero-falso” , del “giusto-sbagliato”, del “normale-diverso”, quasi sempre associati alla contrapposizione “noi-altri”.   Una Cultura che mi apre alla comprensione di quanto c’è di sano nella percepita stranezza dello straniero.

Una Cultura che non è il risultato di conoscenze cangianti, ma di una stabile e completa struttura cognitiva.

Ho acquisito così una visione chiara, e persino quantitativa, per distinguere la Cultura (vera, con la “C” maiuscola) dalla cultura (nozionistica, con la “c” minuscola).

E per sognare un po’… forse, potremo anche realizzare il cretinometro!

You may say I’m a dreamer…   - Imagine, John Lennon

Ora, però, ripartiamo a spirale dall’inizio.

Se il cretino “crede–punto!”,  allora è, plausibilmente, una persona che sa tante cose, forse anche con gran cultura, e certamente conosce molto bene la distinzione tra Giusto e Sbagliato, tra Bene e Male, ma si caratterizza anche per una struttura cognitiva deficitaria in qualcosa.

Non è infatti capace di applicare a tali chiare conoscenze alcuna categoria cognitiva diversa dai semplicistici vero o falso. Tutto è “vero o falso”, “bianco o nero”, “giusto o sbagliato”, generalmente associati alla contrapposizione “io o tu”.

Più in dettaglio, al cretino mancano le categorie cognitive intermedie del plausibile (“forse vero, ma…”), del realistico (“difficilmente vero, ma neanche falso…”) e dell’irrealistico  (“forse falso, ma…”).

Intorno a questo caso estremo di atrofia assoluta delle categorie intermedie del plausibile, del realistico e dell’irrealistico, prosperano persone con variegate forme di atrofia parziale.

L’ottuso, per esempio, è una persona che presenta un’atrofia nelle aree del plausibile e del realistico. Rimangono quindi attive solo le categorie del vero, da una parte, e dell’irrealistico e del falso, dall’altra.

L’ottuso, quindi, considera valida una questione soltanto quando è vera al 100%, mentre la boccia già quando lo è al 99% (ossia, ancora plausibile).  Queste opportunità di comprensione delle situazioni complesse vengono subito rifiutate come questioni false o, al meglio, irrealistiche. Punto!

L’ottuso si considera una persona molto pratica e concreta.

E l’ingenuo…? Costui è l’esatto speculare dell’ottuso, con una atrofia cognitiva sul lato opposto, ossia nella zona dell’irrealistico e del realistico. Rimangono attive solo le categorie del falso, da una parte, e del plausibile e del vero, dall’altra.

L’ingenuo, quindi, boccia una questione soltanto quando è falsa al 100%, mentre la accetta già quando lo è al 99% (ossia, ancora irrealistica). Queste opportunità di comprensione delle situazioni complesse vengono imprudentemente subito accolte come questioni vere o, al meglio, plausibili. Punto!

L’ingenuo si considera persona molto creativa e visionaria.

Tutti e tre (il cretino, l’ottuso e… l’ingenuone) non conoscono, e neanche possono concepire, la logica fuzzy e la struttura frattale con le quali si esprime la Natura: né bianco né nero; né pieno né vuoto (vedi le immagini della “Spugna di Menger” – anche in un filmato - e del “Tetraedro di Sierpinsky” qui di seguito); né linea né piano né volume puro; un po’ particella e un po’ onda; sia energia sia materia.

Spugna MengerTetraedro Sierpinsky

(Filmato della Spugna di Menger a questo LINK  )

Tu, invece, puoi concepire e condividere con me che:

·        la Cultura vera è un prodotto stabile dell’esercizio di facoltà mentali, intese come attività dell’unità Mente = Cervello&Corpo&Ambiente  (M=AC2 )

·        la cultura nozionistica è un prodotto mutevole degli studi;

·        la Cultura e la cultura sono tra loro distinguibili in misura dello sviluppo differenziato delle sottostanti categorie cognitive (vero, plausibile, realistico, irrealistico, falso);

·        i limiti cognitivi del cretino, dell’ottuso e dell’ingenuo sono esempi pratici di come gli studi e le competenze sono indipendenti dall’equilibrato sviluppo delle categorie cognitive, liberandoci così dalle perplessità suscitate da persone con rilevanti titoli, posizioni e competenze, ma… limitate.    Addirittura, un abuso di studi, competenze e informazioni uniformi crea strutture neurali più semplici, potenziando le categorie già robuste e atrofizzando quelle già deboli.  Non soltanto…

“le parole non possono aprire le menti altrui” –  Mumon (1183 -1260)

ma, addirittura, le parole e i libri, qualora su argomenti e temi uniformi, possono accentuare la chiusura mentale.

·        la Cultura vera è quasi sempre una eresia, aprendosi a sensi e significati nuovi, mentre la cultura nozionistica è sempre un conformismo;

·        la Cultura del diverso, del non già noto e dell’eresia preserva l’efficienza cerebrale molto più della cultura del già noto, delle competenze a lungo esercitate, della routine cognitiva; le Scienze Cognitive hanno dimostrato che la neuroplasticità (ossia lo sviluppo degli schemi neurali) è possibile anche in età adulta soltanto attraverso la curiosità e le sue nuove sfide: iscriversi a corsi mai frequentati prima, visitare Paesi mai visti, aprirsi ad aree di ignoranza

·        il cretinometro, quindi, può essere concepito attribuendo valore al nostro linguaggio e  valutando le espressioni tipiche di ciascuna categoria cognitiva (Vedi tabella alla fine dell’articolo)

Il Linguaggio… parla!” è l’insegnamento di Martin Heidegger ripreso dalla moderna PNL (Programmazione Neuro-Linguistica): le parole esprimono molto della nostra complessa struttura neurale, immunitaria e ormonale (ossia, della nostra struttura mentale).

Di più: il Linguaggio è Vita.

La Vita, in tutti i suoi aspetti (biologici, mentali, sessuali, emotivi, spirituali, fisici…), è uno Scambio Comunicazionale (verbale e non verbale, consapevole e inconsapevole…).

Questo Scambio Comunicazionale è il massimo “Piacere della Funzione” di qualsiasi Essere Vivente, e di noi Esseri Umani in particolare.

E’ ciò che cerchiamo e bramiamo, perché è l’unica attività che ci rende stabilmente sani, sereni e persino felici, ben oltre gli innumerevoli e instabili succedanei (ricchezza economica, bellezza, cultura e altro). Ognuno ricerca interlocutori idonei al proprio Scambio Comunicativo, e di questi s’innamora.  Chi non li trova, a prescindere da qualsiasi altra dote o attività, è condannato all’apatia, alla solitudine, alla depressione, alla follia…

“…la piccolezza dei miei contemporanei si è dimostrata nel fatto che questi non mi ascoltano, e neppure mi vedono” è il grido finale di Friedrich Nietzsche, in Ecce Homo (1888), pochi mesi prima di essere abbracciato dalla follia che l’avrebbe scortato fino alla morte.

Nietzsche s’era portato cent’anni avanti rispetto ai suoi contemporanei, mostrando la strada che l’Umanità avrebbe poi compreso durante la sua maturazione: Nietzsche fu un inattuale e, privato dello Scambio Comunicazionale con i suoi contemporanei, pagò con la follia questo salto culturale che donò all’Umanità.

Purtroppo… anche i cretini hanno la stessa esigenza vitale di un continuo Scambio Comunicazionale, e cercano, pertanto, altri cretini idonei al loro livello comunicativo e ai loro schemi cognitivi, talmente semplici da non tollerare alcuna “complicazione” oltre le dicotomie bianco-nero, vero-falso, giusto-sbagliato, Io-Tu…

Da qui, l’ineluttabile “prevalenza del cretino (o dello stupido)” da cui ci mette ironicamente in guardia Carlo M. Cipolla in Allegro ma non troppo.

Da qui, l’inarrestabile e degenerante “entropia cognitiva”.

E non è mica vero che “nel paese dei cretini, l’intelligente è re”, così come non è vero che “nel paese dei ciechi, il vedente è re” – vale invece il contrario: la vita dell’intelligente o del vedente (come ci racconta H.G.Wells in un suo stupendo racconto) diventa insostenibile in contesti particolarmente distorti e insani.

“Senza la logica la ragione è inutile. Con la logica potete vincere dispute e… inimicarvi le masse” -  Cathcart Thomas e Klein Daniel,  Platone e l'ornitorinco

Il problema è sia come distinguere i cretini sia come valutare quanto lo siano, essendo questi sempre più mascherati da persone colte (con la “c” minuscola…).

 

 

Primo Approdo

Qui ho incorporato il concetto di Cultura-vera come:

  • sviluppo di tutte le categorie cognitive;
  • presupposto delle nostre funzioni mentali più evolute, ossia di un Dialogo libero tra Corpo, Cervello e Ambiente;
  • presupposto delle nostre capacità critiche, ossia dell’unico vero ‘vaccino’ contro l’omologazione mentale di schiavizzanti memi (‘virus mentali’ equivalenti culturali dei virus biologici) creati, diffusi e inoculati in noi da potenti “Anti-Robin Hood” attraverso i canali di informazione, di acculturamento e di socializzazione rappresentati dai più moderni mass media;
  • libero gioco delle nostre evolute funzioni mentali, determinate dall’intersezione delle nostre funzioni neurali, immunitarie e ormonali.

E’ decisivo, per la sorte dei popoli e dell’umanità, che si dia inizio alla cultura nel luogo giusto (…): il luogo giusto è il corpo, l’atteggiamento, la dieta, la fisiologia: il resto ne è conseguenza.” – Friedrich Nietzsche , Il Crepuscolo degli Idoli  (un altro genio-folle…)

Uomo Vitruviano

 

  • de-formazione (il vero scopo della Formazione) degli attuali schemi neurali e cognitivi impostici da un ambiente culturale nel quale è preferibile essere produttivamente efficiente, ma esistenzialmente deficiente;
  • piacere derivante da equilibrate funzioni neurali, endocrine e immunitarie integrate in una Intelligenza Olistica non più debilitata dall’Errore di Cartesio, ossia dalla dissociazione tra Mente e Corpo;
  • serenità, felicità e salute derivanti dalla continua pratica di una vitale Scambio Comunicazionale con Altri – i “diversi da me”;
  • possibilità di un autonomo e consapevole ‘ricablaggio’ cerebrale, anche in età adulta, oggetto di rivoluzionari studi da parte delle neuroscienze.  Come dire:

 l’Io diventa finalmente e pienamente mio (ossia… d’Io !).

 

 

Il piacere di riprendere il viaggio…

Gettato a mare il grave Errore di Cartesio, ho ripreso il viaggio alla ricerca dell’Intelligenza Olistica e dello Scambio Comunicazionale, subito percepite come quel “Piacere della Funzione” prodotto dall’esercizio della complessa funzione olistica che integra cervello, corpo e ambiente in una mente.

Come ogni altro piacere, anche la Cultura, l’Intelligenza Olistica e lo Scambio Comunicazionale conducono, di brivido in brivido, a sfide sempre superiori, fino a incontrare il limite dell’Angoscia, laddove la funzione mentale risulta inadeguata alla nuova sfida.  L’Angoscia è pressoché sconosciuta alla cultura nozionistica e all’intelligenza cerebrale. L’Angoscia è madre della filosofia, ed esorta alcuni a ricercare risposte a domande che sorgono dal corpo, prima ancora che dal cervello, con un intenso carico di emozioni.

L’angoscia trova breccia nelle situazioni inconciliabili, nei paradossi disorientanti, nelle aporie irrisolvibili, nei comportamenti dissociati o schizofrenici, nell’incoerenza tra il pensare e il fare, insomma: nei koan.

Con i koan, la filosofia Zen ha saputo escogitare nell’ultimo millennio uno stupendo stratagemma per:

  • sviluppare tutte le nostre categorie cognitive,
  • superare le ingannevoli barriere del falso e dell’assurdo, nemici del libero pensiero creativo,
  • stimolare, addirittura, ulteriori categorie cognitive, appannaggio quasi esclusivo di poeti, filosofi, genî, folli e… bambini (quando non ancora omologati mentalmente); categorie quali: l’assurdo, l’incoerente, il paradossale e il nonsense!
  • liberarci persino da quest’ultimo ingannevole limite del nonsense –  le Colonne d’Ercole al di là delle quali solo qualche avventuriero del pensiero raggiunge uno stato definito in vari modi: Saggezza, Consapevolezza Integrata, Illuminazione, Nirvana, Serenità, Pace…

Il koan di Ekaku Hakuin (1686-1769),

Questo è il suono del battito di due mani.  Qual è il suono del battito di una sola mano?”

m’è sempre piaciuto, ma… non mi diceva proprio nulla.  Peggio: non ero io capace di dire alcunché!  E come avrei potuto, fedele al precetto di Ludwig Wittgenstein :

Di ciò di cui non si può parlare, occorre tacere.

In effetti, è molto difficile parlare con categorie diventate mute, oltre la soglia logica del falso; categorie impossibili quali: l’assurdo, l’incoerente, il paradossale e, al limite estremo, il nonsense. Categorie che inducono quasi tutti a tacere, anziché a liberare illimitatamente il pensiero senza la zavorra delle parole.

Queste categorie dischiudono a ciascuno la propria soglia di silenzio, laddove il pensiero è impotente a esprimere le parole giuste per una (im)possibile risposta.

Ma queste categorie impossibili tra il falso e il nonsense - così illogiche… – esistono, sono quindi utili per qualcosa; qualcosa di molto diverso dall’uso delle categorie possibili tra il vero e il falso.  Anche le categorie impossibili esprimono concetti, parole, suoni oltre i silenzi che pro-vocano:  “silenzi staminali”  sovraccarichi di una ‘potenza prospettica’ capace di produrre nuovi concetti, parole e suoni oltre i precedenti suoni, parole e concetti ormai ammutoliti.

Di nuovo… “La comprensione di una domanda è spesso più importante e decisiva del contenuto delle possibili risposte” – Umberto Galimberti

Non rispondo più ai koan, ma lascio che sia il koan a bisbigliare qualcosa al mio Silenzio interiore, mentale, cognitivo.

Il Silenzio mentale è l’unica risposta possibile a un primo livello di paradossi e nonsense, ma, per rispondere ai profondamente paradossali e insensati koan, il Silenzio non basta più, si va oltre, si trascende nel…

Sound of Silence di Simon & Garfunkel

Un misto di silenzi e di suoni che crea, almeno in me,… Pace.

Udire nuovi suoni dal silenzio scaturito da precedenti suoni.

Udire nuove parole dal silenzio scaturito da precedenti parole.

Concepire nuovi concetti dall’incomprensione di precedenti concetti.

Sentire un inatteso senso dell’insensatezza altrui, un senso strano… straniero.

“Insegna il Cristo: amerai il prossimo tuo come te stesso / ma non scordare mai che è un altro” -  Antonio Machado

 

Secondo Approdo

Qui ho incorporato lo strumento del koan come:

·        un’antica forma poetico-filosofica delle più moderne e matematiche Strategie Miste chiamate ormai ovunque in soccorso delle realtà complesse, con le loro apparenti incoerenze, paradossi e insensatezze (in genetica, in fisica, in economia, in biologia, in psicologia…);

·        un potente propulsore per il gran salto quantico verso un livello cognitivo superiore, verso la conciliazione delle ambivalenze non più ambigue, dei contrari non più contraddittori, dei silenzi e dei suoni non più esclusivi, delle insensatezze altrui non più prive di senso.

·        un atto cosciente di pensare in modo diverso i propri pensieri, capace, grazie alla neuroplasticità (dimostrata anche in età adulta e su cervelli di pazienti depressi), di modificare i circuiti neurali stessi che ne sono all’origine (“ricablaggio cerebrale”).

I koan esistono in natura, non solo in saggi testi che emulano la realtà: li ho trovati in irrisolvibili paradossi della fisica che hanno scatenato rivoluzionarie teorie unificanti, in inconciliabili confronti tra uomini e donne che sublimano nell’Amore, in eterne incomprensioni tra etnie, religioni e tradizioni che si combinano in nuove Civiltà.

I koan come  strumento di comprensione del senso della insensatezza Altrui e della Realtà.

Da questa comprensione deriva una sensazione di Serenità, di Rispetto, di Pace.

Una Pace che puoi ascoltare anche tu da Pachelbel in virtù della sua circolare ricerca e superamento del Silenzio Staminale…

Canone in Re  di Johann Pachelbel

Ma… che ne sarà allora degli “scontri di civiltà”, delle “guerre dei sessi” e degli “scontri generazionali”…?

E… che ne sarà degli integralisti di tutte le categorie – ottusi, ingenui o cretini che siano?  Coloro che sanno i concetti, le parole e i suoni giusti, una volta per tutte, senza se e senza ma.

Quelli che... considerano troppe cose impossibili subito (gli ottusi) oppure troppo tardi (gli ingenui).

Quelli che… non hanno bisogno di alcun indizio empirico per le proprie convinzioni (integralisti, cretini e ottusi), oppure hanno bisogno di un solo indizio empirico (gli ingenui), rispetto a coloro che hanno bisogno di alcuni indizi (le persone normali più o meno superficiali), oppure di molti indizi (i saggi).

Quelli che…  sono sempre stupiti (gli stupidi -ossia i cretini- e gli ottusi), oppure mai stupiti (gli ingenui).

Quelli che… semplificano tutto  in vero o  falso (mentre gli altri sono "troppo complicati"…), ignari del monito di Albert Einstein:

"Explain it as simple as it is, but not simpler" (Spiega le cose semplicemente come sono, ma non troppo semplicemente).

Quelli che... “Tu non capisci!”, “Non ci sono terze vie!”, “Ti dico che è cosi!”.

Sapendo fin dall'inizio… non potranno mai sapere altro, tanto meno dagli Altri!

 “I poeti invece non sanno” –  Wisława Szymborska.

E come i poeti, così anche i filosofi, i genî e i bambini non sanno, ma, con al loro apertura incondizionata al mondo, con la loro Mente in Dialogo illimitato con l’Altro, con il loro Scambio Comunicazionale diversificato e continuo, ossia con la loro Anima, comprenderanno ogni Diversità, senza stupirsi della loro esistenza.

Una comprensione che conduce, inevitabilmente, alla Cultura vera.

Una Cultura vera che conduce, inevitabilmente, alla Pace.

 

 Il viaggio continua, nelle prossime puntate, verso il Cretinometro, l’Amore e il Benessere (con i suoi necessari ‘Vaccini’).

 

Ad maiora!

Nicola Antonucci

4 agosto 2009

 

Tabella di Empirica Espressioni Tipiche e Ossessive (TEETeO)

 

Riporto qui le varie espressioni, parole e concetti che ho empiricamente riscontrato essere utilizzati in modo ossessivo da chi poi si comporta e ragiona sulla base di una o due categorie cognitive, anziché sulla base di tutto lo spettro cognitivo.

L’asimmetrico sviluppo delle categorie cognitive determina un utilizzo tanto maggiore di alcune espressioni, parole e concetti quanto più è ipertrofico una categoria e atrofizzate le altre.

Da una atrofia cognitiva deriva una atrofia dialogica che ne è evidenza e sintomo.

 

1 Parole e Concetti  tipici e ossessivi di ciascuna categoria cognitiva

Vero               Plausibile                 Realistico                 Irrealistico                Falso

Si                    Forse                         Boh!                           Mah!                           No

Sempre          Spesso                      Se…allora…             Raramente                Mai

Tutto               Abbastanza               Dipende…                Difficile                      Niente

Ragione         Rispetto                     Ascolto                      Tolleranza                  Torto

Io                     Noi                             Altri                         Strani(eri)                  Tu

Merito        Collaborazione        Team                   Competizione            Colpa                       

Tutti                Molti                           Chi                        Pochi                         Nessuno

Tenacia          Entusiasmo          Partecipazione         Scetticismo               Ostinazione  

Semplice       Articolato                   Complesso               Complicato               Semplice

 

2 Espressioni  tipiche e ossessive da atrofia cognitiva, quindi dialogica, determinata da scarso sviluppo o atrofia delle categorie intermedie (plausibile, realistico, irrealistico).

Ne derivano espressioni manichee e integraliste con evidenti estremizzazioni e iperbanalizzazioni.

- mica muore nessuno, se…

- non è mica un delitto…

- ma quanto complichi le cose!

- tu non capisci!

- tu sei

- è così, si fa così!

- lo so io che ho studiato e letto!

- vuoi sempre avere ragione tu!

- non ci sono terze vie! (NB: quella giusta è la mia e quella sbagliata è la tua!)

 

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE:

- Antonucci Nicola,  Etopìa – un’utopìa vicina,  Primaora, 2006

-Antonucci Nicola, ComplexLife: Donna, Uomo o Essere  Androgino, in www.ComplexLab.com

- Begley Sharon (prefazione di Daniel Goleman e del Dalai Lama), La tua mente può cambiare, Rizzoli, 2007

- Thomas Cathcart e Klein Daniel  Platone e l'ornitorinco. Le barzellette che spiegano la filosofia, Rizzoli, 2007

-  Cipolla Carlo M., Allegro ma non troppo ,  il Mulino, 1988

-  Dawkins Richard,  Il Gene Egoista, Mondatori, 1994

-  Galimberti Umberto,  Invito al pensiero di Heidegger, Mursia, 1989

- Mérő László, Calcoli Morali – teoria dei giochi, logica e fragilità umana, Edizioni Dedalo, 2000

- Nietzsche Friedrich,  Ecce Homo,  1888

- Nietzsche Friedrich, Il Crepuscolo degli Idoli, 1888

- Rossi Ernest L. ,  La Psicobiologia della guarigione psicofisica, Astrolabio, 1987

- Szymborska Wisława, Vista con granello di sabbia, Adelphi, 1998

- Watzlawick P., Beavin J.H., Jackson D.D., Pragmatica della Comunicazione Umana, Astrolabio, 1971


by nicola antonucci last modified 24-06-2010 23:56
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