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Recessione e "progetto complessità": la risposta di Cipolletta
Innocenzo Cipolletta
Non sapevo di aver ragionato "a la Galileo". Ho fatto una previsione di quelle che possono essere le tendenze dell'economia. So bene che se gli attori economici si muovono possono generare risultati diversi da quelli attesi e questo è anche uno scopo di articoli come il mio: fare analisi che servano a prendere decisioni. Poi queste decisioni possono indurre a confermare le previsioni o a renderle non realizzabili: nel qual caso la previsione non si avvera, ma non per questo era sbagliata. Essa è servita proprio a far prendere le decisioni necessarie per cambiare il corso delle cose. La ringrazie e le invio i miei migliori saluti Innocenzo Cipolletta
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Ringraziando il Prof. Cipolletta per il Suo intervento e provo a continuare un dibattito che, alla fine, vorrei sintetizzare in un documento complessivo, come contributo allo sviluppo di questo nostro Paese. Oggi viviamo tutti noi in un groviglio di passato, passione per il futuro, fatica di liberarci del passato per costruire un futuro radicalmente nuovo. Io credo che un grande contributo possa venire da una riflessione sulle categorie mentali che usiamo. Credo che oggi prevalga una visione fatalista: accadono fenomeni che sono fuori dalla nostra portata e noi dobbiamo solo reagire nel modo giusto. Tutta l’economia (quella parlata, non quella agita), tutte le politiche economiche partono da questo fatalismo. Io credo che questo atteggiamento abbia origine dalla visione del mondo tipica della società industriale, come anche Ostellino riconosce, seppure con un linguaggio diverso. Parimenti credo che per adottare un atteggiamento più costruttivo (la recessione, ad esempio, è solo e soltanto colpa nostra) occorre riflettere sulla nuova visione del mondo che sta nascendo proprio da ogni angolo della scienza e che viene, sinteticamente rappresentato con il termine: complessità. In sintesi: la complessità come nuova cultura della futura classe dirigente.
Francesco Zanotti