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Le avventure di K – I

Nei modi più diversi, siamo tutti simili
Làszlò Merò (Matematico specializzato in Teoria dei Giochi)

 

Dopo la teoria, scendiamo ora in ‘campo’ per vedere in azione i Nemici già individuati della Relazione tra Lavoro, Salute e Vita.  E lo facciamo nei panni di un neo-assunto (che chiameremo “K”), ignaro di quanto abbiamo appreso sui reali meccanismi e leggi che governano le relazioni umane all’interno delle aziende.

Ogni azienda è diversa, ma soltanto al di là delle fondamentali leggi fisiche, psicologiche e cognitive, che abbiamo già trattate e che sono il DNA di qualsiasi insieme comunicativo di Individui.

Stimolante la prima impressione che K riceverà dall’intensa attività di quanti attraversano continuamente con passo sollecito i corridoi, equipaggiati di documentazione tenuta al caldo sotto l’ascella, e auricolare, se non lo stesso cellulare, conficcata nell’orecchio – tanto da sembrare automi teleguidati.

Eccitato all’idea di diventare anch’egli, un giorno, un grande manager efficiente e decisionista, sarà ammaliato dalla rapidità con cui i managers che incontra risolvono problemi con un semplice colpo di telefono a  – evidentemente - efficacissimi esecutori di ordini esemplarmente chiari, precisi e risolutori.    K non sa ancora che passerà la sua vita professionale a ricercare questi “efficacissimi esecutori”…

Infine, il nostro K è anche persona che vuole imparare, e quale notevole stimolo riceve dall’apprendere nuovi termini da ieratici e autorevoli personaggi, in grado di passare con invidiabile scioltezza da “cazziatoni” a “inculate”, da “masturbazioni mentali” a “ce l’abbiamo più duro noi”, da “c’ha ‘ddu cojoni” a “risolva subito questo problema anziché farsi le seghe” ….. Certo, la terminologia è alquanto circoscritta ad un ambito lessicale non molto praticato a scuola, ma forse, con un po’ di pratica, anche K riuscirà ad esprimersi altrettanto bene!

K non sa che “tutto è comunicazione” e che “è impossibile non comunicare”, come insegnano le Scienze della comunicazione umana.   Tanto meno sa che la comunicazione spesso non riguarda assolutamente il contenuto, ossia un problema o una questione, bensì principalmente la relazione, ossia “chi comanda”.

E chi comanda, si deve sentire nelle parole o nei silenzi, e, soprattutto, vedere nei comportamenti, tra i quali quelli sopra esposti.

Comunque, K comprende  subito di trovarsi in un contesto culturale di spessore maggiore rispetto a quello lasciato a scuola.  Lo comprende soprattutto quando incontra il responsabile della comunicazione - del resto, chi meglio di questi per apprendere nuovi concetti come “prendersi un periodo sabaudo” ….?

K non sa che, in un mondo dove la comunicazione è tutto - ma il dialogo no … ! - “responsabile della comunicazione” non vuol necessariamente indicare grande capacità comunicative, e neanche grande capacità di ascolto!  Rimane, talvolta, una grande capacità di origliare e riferire – un insieme molto ristretto delle precedenti capacità.

K potrà pensare che taluni personaggi, dalle capacità inconciliabili col proprio titolo professionale, siano in tale posizione soltanto in qualità di irresistibile Yes-man (termine che K assocerà a “leccaculo” – concetto già acquisito a scuola).   K sbaglia - perché certamente non sa - e non deve sapere! – alcunché di “Neoschiavitù”, tanto da non conoscere neanche il termine stesso.

Inizierà a intuire l’esistenza di questo specifico fenomeno di condizionamento culturale estremo, quando noterà che certi personaggi, disprezzati dai colleghi, sono tenuti in gran conto dai loro capi – persone stimate invece dalla quasi unanimità degli stessi colleghi!  Il disorientamento definitivo colpirà K quando noterà che il “Neoschiavo” non è uno Yes-man – comunque molto meno di tanti altri! – e che è talmente libero nell’esprimere le sue opinioni da non perdere occasione per diffondere giudizi molto negativi sul proprio capo….

Paradossale?  Il capo forse non conosce bene il suo collaboratore diretto?  Apprezza forse le sue opinioni malgrado qualche “inconciliabilità caratteriale” o “divergenza ideologica” …?   Al contrario: il capo conosce molto bene il suo collaboratore e gli lascia esprime tutte le opinioni, anche divergenti, che voglia  - tanto … “non gliene può fregare di meno”!

Al capo interessa ben altro: avere uno schiavo ‘moderno’, frutto di secoli di quello specifico condizionamento culturale, acceso dai Calvinisti nel XVII secolo e fomentato dal filosofo Karl Marx nel XIX secolo, che ha trasformato il Lavoro, da condanna biblica, in “Essenza dell’Uomo”.

Uno schiavo, diversamente dalla ‘versione’ antica – oggi vietata! – che sia volontario e, soprattutto, entusiasta!

Uno schiavo al quale il capo retribuisce lautamente le prestazioni professionali? Mica tanto, se si considerano i termini dello scambio: ottimi stipendio e posizione da una parte, e, dall’altra, … la propria vita o, perlomeno, la propria dignità.

K non intuisce neanche l’esistenza di virus culturali – i memi – capaci di ristrutturare significativamente le facoltà cognitive degli Esseri Umani ‘infettati’, a favore di interessi altrui, e persino contro i propri!   Mao Tse-Tung, Padre Germont (ne “La Traviata”) e Goebbels insegnano!

K impiegherà inoltre qualche anno ad apprendere, dalla Psicologia, le patologie schizofreniche innescabili dal “doppio legame” in relazioni umane molto intense, quali i rapporti moglie-marito, madre-figlia e …. capo-“aspirante capo”.

“L'Essere Umano non è un Animale” – ho scritto a più riprese.   Tanto meno è un Animale da soma.   Questa non è l’impressione che – talvolta - avrà il nostro neo-assunto.

Lasciamo ora K ad apprendere alcuni dannosi circoli viziosi, istituzionalizzati nella sua azienda, nonché  vincenti comportamenti incoerenti e irrazionali da parte del suo capo e di altri colleghi;  già… -  K non conosce ancora le “strategie miste” e i “sistemi caotici”…

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pubblicato il 08 Aprile 2006

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