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complessità , teoria delle reti, networking e collaborazione
CHI NON SALTA SUPERATO È!
Carlo Mazzucchelli
WEB 3.0 IS COMING?( Un articolo pubblicato sulla rivista Computer Business Review del mese di Giugno 2007) Mentre si afferma il WEB 2.0 già si parla di WEB 3.0. Realtà in arrivo o ennesimo non-sense marketing? Qualcosa di nuovo o semplice denominazione del Web Semantico? A quando il WEB 99.0?
Punto di partenza di questa riflessione è la rapidità con cui il nuovo paradigma WEB 2.0 si è affermato spiazzando professori universitari ed esperti di marketing ma soprattutto rendendo non più adeguati idee, progetti e piani economici che avevano interessato per anni migliaia di persone e di aziende con investimenti considerevoli in tempo e risorse. Il riferimento è al web semantico e al lavoro fatto negli ultimi dieci anni con l’obiettivo di creare una nuova generazione della rete basata sulle ontologie e su web services finalizzati a far aumentare contenuti, fruibilità e accessibilità. Nelle intenzioni di Tim Berners-Lee, il Web 2.0 avrebbe dovuto essere il Web semantico da lui proposto e propugnato. Nella realtà il Web 2.0 di cui tutti ci siamo trovati a conversare è diventato un’altra cosa. Gli obiettivi raggiunti sono simili ma la logica utilizzata è diversa. Il web semantico prevedeva un approccio più industriale con fondi e risorse disponibili in grande quantità e con pratiche, modelli e metodologie diffuse e strutturate. Il Web 2.0 affermatosi è nato invece dal basso e dal comportamento delle persone, ha visto la nascita di strumenti quali il blog, il wiki, il social tagging e la folksonomy, strumenti che hanno permesso la proliferazione esponenziale di contenuti e la loro distribuzione e condivisione tra un numero sempre maggiore di utenti della rete. Il Web 2.0
Ma mentre il paradigma, ancora molto nebuloso, faticava ad affermarsi per quello che effettivamente significava ( interazione, social networking, condivisione) e mentre gli utenti della parte abitata della rete sono ancora alla ricerca degli effettivi benefici che da esso derivano, è cominciata la discussione sulla nuova versione 3.0, sulle sue applicazioni, tecnologie e imprese pionieristiche ( Joost, Radar Networks, Aepheira, Freebase, WebEx, NetSuite, Jamcracker, Rearden Commerce ecc.). Ciò ha finito per aggiungere confusione a confusione. Gli stessi esperti, che si ritrovano a parlarne durante molte occasioni di discussione quali il Cisco’s Market Research Fair o i vari summit Web 2.0, sono confusi. Una confusione che spesso nasce dal significato che la pubblicistica ha assegnato al termine Web 2.0. Dal punto di vista dell’immaginario collettivo e del consumatore infatti l’impatto del WEB 2.0 è sicuramente stato positivo. Non a caso la rivista Time ha dedicato la sua prima pagina alla persona dell’anno identificata come ‘You’ inteso come persona che partecipa e collabora in rete. Ma la nebbia non si è per nulla diradata e le aziende non sono ancora riuscite a comprendere con chiarezza vantaggi e benefici che deriverebbero dal ricorrere ad applicazioni WEB 2.0. Il successo di pubblico e di critica del WEB 2.0 non deve quindi ingannare. Non è un caso che sono numerosi i necrologi che circolano sulla rete e che in molti si sono alzati per raccontare che gli ultimi eventi sul tema, il Web 2.0 Expo tenutosi al Moscone Center di San Francisco in Aprile 2007 e il Web 2.0 Summit dell’ottobre 2006, hanno suscitato molti sbadigli più che reale interesse. E non solo tra gli addetti ai lavori. In molti hanno sottolineato la mancanza di novità ma anche di quei momenti di entusiasmo tipici delle rivoluzioni incombenti. Queste posizioni sono emerse nella blogosfera e hanno evidenziato come gli eventi fossero diventati più mediatici e orientati al business e meno focalizzati sull’innovazione tecnologica. Web 3.0 e Web semantico
Ciò che ha spostato l’attenzione dei media è stato un articolo di John Markoff sul New York Times. In questo articolo l’autore ha definito il concetto di Web 3.0 ( apparso, secondo Wikipedia, per la prima volta nel 2006 in un articolo di Jeffrey Zeldman) come un semplice re-branding del web semantico. Per Markoff è l’affermarsi del web semantico che darà origine ad una nuova rivoluzione Internet “ fornendo le basi per sistemi e applicazioni in grado di pensare come esseri umani…..perché mentre oggi il Web può essere descritto come un Lego con tutti i suoi elementi differenti che sono capaci di interconnetersi tra di loro. ….il Web 3.0 sarà caratterizzato da macchine in grado di compiere azioni intelligenti.” Del Web 2.0 rimarrà la spinta forte alla fuga da antiquati e lenti cicli di aggiornamento sulla rete e alla ricerca di nuove generazioni di software e di Web. La fase di test in cui si trova il Web 3.0 non ne riduce la validità ed anzi ne amplifica attesa e aspettative. Il suo essere Web semantico lo rende uno strumento rivoluzionario in grado di scavare in profondità nei significati dei contenuti e delle parole e di usare nuovo software per scoprire in rete le associazioni e le relazioni che intercorrono tra ogni bit di informazione.
Quanto però ci sia ad oggi di Web 3.0 nelle prime applicazioni che stanno aprendosi la strada sulla rete è tutto da verificare. Non a caso alcuni critici suggeriscono di adottare la nomenclatura Web 2.1 e successivi perché i prototipi odierni dimostrano come una Internet intelligente e semantica sia ancora molto lontana. Mancano inoltre strumenti per i non-programmatori e molte applicazioni, proprio perché incentrate sulla intelligenza artificiale, sono di difficile comprensione e utilizzo da parte degli utenti. La visione più interessante della comunità del web semantico che potrebbe prendere corpo prevede la navigazione tra i contenuti con agenti tecnologici intelligenti in grado di prendere decisioni e di risolvere problemi in modo autonomo. L’idea è di collegare tra loro applicazioni complesse e dati fino ad ora irraggiungibili sulla rete, utilizzando nuovi strumenti, in grado di fare ricerche più efficienti sulle banche dati della rete, per aiutare le persone a scegliere le loro vacanze o a districarsi agevolmente nelle complicazioni tipiche degli ambienti finanziari. Per arrivare a questi risultati ci vorranno ancora degli anni, ma è fuor di dubbio che applicazioni e tecnologie precorritrici sono già disoponibili oggi. La promessa più interessante del Web 3.0 è il rilascio di nuove applicazioni per le aziende che vedranno la convergenza tecnologica e architetturale verso soluzioni on-demand. Queste nuove applicazioni non potranno essere prese sotto gamba dai direttori dei sistemi informativi perché a tendere potrebbero cambiare radicalmente le loro organizzazioni, i loro percorsi professionali e di carriera. Ma quanto si conosce finora sta solo creando numerose preoccupazioni relativamente a sicurezza, difesa dallo spamming, validità dei modelli di business per guadagnare o almeno risparmiare sui costi, ecc. Finora infatti non ci sono molte soluzioni disponibili e risposte certe. Possiamo però scommettere che, se nell’anno in corso il WEB 3.0 si affermasse come nuovo argomento di discussione in rete, ben presto ci troveremo a discutere di cosa sia il Web 4.0, ….il Web 99 e la discussione potrebbe non terminare qui perché la rete è conversazione. E la conversazione per alimentarsi ha bisogno di argomenti sempre nuovi……
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Partecipando ad uno dei molti convegni che proliferano sul Web 2.0, vi può capitare ancora oggi di ascoltare professori universitari ammettere candidamente la loro ignoranza su alcuni dei fenomeni che stanno caratterizzando la Internet attuale. Nulla di strano se si considerano i risultati di una indagine di fine 2006 che ha coinvolto i responsabili marketing di 200 aziende e che ha evidenziato come ben il 79% degli intervistati non conoscesse cosa è il
Il Web 2.0 è stato definito in mille modi diversi: social networking, applicazioni web-based, web come piattaforma (la definizione di Tim O’Reilly), web come piattaforma collaborativa per comunità online e applicazioni guidate dall’utente. Da un punto di vista tecnologico il Web 2.0 si è presentato con caratteristiche costanti: tecnologie open source come PHP, Ruby on Rail ecc. per il back end, standard web quali CSS per il layout, XML per i dati, XHTML per la marcatura, Javacsript e DOM per la logica applicativa per i front end. Google, Flickr, MySpace, YouTube sono alcune delle realtà che, con successo, hanno abitato il Web 2.0 .
La confusione e l’incertezza aumentano anche perché le crescenti conversazioni in rete sul Web 3.0 non chiariscono quali vantaggi, benefici e funzionalità la nuova generazione del Web dovrebbe introdurre anche se nel frattempo l’attenzione della Silicon Valley e dei venture capitalist si è già spostata sulla nuova generazione del Web
Il Web semantico potrebbe trasformare il web in una guida ragionata utile per trovare non solo le informazioni che servono ma anche per scoprire i percorsi necessari a raggiungerle e le interrelazioni esistenti tra di esse. Se ciò si avverasse, il vantaggio per gli utenti potrebbe essere enorme e non a caso molti operatori come Google ci stanno scommettondo con ingenti investimenti preparandosi a sfruttare al meglio le nuove tecnologie ( Opine) per facilitare all’utente finale la generazione di contenuti personalizzati attraverso, ad esempio, l’aggregazione di recensioni, suggerimenti e consigli per prodotti specifici pubblicati sulla rete da altri utenti. L’essere semantico permetterà al Web di creare e interpretare correttamente nuove categorizzazioni di parole, di associare concetti tra loro simili, e di rispondere in tempi rapidi con risposte precise e immediate a chi cerca ad esempio un pacchetto vacanza di basso costo. Una ricerca che oggi, anche con il Web 2.0, richiederebbe molto tempo, molta pazienza e perseveranza.
Nuovi motori di ricerca Web 3.0 renderanno obsoleti quelli attuali e allo stesso tempo permetteranno a chi naviga la rete di trovare informazioni personali che ci riguardano e che vorremmo invece vedere protette dalla privacy. I responsabili marketing disporranno di nuovi e più potenti strumenti di ricerca sui target di mercato, di analsi dei comportamenti e dei bisogni ma anche di manipolazione. Con il Web 3.0, secondo l’inventore del web semantico Tim Berners-Lee, sarà possibile pubblicare come oggi contenuti testuali, pagine html, file, immagini ecc. ma anche informazioni e metadati. Tutti i formati saranno più adeguati all’interrogazione, all’interpretazione e all’elaborazione automatizzata. Il WEB 3.0 porterà alla trasformazione del web in un gigantesco database con i contenuti accessibili anche da applicazioni non browser-based, vedrà l’utilizzo di tecnologie di intelligenza artificiale e di web semantico, collaborazioni e interazioni in tridimensionale (un Second Life evoluto). Già oggi alcuni protagonisti della Silicon Valley come Daniel Hills con Metaweb Technologies e Paul Allen con Radar Networks stanno portando avanti interessanti progetti di ricerca sull’intelligenza artificiale che permetteranno la creazione di infrastrutture innovative per il web, a nuove soluzioni per la ricerca, la promozione e la distribuzione di contenuti e per il commercio elettronico.