Preferiti
EBEN Italia EBEN (European Business Ethics Network) è l'associazione italiana che si propone di promuovere e diffondere la cultura dell’etica e della responsabilità eco...
GRI - Global Reporting Initiative The Global Reporting Initiative’s (GRI) vision is that reporting on economic, environmental, and social performance by all organizations becomes as routine an...
DJSI (Dow Jones Sustainability Indexes) Principale indice di tracciamento delle performance finanziarie delle più importanti aziende quotate considerate socialmente responsabili nel mondo
CSR Europe CSR Europe is the leading European business network for corporate social responsibility with over 60 leading multinational corporations as members.
 

 
A fine testo il bottone per commentare e partecipare alla discussione

Quattro lettere di superficialità

Francesco Zanotti

Oggi, 16 aprile 2008, Il Sole 24 ore pubblica, in prima pagina, un articolo di Nouriel Roubini dal titolo: “Le quattro lettere misteriose della recessione americana”. Come il lettore avrà capito dal titolo di questo mio contributo, l’articolo non mi è piaciuto. Ecco non solo quello: mi sono anche molto preoccupato. Ed ho deciso di scrivere e proporre.

Roubini dice che vi sono 4 possibili andamenti dell’economia americana, descritti da quattro lettere: V,U,  W, L.

V: recessione breve (otto mesi) e poco incisiva

U: recessione lunga (dodici, diciotto mesi)

W: recessione con doppia caduta

L: periodo di prolungata stagnazione.

Per “andamento” dell’economia americana si intende, naturalmente, l’andamento dl PIL nel tempo.

Ma cosa c’è di così preoccupante? Lo spiego subito. Ma, prima, dichiaro la mia fonte di ispirazione: la metafora della complessità. Intendo con questa espressione un sistema di metafore e modelli che stanno affermandosi all’attenzione di tutti e che stanno rivoluzionando il nostro modo di guardare ai sistemi umani e di governarli. Di preoccupante c’è che si tratta di un discorso troppo banale che conduce ad un atteggiamento di fatale attesa delle scelte del destino. Le ragioni per cui esprimo un giudizio di banalità e rischio di passività sono sostanzialmente tre.

La prima  ragione è “tecnica”: da decenni si è scoperto che gli andamenti di variabili che descrivono sistemi umani, su tempi non brevissimi, non si sognano neanche di avere andamenti così semplificati, descrivibili con le curve che si studiano al liceo scientifico.

Quindi credo proprio che sia molto difficile che il PIL americano abbia questi andamenti nei prossimi anni. Non avrà neanche andamenti che somigliano a quelli indicati.

Credo che prima di scegliere quale è il modello adatto a descrivere l’andamento del PIL occorrerebbe avere in mente un bagaglio di modelli un momentino più sofisticato delle funzioni imparate al liceo. Che ne so: le equazioni differenziali non lineari, ad esempio …

La seconda ragione è “sistemica”: ma l’andamento del PIL non è un fenomeno cosmico, che possiamo solo guardare, che, se vogliamo, possiamo attribuire alla collera o alla benevolenza di Giove Pluvio. Il PIL è frutto di nostri comportamenti imprenditoriali, più ancora che delle politiche economiche. Basterebbe pensare ai “meccanismi” dell’autopoiesi per capire come si può cancellare la recessione rilanciando imprenditorialità. E pensare all’auto referenzialità per capire da dove la recessione ha origine: dal chiudersi in loro stesse di imprese e classi politiche.

Terza ragione “banale”: tutti ricordano un famoso discorso di Robert Kennedy, dagli accenti profetici, quando spiegava che l’America non è il suo PIL. Ma è storia, conoscenza, socialità. E’ il valorizzare la storia, creare conoscenza, mobilitare socialità che costruisce una società. E anche il suo PIL. E’ banale: Tutti sanno e sentono di essere molto più di quello che producono.

L’articolo mi ha molto preoccupato, ma, come dichiarato, non mi voglio e posso, fermare alla preoccupazione. E’ necessario tentare una proposta. Mi stacco dell’articolo che, come il lettore avrà capito, è utilizzato come ghiotto “casus belli”. Io credo che oggi viviamo veramente in una società complessa. E complesso non vuol dire “complicato”. Vuol dire altamente ed effervescentemente vitale. Il problema è che non abbiamo gli strumenti per comprendere questa complessità e, tanto meno, gli strumenti per gestirla.

Allora la soluzione sta nel proporre alla classe dirigente nuovi modelli e nuove metafore per leggere diversamente la realtà e nuove metodologie per gestirla. Occorre proporre nuovi modelli, metafore e metodologie per superare quella impotenza progettuale e realizzativa che ci impedisce di riformare il nostro paese. Che costringe la progettualità imprenditoriale lungo vie imitative. Occorre proporre nuovi modelli,metafore e metodologie per superare tutte le resistenze al cambiamento. E via dicendo.

Per riuscire a formulare questa proposta, stiamo progettando una giornata sulla complessità dove proporremo alla classe manageriale e professionale italiana quella visione complessiva di modelli e metafore della complessità che fino ad oggi non è stata disponibile. E proporremo le metodologie per utilizzare modelli e metafore per riuscire  a generare un nuovo sviluppo che ci piace definite etico ed estetico.



by csr last modified 16-04-2008 14:57
Document Actions
Commenti a questo Articolo

Contenuti allegati
Area Download
Articoli referenziati
Utenti referenziati

Altri Articoli della Sezione
La terra in rosso
Il Large Hadron Colider, più grande martello del mondo. Ovvero: quanto ci piace l’Apocalisse!
Alitalia, Fannie e Freddie e magari le auto. Ovvero: responsabilità sociale e strategia d’impresa
India, Giappone e la crisi
Tassi, leggi dell’economia e marziani
Eurobarometro ed esortazioni retoriche
Tutte le vacche del mondo in scarpe
Auto gestione: dipende da cosa si deve gestire!
Formazione, conoscenza e life long education: le opinioni dei formatori delle principali imprese italiane
Io sì che saprei come fare
Quattro lettere di superficialità
Recessione e “scienze della complessità”: sintesi del dibattito pubblicato
Lettera aperta ai Contributori del Rapporto “Responsabilità Sociale” (Il Sole 24 Ore - 25 marzo 2008)
Riflettendo sul Rapporto LUISS 2008 sulla classe dirigente: serve una nuova cultura per qualunque classe dirigente
Sicurezza: innovazione o conflitto? Una nuova proposta dalle scienze della complessità
Recessione e mercati finanziari
Recessione e "progetto complessità": la risposta di Cipolletta
L’economia della quantità non assicura felicità
Recessione e "progetto complessità": un commento autorevole
Recessione e “Progetto complessità”
Leggere e aggiornarsi? Non serve più
Fuori onda o fuori etica?
Inseguiamo soluzioni impossibili
Sorgente Aperta, il progetto di ricerca
Se le materie prime non bastano?
Spazzatura, governabilità e complessità
Principi generali per una politica innovativa di Stakeholder engagement
Religione e scienza: forse non è così che stanno le cose
Peggiorerà la qualità del credito, frenerà lo sviluppo
Egoista? No, poliarca “puro”
L’Italia crescerà meno del previsto. Lettera aperta a Dario Di Vico, Andrea Guerra e a tutti noi
Il referendum con grande serenità
La nostra responsabilità sociale nel 2008
Community management e Web 2.0: libri e convegni.
E dopo il Censis …
Le Considerazioni generali del 41° Rapporto Censis: una profezia da realizzare
La crisi finanziaria prossima ventura 2
Una svolta, ma “vecchia” di più di vent’anni
Nuove frontiere della scienza, alta finanza e cittadinanza.
Class Action, nomine Telecom: incertezze e bufere.
Capitalismo 3.0: il corniciaio e la Gioconda
La camera dei lord: ovvero l’autoreferenzialità questa sconosciuta
Ci vogliamo dimenticare della produttività o no???
Trenta Euro di sviluppo
Prima contrapposizione: responsabilità nei confronti degli azionisti o dell’occupazione?
Aspen Institute, socialità e business school di provincia
Swap, responsabilità sociale e valore per gli azionisti
CSR: da un compromesso al ribasso ad una nuova Governance dello sviluppo
Otto nuove banche all’anno: ma davvero è un brutto segnale?
Marchionne, la responsabilità sociale e oltre.
La crisi finanziaria prossima ventura
Consulenti alla sbarra
Lo strappo della FIOM e l’imprenditorialità di popolo
Dialoghi e progettualità sociale
Ricominciando: i nostri progetti e gli obiettivi.
Arrivederci con una promessa.
Alitalia: una storia di irresponsabilità sociale diffusa.
Un engagement efficace ed efficiente degli stakeholders tradizionali, spontanei e locali
I convegni sulla Csr: ritrovo tra i soliti noti.
Troppi estremisti non permettono di decidere?
Vendita Telecom e responsabilità sociale: il nostro rapporto di analisi.
La FIOM non vuole la Borsa?
Lezioni da Danone, Sony e Reale Mutua