Amici in Complexlab:
 

 
CHI SIAMO STRUMENTI PROGETTI
Società: Emi Srl
Città: Milano
Alberto Claudio Tremolada

Ruolo aziendale: Marketing & Sales Manager
Email: info@tremol.com
Telefono: 02
Cellulare: 335
Skype: atremol Call me!
Sito web personale: http://www.tremol.com
Come ho scoperto ComplexLab:
Tramite conoscenti comuni dei fondatori
Altri progetti cui partecipo:
Insalute network per il benessere e salute
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Alberto Claudio Tremolada
Il mio profilo:
Summary Strategic, operating manager areas marketing and sales domestic market and foreign Specialties: Direction Leadership Management team Project management Relationships with stakeholders Social network Expertise in areas buyer, csr, marketing, organization, quality, production, planning, sales, web Experience Marketing & Sales Manager - Emi (Mechanical or Industrial Engineering industry) May 2007 – Present ( 8 months) Sales Manager - Fam (Mechanical or Industrial Engineering industry) July 1993 – April 2007 (13 years 10 months) Ceo - Tecnologies Group (Mechanical or Industrial Engineering industry) 2001 – 2003 (2 years) Sales Manager - Pressitalia (Mechanical or Industrial ...
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Il treno dell'innovazione ed il nanismo del sistema complesso parte 2

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Pseudo esperti hanno scoperto l'acqua calda affermando: i dati quantitativi ( alla faccia di buona parte delle scuole di pensiero ) non danno un quadro complessivo reale della società. Siamo di fronte alla solita moda che nasce sull'onda del ricercare responsabilità esogene al declinare del sistema. E' anni che affermo l'inutilità di molte teorie, sistemi e metodologie versus l'impossibilità di governare la complessità ed il caos senza esserne i first mover. Se in una società, la dimensione non conta, una sinapsi ( alias persona facente parte l'organizzazione ) salta ( per esempio il centralinista che risponde male ad un Cliente ) per effetto domino il cervello cortocircuita. Siamo come la rana immersa in acqua fredda e lentamente scaldata. Confrontandomi al momento con partner esteri ( Cinesi e Polacchi a cui mi sono dovuto rivolgere ) mi accorgo quanto la teoria del caos sia vera e quella della farfalla sarà problematica per stakeholders nazionali. Chiusi nel loro giardinetto terrazzato rischiano di declinare in tutti i sensi. E francamente non me ne frega niente di essere considerato un visionario; di solito i driver di valutazione per capire chi ho di fronte sono: Lei chi è? In quale settore opera? La dimensione della sua Azienda? Capisco subito di avere davanti il vecchietto che coltiva l'orticello, manco fosse omologante per parlare il censo - il titolo - la posizione e quant'altro non i contenuti. Ovviamente l'immagine ( l'involucro del contenuto ) viene prima di tutto nei sistemi frammentati generatori di costi sociali spaventosi. La fotografia ( immagine statica di un mondo in movimento ) non sfocata della realtà vissuta quotidianamente da molti, che si rendono conto che siamo una nave senza capitano e molti mozzi che lo vogliono diventare. In questo caso la strada per governare la micro-complessità ed il caos è diventare esploratore in terra straniera.

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Complessità nelle collaborazioni sinergiche.

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L'incapacità di stabilire collaborazioni sinergiche è proporzionale alla dimensione dell'organizzazione. Tanto più piccola è, tanto è maggiore la complessità nell'instaurarle. La "Teoria del giardinetto o orticello" ha radici profonde che risalgono alla cultura dei nostri padri ( un paese, un dialetto ), nella diffidenza del nuovo costituito dal "furest" ( forestiero ). Grave sintomo del declino costante di un sistema incapace anche solo di condividere risorse funzionali ( nelle vendite per esempio ). Incapacità che si coniuga con nanismo dovuta alla totale inadeguatezza delle persone a ricoprire incarichi chiave ( legge di Peter ) all'interno dell'organismo chiamato Azienda. Ogni tentativo di riportare in rotta il sistema si scontra con gli interessi delle persone che tendono a massimizzare con il minimo sforzo e spreco di risorse ( principio economico ). Se da una parte è lodevole, dall'altra in scarsità si è obbligati a trade-off con ricadute sociali difficilmente quantificabili. La complessità è nella parcellizzazione del sistema. Non credo ci siano le basi solide ( visione, missione e obiettivi condivisi/condivisibili ) per poter costruire qualcosa che non duri il periodo della chiusura di un progetto. Mi domando spesso ( non definendomi tale, ma suggeritore/maschera dell'attore principale o manovale della conoscenza ) come sia possibile nel secondo millennio l'esistenza di così tanti consulenti singoli tesi solo a questuare consulenze e docenze ( sono di solito quelli che allungano per primi il biglietto da visita e recitano la formula magica; i novelli Da Vinci peccato che la storia la scrive qualcun altro ). Ma possibile che non abbiano ancora capito ( oppure fanno come le tre scimmiette ) che da soli non si và molto lontano. Oppure è omologante la mia teoria: " Chi sà di non valere ha paura a condividere; chi invece è conscio del suo valore raccoglie viaggiatori sul suo carro" La provocazione è: Siete pronti membri di Complexlab all'incontro per condividere sogni e mettere sul tavolo il Vostro ego più profondo. Oppure sarà come solito il silenzio profondo che è come il grido in una valle di lacrime?.

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Il nanismo del sistema economico italiano

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Più un nano tenta di ergersi meno sarà visibile nella folle corsa suicida dell'elevare la competizione. In economia vince non il più forte ma chi meglio si adatta ai cambiamenti. Il cervello del sistema economico ha le sinapsi in cortocircuito, che come fili al vento vengono sballottati dal vento globalizzante del caos. E più vengono sballottati, più si chiudono a riccio. I sistemi e metodologie di supporto al cambiamento incrementale, sistemico e radicale ci sono, ma la giustificazione al non usarli da parte di molti al sapore antropologico del territorio da difendere.

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Il treno dell'innovazione ed il nanismo del sistema complesso

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Il treno dell'innovazione non è ancora perso. Eliminare gli stereotipi, essere più aperti a idee, novità e sorprese, strutturare aiuti economici davvero efficaci. Può essere questa la giusta ricetta per non perdere alcun treno. (Alfonso Fuggetta) 09/06/2006 Al di là delle diverse interpretazioni che si possono dare del momento oggettivamente non facile della nostra economia, è indubbio che si pone un problema articolato e complesso di posizionamento del nostro paese nello scenario competitivo mondiale. Non è possibile illuderci che i nostri problemi siano transitori e legati solo all’alto costo del lavoro o del petrolio. È difficile immaginare che il prezzo del greggio possa scendere in modo significativo, anzi c’è da augurarsi che non salga ancora troppo. Allo stesso modo, se vuole mantenere il tenore di vita tipico di una società occidentale, è evidente che il nostro paese non potrà mai competere a livello internazionale contando su un costo del lavoro più basso. La realtà è che il mondo è cambiato. Non è possibile continuare a produrre cose vecchie; dobbiamo fare cose nuove. È sul terreno della crescita e dello sviluppo che si verificherà la capacità del nuovo Governo di imprimere una svolta reale al paese. A partire dalla eliminazione di alcuni stereotipi che ci portiamo dietro da anni. Tratto da www.lavoce.info, di Alfonso Fuggetta Aggiungerei l'incapacità e la preclusione a voler fare sistema networistico sinergico alias: Stai nel tuo giardinetto che io resto nel mio, classico di un sistema economico frammentato, un vantaggio competitivo in passato una debolezza nel mondo globalizzato In Economia sopravvive chi si adatta meglio, non il più forte, ma conta la massa flessibile che si ottiene aggregando agenti del mercato. "La battaglia si vince prima di combatterla" ( Sun Tzu ). Mi comincio a chiedere se non sia dovuto anche al cervello da canarino ( Wind ) di chi vede una minaccia dove invece ci sono opportunità. Domande: Quante sono le società, partnership, sinergie aggreganti gli advisor e i professional in Italia di dimensioni medio/grandi versus l'Estero? Come mai l'attuale situazione in Italia versus l'Estero? E' figlia di una certa cultura/mentalità/dimensione proprie del nostro Paese? Per quali motivazioni oggettive è così difficile le aggregazioni sinergiche in Italia? Attendo Vostre, spero non il solito silenzio omologante di quanto sopra. Saluti. Alberto Claudio Tremolada

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