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Capitalia, Unicredit, BCC, media e sviluppo

Aleph V°

Per chi non mi conosce, mi presento. Sono il fantalico del 2332. Il mio tempo, cioè il vostro futuro, vive una situazione economica e sociale drammatica. Essa è frutto delle scelte da voi fatte, soprattutto direi da quelle non fatte. E’ frutto del fatto che la vostra epoca, nostro malgrado, non è stata in grado di vincere la sfida dello sviluppo! Allora mi è stato concesso di aiutarvi perché l’umanità imbocchi una strada diversa da quella che  cambiare il mio presente. In concreto mi è stato concesso di “rivelarvi” gli errori fatti e, soprattutto, le opportunità che avete perso. Poi toccherà a voi farne frutto.

 

Oggi vi racconto il ruolo “conservatore” che hanno avuto i media. E vi esorto a far sì che abbiano, invece, un ruolo propositivo.

Se prendete in mano il Sole 24 Ore del 18 maggio 2007 leggete in prima pagina, a caratteri cubitali: "Superbanca, giochi fatti". Il titolo (e l’articolo seguente) si riferisce alle “nozze” tra Capitalia e Unicredit.

Il Sole 24 Ore ha considerato prioritario informare i lettori su questa notizia. E, naturalmente, ne ha completamente trascurata un’altra.

In quegli stessi giorni una Banca di Credito Cooperativo stava (uso il passato perché questa vicenda per me appartiene al lontano passato) negoziando l’acquisizione e l’adozione di una nuova metodologia di valutazione delle imprese che aveva tre caratteristiche “rivoluzionarie”. La prima era che permetteva di prevedere quale sarebbe stato il futuro di una impresa se avesse continuato a usare le strategie che oggi sta usando. La seconda era che permetteva all’impresa ed alla banca, insieme, di progettare nuove strategie nel caso in cui le strategie attuali non promettessero un futuro di… “valore”. La terza era che questa metodologia si completava con un sistema di servizi che avrebbe potuto supportare l’impresa nel realizzare le nuove strategie “scoperte” insieme alla banca. E far sì che la banca fornisse non solo con tranquillità, ma anche con entusiasmo, le risorse finanziarie all’impresa per realizzare le nuove strategie.

Davvero una metodologia ed un sistema di servizi rivoluzionari perché erano lo strumento che permetteva di concretizzare il “sogno” di un patto per lo sviluppo tra banca ed impresa.

Come è finita la storia? Non vi posso rivelare tutto!

Vi posso dire che la Banca di Credito Cooperativo in questione ha avuto un successo clamoroso. E’ riuscita ad avviare un cambiamento radicale nel rapporto banca-impresa che nessuna grande banca era riuscita a fare. La BCC in questione e il territorio in cui operava ne hanno avuto un incredibile vantaggio in termini di sviluppo.

Ma questo successo sarebbe stato socialmente molto più significativo se i media avessero invitato tutti a guardarlo, a seguirne le vicende, anche ad imitarlo. Se ne avessero riportato la storia in prima pagina!

Invece i media hanno preferito seguire una operazione sostanzialmente di consolidamento del vecchio modo di fare banca. Dove una nuova alleanza per lo sviluppo tra banca ed impresa rimaneva nelle dichiarazioni. E per causa di forza maggiore: la mancanza di strumenti per realizzarla.

Ai vostri giorni avevate iniziato a usare il criterio della responsabilità sociale. Riformulando in modo leggermente diverso questo criterio vi pongo una domanda. Ma tra Unicredit e Capitalia che consolidano il passato, i media che osannano alla conservazione ed una BCC che, invece, investe nello sviluppo suo e del territorio che serve, chi manifesta una maggiore responsabilità nei confronti dell’urgenza sociale di costruire un nuovo sviluppo?



by csr last modified 18-05-2007 19:12
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