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Le avventure di K - III: K alla ricerca dell’Azienda perduta…

Nei modi più diversi, siamo tutti simili
Làszlò Merò (Matematico specializzato in Teoria dei Giochi)

 

A K, ultimamente, è sorto un dubbio: e se l’Azienda….non esistesse?!

Certo – una società per azioni, con tanto di personale e organigramma c’è.

Esiste anche, come gli hanno subito insegnato nei primi corsi aziendali, un’articolata struttura di legami a sostanziare quelle linee che uniscono le caselle dell’organigramma – legami stabiliti dagli Obiettivi e dai Livelli di Servizio (SLA) che ogni dipendente della sua azienda ha nei confronti dei propri superiori (clienti interni), e dei propri collaboratori (fornitori interni).

Insomma, uno “scheletro” molto complesso e preciso esiste; ma – è tutta qui l’Azienda?

OK, esistono anche le relazioni umane, quelle fondate e regolate dall’esclusiva facoltà umana del linguaggio verbale articolato, nonché dai linguaggi corporali e simbolici.   Ma, non essendoci nessuno in azienda che abbia responsabilità, né di controllo, né di gestione, tanto meno di cura, della comunicazione interpersonale, è segno che questo aspetto della vita aziendale non rivesta grande importanza per i suoi risultati di bottom line…..

O no….?

La conferma al suo sospetto di un vuoto, oltre tale “scheletro” aziendale, arriva puntuale dai numerosi esempi da parte di impegnatissimi e devoti dipendenti e managers.

 

K non bada più ai dirigenti che, in spregio all’etimologia, dichiarano apertamente che “loro sono solo degli esecutori – che qualcun altro si decida a decidere” …. E’ chiaro che in questi casi l’Azienda non sia forse neanche mai esistita ….

 

K è, invece, molto più preoccupato dal determinato perseguimento degli obiettivi da parte di colleghi e managers!

Con le poche nozioni rimastegli dagli studi umanistici, K sa bene che tutto ha un limite naturale, oltre al quale devono intervenire meccanismi di reazione, pena la tracotanza che ogni travalicamento di tali limiti comporta……..

Asclepio, dio della medicina, risuscitava gli Umani morti, e Zeus dovette intervenire fulminando questo benefattore per aver trascesa la tolleranza concessa a tale violazione di limiti naturali.

Icaro realizzò il sogno del volo umano, ma il dio Sole sciolse le sue ali, precipitandolo nel mare Egeo, per essersi avvicinato troppo a questa divinità!

 

Dalla mitologia, alla realtà quotidiana del suo collega degli acquisti.

Quante volte, l’ha visto realizzare tempestivamente e brillantemente l’obiettivo richiesto di ridurre il costo di uno specifico bene o servizio.  Ormai, anche K ha imparato l’esoterico metodo segreto:  chiamare il fornitore “partner”, ben conosciuto da anni e affidabile, insieme ad altri meno noti e a quello “suggerito” da quale collega o capo.  Vince …. chi costa meno – ma deh!

E tutte le belle palle sulla qualità, sulla partnership, sulle positive esperienze passate, sulle garanzie contrattuali e legali….?   Già, tutto interessante, ma come quantificarle, per compararle col dato numerico, semplice e lineare, del prezzo?   Come dare all’Obiettivo-Prezzo uno o più Obiettivi-antagonisti che smorzino la “tracotanza” del primo?  Come salvaguardare l’Azienda, oltre all’economicità di un acquisto?

Il collega degli acquisti replica coscienziosamente, che se gli hanno dato un obiettivo, semplice e lineare, quello è il Bene aziendale – altro non c’è di cui preoccuparsi!  Forse, dicendo “Bene”, intendeva “Bonus”….

”K, se riesci a sommare al costo di acquisto il costo della diversa qualità, e dei diversi rischi contrattuali, eccetera eccetera , allora, solo allora, prenderò in considerazione questi aspetti!”

K non aveva una risposta a tale giusta osservazione.   Non ancora…

 

Non va molto meglio col collega finanziario, che realizza con assoluta fermezza l’obiettivo strategico assegnatogli di aumentare il cash-flow.  Essenziale in ogni Azienda, a patto però di associargli un Obiettivo-antagonista, che sia di contrappunto alla lineare ottusità del primo.   E così, che anche il “rabdomante” della liquidità persegue e raggiunge il suo lineare obiettivo, e i suoi tondi bonus, causando spesso incredibili pene e difficoltà ed extralavoro e stress e diffidenza ….in altri colleghi, reparti e fornitori!  Talvolta anche a discredito della vitale reputazione aziendale sul mercato….

Già – “ma questo è l’obiettivo che mi hanno dato, ed è mio dovere raggiungerlo.  Alle conseguenze sugli altri dovrà pensarci qualcun altro!” – risponde, come da manuale universitario, il responsabile della cassa.  E poi – “come posso mai misurare l’extra-lavoro o lo stress o le difficoltà causate ad altri?”

Giusto – ma solo per chi ignora le leggi della circolarità e dei “giochi collaborativi”.

 

K sperava nel responsabile delle Risorse Umane, per  riscattare un minimo di “Azienda” dall’abbagliante fascino pernicioso degli Obiettivi semplici e lineari.  Qui, non si possono ignorare le leggi della circolarità e della collaborazione!  Qui si parla di Esseri Umani, meglio: di sistemi relazionali di Esseri Umani - quanto di più complesso, quanto di meno semplificabile, ci sia!

Eppure …..  di fronte all’Obiettivo di riduzione del personale, il principio è “più se ne vanno autonomamente, meglio è!”, stimolando con un opportuno “clima aziendale” le dimissioni spintanee…

Certo, tutti sanno bene che, forse, ad andarsene saranno quelli più utili all’Azienda, ma come agire in modo circoscritto, invece, su quelli dannosi all’azienda, senza pregiudicare la motivazione e la partecipazione di quelli che “ci credono ancora”….?

Impossibile – ma solo per chi pensa che l’Azienda non esista nella sua struttura reale e profonda di tessuto comunicativo interpersonale, bensì solo di autonomi e gestibili operatori professionali.

 

Anche il responsabile legale, infine, non medita neanche un attimo prima di pronunciare i suoi inderogabili “NO” di fronte a condizioni contrattuali per lui assolutamente dannosi per l’Azienda.

Giusto – ma “quanto costa il tuo “NO” all’Azienda”?

K ricevette solo un compassionevole sorriso dal responsabile legale che ha studiato molto bene il codice civile, non certamente la teoria della complessità o la teoria dei giochi….

Per lui, quello che è giusto, è giusto….

 

K ha capito: per tutti l’Azienda è solo una cornice, entro la quale il “gioco” reale è stabilito dalle semplici e ferree leggi degli obiettivi, ben congegnati e attribuiti.

Uno “scheletro” senza vene, sistema nervoso, ormoni e molecole messaggere che provvedano a regolare e guidare dall’interno l’Azienda stessa.

 

Forse, l’Azienda è proprio in quel flusso continuo, confuso, caotico di informazioni tra gli Esseri Umani che lo costituiscono – all’interno (dipendenti e consulenti) e all’esterno (famigliari, fornitori, clienti, istituzioni, ambiente….).

 

K ha appena notato che non sono tanto i legami definiti dall’alto, con organigrammi e obiettivi, a definire l’Azienda, quanto invece il contenuto e le modalità della comunicazione tra ogni coppia di Esseri interessati all’Azienda.

Cosa si dicono, e come dialogano, Tizio e Caio alla macchina del caffè, determina anche come Caio e Sempronio comunicano, e su cosa.  A sua volta Sempronio….

Ma tutto ciò è immateriale, e comunque caotico – quindi, non misurabile, ottimizzabile e curabile.

Ecco perché nelle Aziende non c’è alcun curatore della comunicazione interna!

 

E poi, gli obiettivi di fatturato e utile, di “bottom line”, sono troppo importanti e pressanti per dedicarsi a questi aspetti umani; questo, K l’ha imparato subito.

K, però, ha anche l’impressione confusa che la Salute di una tale organismo complesso, qual è l’Azienda, è la Salute del suo bilancio e questa, a sua volta, è la Salute delle sue singole relazioni umane interne.

 

From Communication Flow to Cash Flow….

K ha intuito qualcosa - ma non sa ancora cosa…

 

A presto …. con le intuizioni di K.

 

Nicola Antonucci

nicola.antonucci@libero.it

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pubblicato il 08 Aprile 2006

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