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Angelo Deiana: "La Rivoluzione perfetta" – una recensione

L’opera di Angelo Deiana traccia un Cammino possibile, innovativo, “rivoluzionario” per una evoluzione del nostro sistema economico e culturale dalla tecnologia al Capitalismo intellettuale, fino alla Felicità

 

Il mio cammino per la difesa, promozione e sviluppo delle competenze in Italia, ha incrociato il cammino di Angelo Deiana in questa visione globale della situazione italiana (e non solo…).

Da un’economia del Capitale a un’economia della Conoscenza e delle Reti,  laddove l’avvento di nuovi paradigmi, legati all’imporsi dell’era digitale, realizza un sovvertimento dello status quo inatteso e dirompente, che assegna un Valore nuovo alle Persone e alle loro Competenze.

Una tempesta che individua nella crisi economica la sua matrice, riconoscendovi tuttavia l’incipit di uno scenario di Complessità e Cambiamento capace di nutrire benefiche Opportunità.

Benvenuti dunque nella Rivoluzione perfetta, lucidamente tratteggiata da Angelo Deiana nell’omonimo saggio pubblicato per i tipi di Mind Edizioni (La Rivoluzione perfetta. L’era dell’interdipendenza e della velocità, 2014).

Un nuovo “Spirito del tempo”, in cui, con molta ambizione e, forse, un pizzico di “follia”, anche ComplexLab si colloca, ritrovandovi il fertile humus  cui attingere per alimentare il Sogno di una nuova prospettiva sana, etica, di promozione del lavoro e delle Competenze (per singoli e Aziende).

Una Rivoluzione in cui il baricentro del sistema economico riconosce un nuovo asse, spostandosi dal Capitale alla Persona:  appare dunque sempre più ineludibile spendersi, mettersi in gioco personalmente, nella ricerca di lavoro e di business, adottando un proattivo approccio “fishing”, diversamente da quanto perseguito in passato. Un investimento su di sé e sulle proprie Competenze con un’impronta autoimprenditoriale, nel segno dell’innovazione.  

Uno per uno e tutti per tutti”, questo infatti il motto che permea la Rivoluzione perfetta, in antitesi al vecchio motto “Tutti per uno, uno per tutti”, caratteristico dell’era precedente. Un sistema infatti, e non a caso, definibile come  Capitalismo intellettuale 2.0 , in cui il pensiero non è più individuale ma collettivo in Rete, con benefici innegabili quali la possibilità di condividere, comunicare e trasmettere idee e conoscenze in modo veloce, quasi contestuale, e interdipendente, con un’opzione “meritocratica” che premia la qualità dei contenuti.  Si configura così uno sviluppo cognitivo che conduce alla nascita di un nuovo corpo sociale: un’Intelligenza collettiva per cui avere reputazione, dare fiducia, riscuotere partecipazione plasmano l’approccio strategico d’elezione per vivere e relazionarsi col mondo. 

Anche il mercato del lavoro è destinato inesorabilmente a ridisegnarsi, con prodromi già attuali e ben visibili: alcuni lavori scompaiono, altri si espandono e attività innovative legate al web 2.0 stanno per esplodere, enfatizzando quella polarizzazione tra professioni eccellenti, poste al vertice della piramide, e professioni manuali destinate invece alla base, con un’inedita vacuitas in mezzo. Ne consegue, naturalmente, un elitarismo territoriale peraltro già in progress: città con alte percentuali di lavoratori professionalmente forti diventeranno il centro del mondo. Si apriranno, al contempo, nuovi mercati,  segnati dall’inedita ibridazione tra qualità umane e loro, invisibili, appendici tecnologiche, divenute ormai irrinunciabili e persino indistinguibili dal soma.

Il sovvertimento interesserà, per la prima volta, anche i generi: nel capitalismo intellettuale 2.0 le donne verranno riconosciute come contributo essenziale allo sviluppo. Assisteremo, quindi, a una crescente femminilizzazione del lavoro e della società grazie a milioni di donne entrate a far parte della forza lavoro qualificata professionalmente negli ultimi decenni.

Un sovvertimento che non è più possibile arginare, e che dunque potrebbe inquietare quanti, per formazione e cultura, lo ritengano arduo da gestire. Eppure, con ogni probabilità, solo la diffusione delle Reti e della Tecnologia, donando a noi tutti l’accesso reticolare, diffuso, democratico, a conoscenza e coscienza, potrà offrirci la capacità di affrontare questioni aperte come la povertà, le malattie, l’inquinamento (et alia) che sinora hanno patito l’essere affrontate con approcci scollegati, parziali, e per ciò, pressoché inconcludenti.

L’Orizzonte ultimo cui tendere, già visibile e pronto ad essere finalmente esperito, è il nuovo salto evolutivo della specie umana. Stiamo andando, infatti, abbastanza consapevolmente verso una nuova fase evoluzionistica, l’Homo 2.0: un Essere Umano “Oltre” (nell’accezione nietzscheana) strutturalmente modificato nella sua natura, perché integrato dalla tecnologia.  

Un gradino in più perché, se vale il nuovo motto Uno per uno e tutti per tutti”, non è dato alcun progresso individuale, solipsistico, ma solo inquadrabile in un ambito di condivisione e partecipazione collettiva. Ecco dunque che si fa strada con vigore una nuova ipotesi di coesione sociale, prefigurando i contorni di una benefica comunità globale.

Una comunità globale, per riprendere l’ultimo dei “10 comandamenti”  presentati nell’opera di Deiana, che raggiunga la Felicità – quella Sostenibile, mi permetto di aggiungere io.

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Nicola Antonucci

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